Elezioni, Bruxelles ferma la caotica campagna elettorale romana

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Era inevitabile che gli attentati terroristici di Bruxelles segnassero una battuta d’arresto per questa affollata campagna elettorale romana, eccetto forse per Matteo Salvini che su posizioni radicalmente securitarie, intende lucrare un pò di voti anche a Roma. Semmai l’unica novità da segnalare è il rinvio a giudizio per peculato dell’ex sindaco Ignazio Marino che potrebbe precludergli definitivamente la eventuale candidatura, sia pur contrattata con SEL o Sinistra Italiana. Una boccata di ossigeno per Fassina, ma anche per Giachetti che potrebbe recuperare un po di consensi di area Pd che Ignazio gli avrebbe sicuramente sottratto. In ogni caso all’ex sindaco, candidato o meno, resta sempre la carta della presentazione a fine mese del suo libro che sta suscitando una certa suspense fra gli addetti ai lavori e nel partito che nel 2013 lo ha fatto leggere.

SILVIO PUNTA SU BERTOLASO

A destra invece Giorgia Meloni tenta disperatamente di riagganciare Silvio Berlusconi consapevole che potrebbe anche non arrivare al ballottaggio, ma il Cavaliere è irremovibile. In fondo, ai primordi, il suo candidato lo aveva indicato in Alfio Marchini osteggiato più che da Giorgia, dal suo mentore di sempre Fabio Rampelli. Anche poco fa a Radio Cusano Campus Silvio ha esaltato la figura di Guido Bertolaso definito «la più grande opportunità che Roma abbia avuto dal dopoguerra ad oggi» perché «i professionisti della politica hanno dimostrato da sindaci di non essere all’altezza. Hanno lasciato solo debiti su debiti, clientele, buche nelle strade.» Quindi «per rilanciare una città complessa afflitta da degrado, non c’è bisogno di politici o di poeti ma di manager navigati, che abbiano capacità comprovate. In questo senso Bertolaso è il manager numero uno al mondo come hanno confermato giapponesi, russi, americani, dopo quello che ha fatto a L’Aquila.» Insomma un Bertolaso che Berlusconi ha paragonato   Rudy Giuliani l’ex sindaco di New York reso celebre per la sua “tolleranza zero”.

MELONI E SALVINI

Quanto alla Meloni e Salvini l’ex cavaliere non si sente “pugnalato” e ricorda che furono proprio i due, in accordo con lui, a chiedere a Bertolaso di rinunciare alla sua missione in Africa per candidarsi a Roma. Tuttavia per quanto siano credibili i sondaggi il centro destra parte svantaggiato con un 16% alla Meloni, 12% a Bertolaso e l’8% a Marchini. Mentre primeggia la pentastellata Virginia Raggi al 28% e per il Pd Giachetti al 25% con Stefano Fassina alla sua sinistra accreditato al 7%. In questa situazione e considerata l’irremovibilità di Berlusconi sull’ex Capo della Protezione Civile, l’unico che potrebbe gettare la spugna anzitempo potrebbe essere proprio Marchini magari premiato con una candidatura alle prossime elezioni politiche. Si rafforzerebbe così il fronte dei moderati avvantaggiati dall’intervento diretto in campagna elettorale di Berlusconi e del suo impero mediatico. Ma siamo solo nel regno delle ipotesi e i tempi stringono in una situazione per la quale oggi la gente è più preoccupata per la propria sicurezza che per gli sviluppi di questa campagna elettorale.

Giuliano Longo

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