Scorie radioattive, a Roma e Lazio record per quantità conservate

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Scorie radioattive, a Roma e Lazio record per quantità conservate

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La notizia che non riempirà di gioia i sudditi sabaudi è che in Piemonte ci sono i 2/3 di tutti i rifiuti radioattivi italiani in termini di concentrazione  di radioattività, ma se parliamo invece di volumi il primato passa al Lazio, dove è presente circa 1/3 dei volumi di rifiuti radioattivi di tutta Italia, concentrati a due passi da Roma nel centro Enea della Casaccia.

CASACCIA NEL COMUNE DI ROMA

Sicuramente controllato e monitorato ma una situazione che «segnala l’esigenza di un deposito nazionale.» Queste le conclusioni di Roberto Mezzanotte, consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e le ”Ecomafie”, intervenuto al convegno ”La gestione dei rifiuti radioattivi e il sistema dei controlli. Esperienze a confronto tra Francia, Spagna e Italia”.

RIFIUTI RADIOATTIVI

Per quanto riguarda i rifiuti radioattivi, spiega Mezzanotte,  la loro produzione cessa solo con il completo smantellamento degli impianti e delle centrali tuttora in corso nel nostro Paese, uscito dal nucleare con il referendum del 1987. In Italia i rifiuti radioattivi ammontano a circa 30mila metri cubi, già prodotti e presenti nei siti, poi ci sono altri 40mila metri cubi provenienti dallo smantellamento degli impianti nucleari, mentre  altri mille mc derivano dal ri-lavorazione del combustibile che è materiale ad alta attività.

MILLE METRI CUBI

«Mille metri cubi possono sembrare cosa esigua, -spiega Mezzanotte- ma costituiranno la parte a maggiore concentrazione di radioattività, la più calda» ma resta il fatto che «ogni anno si continuano a produrre rifiuti nucleari, sia nelle centrali in decommissioning, sia da ospedali e industrie per l’uso di sorgenti radioattive in una quantità di circa 500 mc/anno.» Tutto questo comporta  nell’arco di cinque decenni di circa 90mila metri cubi di scorie delle quali 75mila bassa/media e  15mila ad alta radioattività.

RIFIUTI OSPEDALIERI

Tornando ai volumi dei rifiuti radioattivi nel Lazio, derivano  dal flusso dei rifiuti ospedalieri e industriali «cioè non i cosiddetti ”radioattivi elettrici” da produzione energia- spiega Mezzanotte- i ”non elettrici” finiscono nei tre depositi temporanei, uno dei tre e” quello del centro Enea della Casaccia a Roma, ma anche gli altri due depositi temporanei di Milano e Forlì fanno confluire i rifiuti raccolti alla Casaccia che di fatto è il punto di raccolta nazionale dei ”non elettrici, conservandone circa 7mila mc.» Di qui la necessità di un deposito nazionale unico con tutte le granzie  di controllo e monitoraggio.

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