Affittopoli, uno scandalo già noto tra prezzi irrisori e rischio di usucapione

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Affittopoli, uno scandalo già noto tra prezzi irrisori e rischio di usucapione

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Sulla sua pagina Facebook Umberto Croppi, che fu assessore alla cultura con Alemanno per qualche anno, poi estromesso nel primo rimpasto di giunta, ricorda che il termine “affittopoli” fu coniato nel 2011, quando emerse lo scandalo degli affitti irrisori per gli immobili di pregio del comune di Roma. Ma fa anche notare che, ripercorrendo le cronache dei giornali degli anni precedenti, emerge che si parlava esattamente dei locali di cui si parla ora.

LE ORIGINI DELLO SCANDALO – Tuttavia lo scandalo vero scoppiò già con l’amministrazione Veltroni quando si denunciò la “svendopoli” avvenuta negli anni precedenti. Più di settecento appartamenti “venduti a prezzi ridicoli a prestanome che, a volte con lo stesso atto notarile, li rivendevano a cifre anche dieci volte superiori”. A titolo esemplificativo Croppi riporta un titolo apparso allora sul Messaggero: “Roma, ‘svendopoli’ di case popolari in zone pregiate: 80mila euro per 100 mq”. Già da allora la magistratura se ne stava occupando e aveva avviato delle indagini.

TRE CATEGORIE DI IMMOBILI – Croppi ricorda ancora che occorre distinguere tre categorie di immobili. La prima riguarda quelli di pregio (che sono quelli di cui si parla in questi giorni), dati in uso gratuito o ad affitti irrisori, di cui un blocco di 700 unità fu venduto suscitando lo scandalo di cui si è detto prima. A questi si debbono aggiungere le case dell’Ater, l’ente che realizza e gestisce gli alloggi popolari pienamente detti sui quali è in corso l’ennesima indagine sui traffici delle cessioni illecite contro pagamento. Una sorta di racket ben radicato in alcune periferie. Infine c’è un gruppo detto ERP (edilizia residenziale pubblica) di case popolari che, da vari enti, sono passate in proprietà al comune. Con la giunta Veltroni (2007) ne furono individuate ben 4.000. occupate illegittimamente.

IL DIRITTO DI USUCAPIONE – Nel 2009 la giunta Alemanno approvò una delibera che metteva in vendita il primo blocco di 1000, con una clausola che impediva il trucco della vendita sotto-costo per poi rivendere a prezzi di mercato. «Scopro solo ora che la Marino sospese le vendite» conclude Croppi. Ma a nostro avviso il problema potrebbe assumere anche altri complicatissimi sviluppi. Infatti è possibile che molti immobili fra cui fabbricati e terreni, nei decenni non siano mai stati registrati in Conservatoria, precostituendo, da parte di chi li occupa, un diritto di usucapione che consente al possessore di “assorbire” il diritto reale altrui, quando il suo titolare non faccia nulla per farlo valere nel periodo stabilito dalla legge. In altri comuni, anche del Lazio, questo censimento è stato compiuto a quanto ci risulta con immane fatica ed esiti devastanti. Nulla di nuovo sotto le stelle.

 

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