Comune di Roma: debito “sostenibile”, ma conti in rosso fino al 2039

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Comune di Roma: debito “sostenibile”, ma conti in rosso fino al 2039

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Romani rassegnatevi perché la montagna di debiti accumulati nei decenni da Roma ve la dovrete pagare con il 2% di Irpef, aliquota più alta di tutt’Italia, mentre il resto se lo dovranno pagare gli italiani per decenni. Una situazione che pesa come un macigno non solo nella campagna elettorale ma sulle spalle del futuro sindaco. Tutto sommato la commissaria al debito Silvia Scozzese, in audizione alla Camera dei deputati, è stata abbastanza ottimista soprattutto quando ha affermato che «il debito finanziario del Comune di Roma risulta sostenibile. Ha un valore di poco meno di 9 miliardi e il valore attuale dei contributi futuri è una cifra vicina, a cui vanno aggiunti 880 milioni di euro di contributi del Ministero dell’Economia che stanno per essere versati alla gestione commissariale.»

DEBITO SOSTENIBILE, MA…

Ma nonostante tale sostenibilità, ha aggiunto la Scozzese «c’è una crisi di liquidità, perché se si esclude il contributo del Ministero il saldo tra entrate e uscite sarebbe negativo fino al 2039.» Certo, ci sono anche circa 4 milioni di crediti, ma i piani di rientro del debito di Roma Capitale non conterrebbero ancora «una ricognizione analitica e una rappresentazione esaustiva della situazione finanziaria da risanare antecedente al 2008» e «per il 43% delle posizioni presenti nel sistema informatico del Comune di Roma non è stato individuato direttamente il soggetto creditore.» Che in soldoni vuol dire che al momento non si sa nemmeno esattamente a chi corrisponde quel 50% del debito, che però c’è e risulta. La commissaria ha documentato analiticamente le sue posizioni affermando poi che il debito finanziario riconosciuto deve essere gestito, perché fa risparmiare e trovare risorse ma in ogni caso pesa come un macigno sul bilancio della Capitale.

IL DEBITO NEL 20008 E I SALVA ROMA

Nel lontano 2008 sembrò l’uovo di Colombo di Berlusconi scorporare il debito pregresso concedendo i primi 500 milioni del “Salva Roma”, e gestire il bilancio annuale con quella accortezza che Alemanno non dimostrò, ma alla quale tentò di corrispondere Marino. Un po’ come mettere la polvere sotto il tappeto con qualche decimale di Irpef sulle spalle dei romani, il resto a carico dello Stato e i giochi sono fatti. Mettiamoci anche i 500 milioni del “Salva Roma 2” di Enrico Letta e ci si avvia verso i conti virtuosi. Ma, lo dice lo stesso candidato Fassina di Sinistra Italiana, «il debito di Roma oggi rappresenta il maggiore ostacolo per un’amministrazione che voglia far ripartire la città» chiunque vinca alle elezioni, aggiungiamo noi. Per questo secondo Fassina, il piano di rientro è insostenibile «per una città che voglia riavviare gli investimenti per finanziare i servizi necessari» senza indicare una soluzione al problema che non sia scaricare tutto il debito sullo stato.

LE PAROLE DI MORASSUT

Sulla spinosa questione interviene anche l’onorevole Morassut  che fu assessore con Veltroni, meravigliato che «solo ora, dopo sei anni dal primo provvedimento legislativo che istituì la struttura del Commissario straordinario… comincia ad affacciarsi qualche elemento di chiarezza» perché «prima della nomina della dottoressa Scozzese il debito di Roma è stato raccontato come un grande scatolone nel quale si è  messo, impropriamente, di tutto». Evidentemente Morassut si sente in qualche modo coinvolto nelle responsabilità delle precedenti amministrazioni e ammette che  il debito c’è «ma la sua genesi va raccontata con grande precisione e soprattutto le gestione di questo debito comporta una sapienza amministrativa e finanziaria che dal 2010 al 2015 – all’incirca – non c’è stata.»  Che, genesi o no, è come scaricare un debito storico solo sulle spalle di Alemanno e Marino. Vediamo come se la caveranno i vari Giachetti, Raggi, Meloni, Bertoalso, Marchini ecc, ma abbiamo l’impressione che nessuno abbia soluzioni per il problema di questo debito che finisce per riguardare tutti gli italiani.

 

Giuliano Longo

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