Fanno il saluto romano in pubblico: condannati dalla Cassazione

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Fanno il saluto romano in pubblico: condannati dalla Cassazione
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Il saluto romano è ancora un gesto perseguibile. Lo ha sancito la Cassazione, che ha condannato due neofascisti per aver riproposto il saluto a braccio teso.

I giudici hanno così confermato la condanna per due simpatizzanti di Casapound – che a un raduno neofascista avevano salutato a braccio teso urlando “presente“. La Suprema Corte ha motivato che «nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe».

Questo perché secondo i giudici esistono ancora rischi di “rigurgiti” antidemocratici che rendono necessario mantenere in vigore la legge Scelba, la quale vieta la ricostituzione del partito fascista e gesti come il saluto romano. «L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche  non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose» scrive la Prima sezione penale della Suprema Corte presidente Arturo Cortese, relatore Raffaello Magi. Respingendo così  la tesi degli imputati  che sostenevano la non “lesività” dei comportamenti da loro tenuti e la necessità di depenalizzare i retaggi del reato di opinione in considerazione del “mutato clima politico” e delle norme  sulla libera manifestazione delle opinioni.

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