Rai Uno, intervista a Lino Guanciale: Enrico Vinci di Non dirlo al mio capo

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Rai Uno, intervista a Lino Guanciale: Enrico Vinci di Non dirlo al mio capo

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Abbiamo imparato a conoscerlo con le grandi fiction di Rai Uno: nel 2011 con  “Il segreto dell’acqua” e poi con “Una grande famiglia”. Da allora in poi, il volto di Lino Guanciale è diventato familiare per il pubblico tv, che si è affezionato al Livio di “Che Dio ci aiuti” con Elena Sofia Ricci (Suor Angela) e si è incuriosito con Guido di “La dama velata”. Oggi le fans lo ritrovano protagonista con Vanessa Incontrada di “Non dirlo al mio capo” in un ruolo più brillante del solito. Ma l’attore abruzzese, che è diplomato all’Accademia d’Arte drammatica, prima del grande successo sul piccolo schermo, ha coltivato la sua grande passione: il teatro. E per il futuro ha tanti altri progetti.

Quando ha deciso di voler fare l’attore? Sacro fuoco o casualità?

«Un mix delle due cose… la decisione l’ho presa dopo la maturità, dopo aver fatto un laboratorio teatrale a scuola. Fino a 19 anni non credevo di intraprendere una strada simile. È bastato stare in palcoscenico una volta, per convincermi».

Ha lavorato con i maestri italiani del teatro e del cinema: da Gigi Proietti a Michele Placido a Luca Ronconi, da Renato De Maria ai Fratelli Taviani. Qual è fino ad oggi l’incontro che ha maggiormente influenzato le sue scelte professionali?

«Quello con Ronconi è stato probabilmente quello più importante: lui è stato il grande innovatore del nostro teatro nel secondo dopoguerra. Ma ancor più dell’incontro con Ronconi per me hanno contato l’incontro e la collaborazione con Claudio Longhi, vero fratello e compagno di strada».

Ruoli drammatici o brillanti con un filo di cinismo… c’è qualche aspetto del suo carattere che ancora non ha avuto modo di proporre al pubblico? Vedremo mai un Guanciale comico, per esempio? O forse sarà ieratico, come si è detto tempo fa, come erede di Terence Hill in abito talare?

«Non prenderò mai il posto di Terence Hill in Don Matteo. Su questa ipotesi mi sono confrontato a lungo coi responsabili produttivi che avevano tirato fuori l’idea, ma nel mio futuro non c’è un abito talare, al momento!».

Sarà contento il pubblico femminile, molto numeroso… Il grande successo è arrivato con “Che Dio ci aiuti” e la travolgente Elena Sofia Ricci. Qual è il suo rapporto con l’attrice fiorentina?

«È la mia sorella maggiore. Sono stato, fra l’altro, uno degli ultimi allievi del suo padre putativo, Pino Passalacqua, mio maestro in Accademia. Siamo molto legati, Elena ed io».

La sua è una formazione professionale articolata, tra teatro, cinema e tv, coronata da un grande successo. Qual è il suo sogno (artistico) nel cassetto?

«La costruzione di un grande polo pedagogico in cui trovino spazio educatori, psicologi e artisti, per aiutare soprattutto i giovanissimi a conoscere meglio se stessi e la realtà che li circonda, attraverso gli strumenti offerti dal teatro e dalle altre arti con vocazione sociale».

Progetti per fine 2016?

«Tanto teatro, sia da solo, al teatro Argentina di Roma in ottobre, che con la compagnia di cui faccio parte, “Carissimi Padri”, alla “Pergola” di Firenze nella primavera del 2017».

Abbiamo visto una foto di scena con Francesca Chillemi-Azzurra vestita da sposa. È un tranello?

«E chi può dirlo… Guardare la serie per credere!».

Angela De Vito

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