Ferrovie vuole Atac ma si attende il voto

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Ferrovie vuole Atac ma si attende il voto

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Per capire quale sarà il destino di Atac occorrerà attendere l’esito delle elezioni  di Roma. Constatazione apparentemente ovvia, ma non tanto perché se dovesse vincere il Pd con Giachetti alcune aperture verso l’ingresso delle Ferrovie nella società capitolina sono state rese esplicite. Si tratta  di indirizzi già  assunti  dalla precedente amministrazione Marino, mai osteggiate da Nicola Zingaretti.

 

VERSO LE ELEZIONI – Mentre la candidata dei 5 stelle Virginia Raggi sostiene la sacra intangibilità degli assetti societari e gestionali di Atac saldando un fronte con Stefano Fassina, la trimurti sindacale, passando per un pezzo del vecchio Pd romano che di Atac ha sempre fatto un suo feudo. Pur nell’incertezza, l’amministratore delegato di Fs Renato Mazzoncini conferma alla AdnKronos di essere sempre interessato al trasporto pubblico locale , Atac in primis. «Quello che ci interessa è il servizio del trasporto pubblico urbano di Roma, è il più grande mercato in Italia e sarebbe assurdo che a un gruppo come Fs non interessasse». Poi rendendosi conto che qualsiasi operazione sarà subordinata ad una gara pubblica precisa che  la competizione dovrebbe essere «sempre e solo sul servizio» e «non sulle aziende come invece più spesso accade.»

 

L’INTERESSE DELLE FEROVIE – Ancora più esplicita la presidente di FS  Gioia Ghezzi: «l’eventuale partecipazione a una gara – spiega- non è una mossa tattica, ma rientra in una logica strategica su cui già stiamo già muovendo». Prova ne sia che tramite la controllata Busitalia Sita Nord, Fs ha presentato la sua offerta alla gara per il servizio regionale di Tpl in Friuli Venezia Giulia. Una cosina che vale  1,8 miliardi di euro, mille autobus e 3 mila dipendenti. Evocazione  delle antiche intenzioni  dell’ex Ad delle Ferrovie  Moretti che manifestò il suo interesse per Cotral, che non naviga ancora in acque tranquille. Mentre la politica fa il suo corso e le Ferrovie affinano le loro strategie, il direttore di Atac  Marco Rettighieri, che guarda caso proprio da FS proviene, prosegue nella sua azione di risanamento della municipalizzata.

 

OBIETTIVO RISANAMENTO – Con una intervista al Fatto Quotidiano rivela che «ci sono delle inchieste interne in corso» e che «dove si ravvede il caso, man a mano, mandiamo tutto in procura». Perché «ci sono fatti incresciosi: persone in aspettativa che svolgono lavori per altri, in concorrenza con noi. Li stiamo perseguendo. Non posso ancora quantificare quanti sono, magari domani ne scopriremo altri. Ci sono assenze ingiustificate dal lavoro.» Ma se i dossier alla Procura vanno che è un piacere, Rattighieri si è dato anche un gran da fare .  «In questi primi due mesi- spiega- dopo aver internalizzato la manutenzione, abbiamo già tirato fuori 130 bus che erano fermi in officina.»  Per la Roma-Lido «abbiamo un parco di 23 convogli, con un picco di treni richiesto di 12; quando sono arrivato nelle ore di punta ne giravano 4, gli altri erano fermi per rotture e mancanza di manutenzione. Prima le riparazioni erano esternalizzate. Ora riusciamo a circolare con 11 mezzi,la frequenza media è scesa a 10 minuti»  Infine ostenta ottimismo:  «Il mio mandato è riportare Atac in linea di galleggiamento, nient’altro. Il debito è di 1,5 miliardi, ma il patrimonio immobiliare e i mezzi valgono 1 miliardo, a cui aggiungere il ricavato dei biglietti e il contratto di servizio. Abbiamo margini per stare sufficientemente tranquilli.»  Si, ma fino a quando? Intanto la vendita dei titoli di viaggio a gennaio è calata del 60%  e non è detto che il il bilancio di quest’anno vada in pareggio. Una situazione critica che giustifica le attenzioni di Fs, con  la novità che anche gruppi stranieri  si vanno affacciando da tempo sul mercato del Tpl nostrano. In tal caso “vive la concurrence!”

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