Roma, la Raggi e quel “piccolo” problema della mobilità

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Roma, la Raggi e quel “piccolo” problema della mobilità

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Abbiamo sempre sostenuto che contrariamente a quanto comunemente ritenuto, la candidata al Campidoglio Virginia Raggi non solo  è consigliata, ma supportata da un team di professionisti competenti che sono al lavoro ormai da  mesi. Sfatata la leggenda che Virginia sia solo eteropilotata dagli eredi di Casaleggio, resta il fatto che lei ci mette sempre qualcosa di suo per sorprendere gli elettori. Ad esempio sulle municipalizzate che dovranno a suo avviso restare rigorosamente pubbliche, Atac compresa, e la sua fissa di mandare tutti in bicicletta che fu già nefasta per Ignazio Marino. Ma ci sono dei momenti in cui la giovane, ricca di fantasia e consigliata, guardi al futuro apparentemente coprendosi di ridicolo sui social network. Succede infatti che onde decongestionare il traffico impazzito di questa Capitale, Virginia proponga una funivia sui generis tra Casalotti e Battistini con l’obiettivo di accorciare i tempi di percorrenza e facilitare la vita ai romani. Il Messaggero riporta una sua esternazione dal seguente tenore «un professore universitario ha studiato un sistema di funivia adatto alla pianura per portare i cittadini dall’estrema periferia alla fermata della metropolitana Battistini. Si tratterebbe – prosegue la Raggi – di porre semplicemente i piloni della funivia e di calibrare il numero di cabine a seconda dell’affollamento di passeggeri nelle varie fasce orarie. I costi di una funivia sono un decimo di quelli di un tram, basterebbero 18-24 mesi per costruirla e inquina come un solo autobus di quelli vecchi». Che sotto il profilo dell’inquinamento potrebbe anche essere vero, ma forse due anni di installazione di piloni e strutture connesse potrebbero creare più casino di quello che già congestiona l’area. Eppure la proposta della Raggi, sbeffeggiata sulla rete, non è poi così peregrina perché a New York funziona da tempo un “tram aereo” per collegare Manhattan a Roosevelt Island. A Rio de Janeiro una filovia consente agli abitanti della favela di Alemào di raggiungere la città con una linea aerea di 3,5 km con sei fermate in 16 minuti. A Medellin, in Colombia, le “linee aeree” sono tre e uniscono la città a quartieri sulle colline circostanti, ma una collega l’area urbana a un parco. Poi c’è la  “cable car” di Londra utilizzata durante le Olimpiadi 2012 con cabine che volano sopra il Tamigi per un chilometro. Analoghe esperienze riguardano altre città europee ma progetti seri esistono anche in Italia. Ad esempio quello del Comune di Segrate ad esempio, confinante con Milano, che ha presentato lo studio per una “linea di trasporto pubblico che, attraverso il bacino dell’Idroscalo, connetterebbe l’aeroporto di Linate con una nuova area di impianti sportivi e servizi per circa 4 km. Tempo fa Il Fatto Quotidiano riportava il parere dell’esperto canadese Steven Dale che intervenendo al congresso Citytech tenutosi un paio di anni fa a Milano, affermava che le funivie sono sicure, costano meno degli altri trasporti pubblici, possono arrivare a muovere 6mila persone all’ora per direzione e non sono neppure lente come potrebbe sembrare. Che poi a Roma nulla di innovativo possa realizzarsi perché mancano i soldi, i progetti e le teste pensanti, questo è un altro par de maniche.
Giuliano Longo

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