La giornata elettorale di Giorgia Penelope e la moderata Virginia Raggi

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La giornata elettorale di Giorgia Penelope e la moderata Virginia Raggi

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Se Ignazio Marino fa fuoco e fulmini alla sua conferenza stampa, la campagna elettorale prosegue per la sua strada con qualche apprensione in più del Pd che potrebbe venir penalizzato dalla candidatura dell’ex sindaco. Ma questa è stata anche la mattinata delle signore candidate con Giorgia Meloni che non disdegnerebbe (e ci mancherebbe altro) la discesa in campo dell’ex sindaco. «Credo che Marino volesse candidarsi – ha detto Giorgia nel corso della trasmissione Un giorno da pecora su Radio2, aggiungendo – poi non so che ragionamento stia facendo perché c’è qualche procedimento giudiziario in corso. Sarebbe divertente se si candidasse, anche perché porterebbe un po’ di pepe… Già io sono Penelope Pitstop de La corsa più pazza del mondo, manca solo Marino». Ma Penelope se la deve vedere con Bertolaso che la mette in un angolo con il rischio di non arrivare nemmeno al ballottaggio, però lui «è una persona molto concreta e molto utile, ma mi sembra che lui non sarebbe molto interessato» a fare almeno il city manager. D’altra parte dice Penelope Giorgia non lo farebbe nemmeno assessore: «Se lo avessi ritenuto lo avrei sostenuto.».

IL DIETROFRONT CON BERTOLASO

Ah Penelope, le bugie hanno le gambe corte perché lei sul nome di Bertolaso era d’accordo con Berlusconi finchè Salvini non ha fatto le bizze. Certo Giachetti è un suo grande amico e «gli voglio bene, purtroppo è una brava persona prestata a idee tragiche per tutto ciò che rappresenta a livello di partito e di governo. Se sarebbe capace di fare il sindaco? Non lo so dire, sa presiedere bene la Camera, ma fare il sindaco è un’altra cosa». Un simpatico endorsement a Giachetti non sappiamo quanto gradito dall’interessato, ma a Roma il ‘velemose bbene’ è un imperativo categorico dal passato consociativismo.

VIRGINIA RAGGI MODERNA E MODERATA

L’altra signora, Virginia Raggi punta invece sulla sua immagine moderna/moderata e a RaiNews24 dice «non siamo nè venusiani nè marziani (anche lei!), ma cittadini stanchi di questa politica e che vogliono rimboccarsi le maniche e lavorare al posto dei politici». Che evidentemente i 5stelle non sono dei politici, ma solo gente del popolo che si candida per sbaglio. Poi la mette sul genere e afferma: «Io il primo sindaco donna? La città ha avuto una serie di standard per anni, ovvero sindaci uomini over 40 e dei partiti, che hanno distrutto tutto quello che c’era da distruggere. Credo che adesso Roma sia pronta per cambiare pagina». Poi assicura che nella sua giunta non vorrà parlamentari perché finirebbero per fare male l’una e l’altra cosa, con buona pace degli ex assessori on Causi e sen. Esposito. Poi la rivelazione «noi avevamo letto il programma di Marino e per molti versi coincideva con il nostro (vedi link art. Marino). Purtroppo poi l’esperienza in Aula ci ha dimostrato che hanno fatto tutto il contrario di quello che avevano scritto. Tant’è vero che noi spesso leggevamo e declamavamo brani interi del programma del Partito democratico e quei pochi consiglieri del Pd presenti non avevano la minima idea di cosa stessimo leggendo». Stefano Fassina, ancora in ballo con la candidatura di Ignazio che affascina parte dei suoi, afferma invece che l’esperienza Marino è chiusa proprio perché il Pd l’ha voluta chiudere malamente. Inoltre  il fatto che quel partito non si sia voluto assumere la responsabilità di quella operazione «pregiudica al Pd la possibilità di essere un interlocutore credibile sul piano della ricostruzione morale, economica, amministrativa della Capitale». Insomma un colpo al cerchio Iganzio e uno alla botte Pd.

Giuliano Longo

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