Roma, lo schiaffo di Silvio a Matteo Salvini

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Roma, lo schiaffo di Silvio a Matteo Salvini

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Allora è fatta, Berlusconi scioglie gli indugi  e punta sull’ing. Alfio Marchini  mollando l’ex direttore della Protezione civile Guido Bertolaso che comunque negli  ultimi giorni si era reso disponibile ad un ticket con l’imprenditore romano a cui, dice, lo legano affinità elettive. Un futuro da city manager, il suo, anche se vincesse Giachetti?  Chissà, in fondo si conoscono sin dai tempi di Rutelli e del Giubileo e poi la moglie di Guido quasi quasi votava per Giachetti…

LO SCHIAFFONE A MATTEO

L’ex Cavaliere nel frattempo tira uno schiaffone sul volto mai rasato di Matteo Salvini che inizialmente era pure d’accordo su Alfio, per poi convergere su Guido. Sino a quando, tradimento (tradimento!) ha deciso di ripescare  Giorgia Meloni, mamma d’Italia. Lei Alfio non ce lo voleva proprio (troppo di sinistra!) ispirata da quel Fabio Rampelli che di fatto tira le fila dei Fratelli d’Italia soprattutto a Roma. Trionfa il senatore Augello che su Marchini aveva puntato da un anno a questa parte facendogli avere il sostegno degli alfaniani e dei fittiani poi, compreso Casini che in verità conta oggi come il due di briscola. Insomma, un grande pasticcio, ormai all’epilogo, ma che alla fine della fiera stoppa le ambizioni del giovane lumbard che si voleva cuccare la leadership di tutto il centro destra.

LE SPERANZE DEI MODERATI

Soprattutto apre prospettive insperate a quei moderati di Forza Italia che a farsi inglobare nei deliri populisti e xenofobi del giovanotto con la felpa non ci pensano proprio. E pensare che sino a mercoledì notte il pressing in favore della Meloni aveva arroventato il telefono di Silvio, ma lui no, irremovibile: o Bertolaso o….Sino all’uovo di Colombo che, fatte due righe di conto, non poteva che essere Arfio de Roma, un tempo simpatico anche a sinistra. In fondo lui i soldi per la campagna elettorale ce li ha (come dimostra il diluvio dei suoi manifesti che fanno a gara a chi è più bello fra lui e la Meloni)  e poi si presenta bene pre giunta pratico delle romane questioni.

LA SVOLTA SU ROMA

Una svolta? Eh si, perché a Roma non si gioca solo la partita delle Comunali, ma qualcosa di più grosso. Intanto il futuro delle aziende della famiglia di Arcore che sta trattando giri da miliardi (non esclusa la vendita del Milan ai cinesi) e che comunque valgono molto di più del 12% di consensi a FI accreditato dai sondaggi. E se la Lega del Matteo di Baggio è al 14%, giusto perché sta spargendo terrore sulla immigrazione, chissenefrega. L’establishment internazionale che fa girare i danè guarda al gruppo del Biscione e non ai deliri di Matteo o alle beghe di Forza Italia, che sin dalla sua nascita è stata la  protesi politica degli interessi dell’ex Cavaliere. Gliel’ha sbattuto in faccia anche Salvini questa storia degli interessi di famiglia, solo che lui, Salvini, è nessuno per il mondo della finanza, ma anche da Roma in giù.

RUOTA ITALICA DI LE PEN

Semmai in Europa lui si ridurrà a fare la italica ruota di scorta della Marie le Pen che non vincerà mai in Francia se lì si coalizzano la destra e la sinistra istituzionali.  Mentre i Fratelli D’Italia con il loro 4% a livello nazionale residuo della vecchia Alleanza Nazionale, sono votati all’estinzione fagocitati dalla Lega Nord, forse tranne che nella Capitale. Qui Giorgia ha voluto giocare alla grande buttando sul piatto quel consenso di destra (22%?) che i sondaggi le accreditano, ma senza capire che Berlusconi è un osso duro proprio perché rappresenta interessi che vanno ben oltre il suo partitino di nostalgici.

IL QUADRO SI SEMPLIFICA

E adesso? Adesso il quadro si semplifica perché rimangono in lizza oltre a Marchini, Giachetti, Storace, Giorgia,  la favorita Raggi e Stefano Fassina che con la pentastellata ha dimostrato più di una volta amorosi sensi. Ancora troppi per asciugare il quadro dello scontro, ma quanti bastano a far capire che se Giachetti arriva al ballottaggio non gli mancheranno i voti di Marchini, giusto per fregare ‘l’incompetente’ Raggi. Un’operazione politica che fa di Roma il laboratorio politico del futuro Partito della Nazione cui Matteo Renzi aspira, alla faccia della esangue sinistra interna del Pd. Poi in politica le le sorprese sono sempre possibili, intanto Giachetti si blinda per l’eventuale ballottaggio, sempre che ci arrivi.
E Marchini? Comunque vada a finire ha davanti a sè un luminoso futuro che non è certo quello delle sue già scarse presenze nell’aula Giulio Cesare. Dopo questo ‘sacrificio’ romano gli si schiudono scenari nazionali. Infine scommetteremmo che in tutta questa danza i sondaggi più attendibili ce li ha davvero il Berlusca che non muove foglia senza che il sondaggio della Ghisleri non voglia. Quindi allegria! I grillini no pasaran, ma non è ancora detto….

 

Giuliano Longo

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