Comune di Roma, Tronca svela l’uso del patrimonio nel centro storico

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Nella capitale d’Italia, sulla quale oltre al commissariamento e oltre agli scandali pesa un debito-mostro di 13 miliardi, regna il paradosso svelato dall’affittopoli di febbraio: si pagano decine di milioni di euro ogni anno per i canoni di affitto di molti uffici pubblici, mentre non si riscuotono centinaia di milioni in canoni di appartamenti, società sportive, associazioni, ristoranti e le più varie attività per lo più spesso concessi a prezzi irrisori. Ricostruire Affittopoli, lo scandalo pubblico più grande degli ultimi anni, non sarà facile ma intanto i primi dati dicono che nel solo 2015 il Campidoglio ha chiesto agli inquilini degli immobili comunali del centro storico canoni per 50 milioni di euro, riscuotendone soltanto 25.

AFFITTOPOLI IN CENTRO STORICO

Dunque dopo lo scoperchiamento del caso, il vertice del 22 febbraio tra il commissario Tronca e il Procuratore Capo Pignatone, l’avvio delle indagini e i primi sfratti, l’affittopoli romana che proprio nei quartieri nel centro storico ha il suo cuore pulante è tornata oggi all’attenzione del Commissario Francesco Paolo Tronca che ha fatto il punto sul patrimonio immobiliare comunale del primo municipio. Un inizio che non è solo simbolo, dato che il “cancro” è diffuso in tutta la città, ma un lavoro che può fare da apripista per la futura amministrazione.

TRONCA E L’ORINDARIA AMMINISTRAZIONE

Nel suo stile il Commissario Tronca, che anche in altri casi ha rimandato con delle sue iniziative a un approfondimento da parte del nuovo sindaco, in conferenza stampa ha spiegato:  “Si tratta di un lavoro attento e meticoloso che mi auguro la prossima amministrazione possa proseguire. Non abbiamo la presunzione di completare questo lavoro per tutta Roma. Non posso superare la linea rossa ben demarcata dell’ordinaria amministrazione. Ma quello che sto facendo è più che ordinaria amministrazione: è ordinarissima. E’ qualcosa che negli anni avrebbe dovuto essere posto in atto. Non potevo non evidenziare certe anomalie che via via riscontravo”.

L’ANALISI E I NUMERI

L’analisi ha mostrato come su tutto il patrimonio immobiliare del Comune di Roma, che conta 28.000 unità abitative e commerciali, “insiste una morosità storica complessiva di oltre 350 milioni di euro”. Nel I Municipio risulta moroso l’85% degli inquilini degli immobili del Comune di Roma, per un totale di 4,5 milioni di euro. Delle 574 posizioni dell’intero campione (immobili Erp e patrimonio disponibile) risultano morosità per 9,4 milioni di euro. Dal campione analizzato finora emerge anche che i redditi personali o i volumi d’affari per gli inquilini che pagavano canoni minimi erano anche molto elevati, in alcuni casi superiori a 700mila euro per un canone di 220 euro, o anche superiore a 1 milione di euro per un canone da appena 380 euro. “Siamo riusciti a ricostruire tutti i dati, a partire dalla posizione personale, dunque dal reddito, da quella giuridica, a quella catastale – ha sottolineato Tronca – Certo, non li possiamo rendere tutti pubblici per rispetto, doveroso, della privacy. Ma si sappia che io ho i dati”.

I DATI DEGLI INQUILINI E LA PRIVACY

“Quella illustrata oggi – ha proseguito Tronca – è una metodologia di lavoro che porta al monitoraggio di tutte le singole posizioni.  Quello di oggi – ha aggiunto – è un esempio, un nuovo modello di buona pratica. Spero possa essere utile ad altre realtà del Paese”. Si tratta di un “prototipo di gestione ordinaria del patrimonio per mettere ordine e dunque capire, conoscere e regolare”, ha concluso. “Queste anomalie erano assolutamente inaccettabili per qualsiasi tipo di amministrazione, figuriamoci per Roma Capitale. Ho scoperto l’acqua calda? Possibile. Altri l’hanno scoperta in passato? Possibile. Ma quando si ha in mano l’acqua calda si prende e si fa pulizia. Si lavano incrostazioni che rendono inefficace e inefficiente l’attività amministrativa”.

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