Dalle ceneri di AN il sostegno a Meloni e Salvini

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Dalle ceneri di AN il sostegno a Meloni e Salvini

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Era il 28 febbraio dello scorso anno  quando Matteo Salvini calò a Piazza del Popolo accompagnato dai vessilli di CasaPound con la tartaruga nera, mentre la piazza era avvolta dalla nebbia verde dei fumogeni leghisti. Trentamila o forse meno in rappresentanza di un “Front National” alla amatriciana con Simone di Stefano di Casa Pound che dal palco urlava «Oggi nasce un fronte comune con un leader, Matteo Salvini, e arriveremo alla vittoria.» ”. Destra  incazzata, anche se dopo un anno Casa Pound corre da sola per le Comunali, ma sempre destra raccolta attorno alla  pasionaria della Garbatella  Giorgia Meloni che si sgolava con «basta tasse, che sono bellissime solo quando le pagano gli altri. E basta immigrati, noi italiani non possiamo essere discriminati a casa nostra. Prima gli italiani.»

IL DELIRIO DI MATTEO

Chi non salta è comunista, e giù tutti a saltellare con  Maroni, Zaia,  Cota, e tutto er popolo de destra che nel 2008 si era sfiancato  per la campagna elettorale di Alemanno. Per l’occasione comparve pure  Marine Le Pen per un saluto registrato. Poi il delirio di Matteo nel gran finale «faccio appello alla guardia costiera: non vi siete arruolati per fare gli aiuto-scafisti, ma per far rispettare i confini. Riportateli a casa!» Allora  i sondaggi dicevano  che Matteo, ormai capo indiscusso della Lega da lui ferocemente ‘rottamata’, vantava un indice di gradimento attorno al 28%-32%. Prima della manifestazione lo intervistammo per Cinquequotidiano.it e alla domanda sulla sua vicinanza ai Fratelli D’Italia rispose «sicuramente potrebbero essere un alleato, ma io non penso a questa o quella sigla, ma ai cittadini ed in particolare quelli che non vanno più a votare perché hanno perso la speranza.» Allora e dopo i disordini di Tor Sapienza, aveva promesso anche di visitare  i quartieri ‘a rischio’, ma  «sicuramente a telecamere spente….» promessa rigorosamente disattesa durante il suo recente tour nelle periferie romane.

VECCHIA RUGGINE CON BERLUSCONI

Nel corso dell’intervista fece già intuire la ruggine fra lui e Berlusconi  affermando «seguiamo Forza Italia con interesse. Se riescono a guardare avanti si può cambiare la storia altrimenti…Personalmente non ambisco ad alcun primato di coalizione e  se comunque per il centro destra occorrerebbe passare per le primarie. Ma noi il primato intendiamo farcelo dare dalla gente.» Le primarie ‘vere’ non si celebrarono mai se non con i suoi banchetti e quelli di Bertolaso, ma nel frattempo maturava la fuga dei maggiorenti del centro destra verso il Matteo da Baggio. Già nell’ottobre del 2014  sei consiglieri romani dell’Ncd passarono armi e bagagli alla Lega, fra  questi spiccava l’ex presidente dell’aula Giulio Cesare Pomarici e altri 5 dai vari municipi. L’anno dopo l’on Barbara Saltamatini, già fedelissima di Gianni Alemanno, decideva di transitare dal Gruppo Misto  alla Lega dei Popoli di Salvini che «è l’unico fronte aggregativo nel perimetro del centrodestra in grado di mettere insieme le parti migliori. Sentivamo la mancanza di una casa comune.»

I CONSIGLIERI DEI MUNICIPI

Accanto a Barbara si schierarono  altri consiglieri di destra nei Municipi. Poi  nel gennaio di quest’anno il gruppo Alfaniano alla Pisana si squaglia definitivamente e nasce  Cuoritaliani che doveva far capo al senatore Andrea Augello, ex An, Pdl e Ncd, allora attivissimo promotore della candidatura di Alfio Marchini. Quattro consiglieri fra i quali però Pietro Di Paolo, in rappresentanza dell’associazione Identità e Territorio, marito della Saltamartini, oggi entrambe appassionati sostenitori di Giorgia Meloni. Un flusso di transfughi nel segno del progressivo sfaldamento dei moderati e di Forza Italia, tutti ormai tentati di saltare sul carro della rampante Giorgia.

Molta acqua è passata sotto i ponti del Tevere dopo quella memorabile manifestazione verde-nera al Pincio e a Roma (come in altre parti del sud) il disegno nazionale di Savini naufraga nelle acque stagnanti di un vecchio personale politico fortemente legato alla gestione di Alemanno, oggi considerato dalla camerata Meloni un paria da tenere alla larga. Con Giorgia e Matteo non c’è più Casa Pound e nemmeno il destrissimo Jorio, ma la sua coalizione romana puzza ancora molto di vecchia Alleanza Nazionale. Altro che rinnovamento!

Giuliano Longo

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