Rai Uno, Colors di Amadeus: un quiz daltonico

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Rai Uno, Colors di Amadeus: un quiz daltonico

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Abbiamo appena finito di vederlo in diretta proprio per cogliere la sensazione nell’immediato e per evitare di farsi influenzare dai commenti su Twitter, Facebook e quant’altro ci sia in rete. Stiamo parlando di Colors: il gioco dell’amore. La prima sensazione è quella che conta e purtroppo ci troviamo davanti a qualcosa che sa di già assaporato per giunta negli anni 90. Se non fosse per lo schermo di ultima generazione e per l’alta definizione dell’immagine potresti avere il dubbio di guardare un pezzo di Techetechetè dedicato ai quiz.

Una musichetta di sottofondo che sarà di sicuro di proprietà Raicom, così almeno i diritti Siae rimangono in famiglia, per un gioco il cui fulcro è accumulare “colori” ovvero aggiudicarsi le manche basate sull’indovinare una parola, o completare un proverbio o individuare una canzone da una frase. I concorrenti sono delle coppie quindi con un grado di affiatamento in teoria elevato ma che può nascondere dei gustosi siparietti ed è infatti su quelli che si spera di far leva: scelti fra l’italico medio con un altro grado di stereotipazione i casting sono stati eseguiti tenendo conto della capacità di risolvere giochi logici e di parole, della capacità comunicativa complessiva della coppia, dell’affiatamento dimostrato, della qualità “telegenica” e delle particolarità e le curiosità del vissuto specifico della coppia in quanto tale e dei singoli componenti come recita il “bando di selezione” della Rai.

L’atmosfera in studio prova ad essere allegra e spensierata ma il risultato è come quello dei funerali con le prefiche, posticcio. Il nuovo corso della Rai voluta dal “Grande Fuffo” Antonio Campo Dall’Orto e dal suo minime “Fabiano il giovane” è ormai chiaro: con la scusa di togliere la cronaca nera dalla fascia pomeridiana disegna un pomeriggio degno dei migliori “paradisi artificiali”.

Dopo un’ora di “Colors” comincia infatti “Verdetto finale, Torto o ragione?” ovvero un’altra ora di vuoto pneumatico volto solo a far scorrere il tempo. Unica nota positiva del quiz condotto da Amadeus è che almeno è un tentativo prodotto internamente alla Rai: può sembrare una magra consolazione ma sapere che per un programma piatto e “incolore” (abbiamo resistito fino ad ora ma il gioco di parole è affiorato sulle labbra dopo il primo minuto di trasmissione) non si debba foraggiare una grande casa di produzione magari con un contratto blindato di 100 puntate non è cosa da poco di questi tempi.

Resta desolante la programmazione pomeridiana offerta da una Rai che non riesce a contrastare la concorrenza con un’idea di servizio pubblico (l’anteprima di Vita in diretta poteva comunque essere focalizzata verso quella direzione ma non si è provato a percorrere quella strada) e nemmeno con una di intrattenimento e che propone un quiz alle 14, uno alle 19 e, se “Rischiatutto” dovesse rimanere su Rai1, anche uno alle 21.

Ma questa passione per i giochi a premi televisivi non sarà forse dovuta al fatto che abbiamo un presidente del consiglio che è stato concorrente de “La ruota della fortuna”? Delle due l’una: o stiamo assistendo alla più incredibile forma di piaggeria mai concepita o guardiamo quello che ci meritiamo…Allegriaaaaa

Bob

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