Intervista a Storace, contro gli apparati dei partiti larva servono le primarie

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Dopo la scelta di Berlusconi, Salvini e Giorgia Meloni per la candidatura di Guido Bertolaso al Campidoglio per il centro destra rimarranno in lizza l’imprenditore Alfio Marchini e il vice presidente dell’assemblea regionale Francesco Storace che fu il competitor di Zingaretti alle ultime regionali dopo aver governato il Lazio prima di Marrazzo.

Esponente storico della destra capitolina e laziale, è un politico di esperienza e soprattutto personaggio storico della destra romana . Dopo aver perso la regione nel 2005 fondò il suo partito La Destra e oggi rimane un osservatore fra i più attenti degli sviluppi politici della Capitale. Questa l’intervista.

D. Lei propone le primarie vere, non quelle indirette di Augello dei grandi elettori. Ma è davvero convinto che oggi il popolo di destra possa scegliere fra lei, Marchini, Bertolaso e magari Rampelli?

– certo che sì, credo nel valore della sovranità popolare. Oggi i partiti rappresentano sempre meno l’elettorato, sono apparati-larva, perpetuano solo classi dirigenti. Se è il popolo a decidere, la campagna elettorale diventa più affascinante, entusiasmante, vera

D. Crede davvero ai sondaggi che danno i Fratelli D’Italia primo partito a Roma mentre è stimato al 4% nazionalmente?

– non saprei dire se le cose stanno così, ma che cambia se poi si accetta un candidato come Bertolaso? Hanno detto no a Marchini perché di sinistra, e dicono sì a uno che ha votato a più riprese per Rutelli. Qual è la differenza, a parte i processi?

D. Se fosse scesa in campo Giorgia Meloni anche senza primarie lei avrebbe rinunciato alla sua candidatura?

L’ho detto pubblicamente alla convention del 31 gennaio e anche nei mesi precedenti. Ma lei rifiuta il confronto sul tema con me, e mi sembra incredibile.

D. E se fosse stato Rampelli?

Ne avrei parlato con lui, uno scontro fratricida a destra non avrebbe avuto senso, a meno di scelte opposte di coalizione. Ma sarebbe stato bene evitarlo ragionando insieme su chi avrebbe potuto avere più possibilità di successo

D.Non crede che il beve ciclo di governo della destra a Roma si sia chiuso con l’esperienza non proprio entusiasmante di Alemanno?

Faccio sommessamente ricordare che fui oppositore di quell’amministrazione, il che non mi porta a vedere tutto buio. Cominciano a rendermene conto anche a palazzo di giustizia, dove Alemanno e’ stato prosciolto da un’accusa su una vicenda riguardante taxi e ncc. E comunque sta fuori dalla campagna elettorale, al contrario di Bertolaso

D. Secondo lei Giachetti è una buona carta che il Pd può giocare per riconquistare Roma?

Una persona per bene, anche se di idee opposte alle mie. E coraggiosa. Detto questo, non ha mai preso un solo voto a Roma, benedetto Porcellum….

D. E Morassut?

Più roccioso, per nulla rassegnato a perdere l’occasione. Entrambi li ho trovati ai posti di comando negli anni ’90, il nuovo pare in decadenza

D. Sotto il profilo politico non pensa che il suo partito, La Destra, i Fratelli e Salvini finiscano per pescare nelle stesse acque?

Stiano attenti a non veder prosciugato il fiume, con la scelta che hanno fatto

D. Lei ha spesso detto che Berlusconi è ormai fuori gioco, ma ritiene che Salvini ne sarà l’erede ?

Salvini sta giocando bene la sua partita. Ma prima di vedere l’erede di Berlusconi, accertarsi che sia effettivamente scomparso. Nella candidatura di Roma ha dimostrato che le carte le da’ ancora lui e l’obbedienza sta sempre lì’

D. Si profilano 3 candidati del centro destra, due a sinistra con Fassina e Marino in agguato, uno del Movimento 5 Stelle e frattaglie varie. Non pensa che questa polverizzazione delle candidature porti ad aumentare l’astensionismo?

L’astensionismo lo alimenta la polemica a vuoto. E’ il rischio che si corre con Bertolaso, che ci costringerà a parlare ancora di giustizia dopo mafia capitale. E non se ne può più

D. Rispetto alle eventuali tre candidature a destra quali sarebbero le differenze di massima del suo programma di Governo?

Io mi dedicherei solo a Roma e qui finirei la mia partita politica da sindaco. Bertolaso non avrà  questo problema, a sinistra usano da sempre Roma come trampolino di lancio per carriere personali future. Ma la differenza massima sarà nel fatto che sarò l’unico candidato di destra…

D. Onorevole, non crede che tutti i concorrenti, compreso lei, odorino non di santità ma di dèjà vu ?

In effetti sono stato l’ultimo governatore ad aver concluso il suo mandato, dopo di me si sono viste bufere (e solo il Laziogate, la bufala finita sette anni dopo, mi ostacolo’ per la riconferma) e so come si mette la burocrazia in grado di servire l’amministrazione e non di servirsene.

Giuliano Longo

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