Affittopoli, Morassut: «Il buio è tra il 2008 e il 2013». Ma forse non è così

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Affittopoli, Morassut: «Il buio è tra il 2008 e il 2013». Ma forse non è così

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Se Ignazio Marino dice chiaramente che la responsabilità della affittopoli va anche imputata a Rutelli e Veltroni, immancabile arriva la versione di Roberto Morassut in corsa con Giachetti per le primarie del Pd, che del mitico Uolter fu assessore. E cosa dice Morassut? Dopo aver manifestato la sua piena approvazione, come di rito, all’inchiesta avviata dal Commissario Tronca che chiarirà (si spera) le cose  come stanno davvero, per il passato vuole raccontare la sua. Così ci spiega che prima del 2008 fu concluso un censimento che però non è più stato aggiornato nè “mantenuto”, che in termini umani vorrebbe dire aggiornato. Fino al 2008 furono completate le vendite per 700 alloggi su un totale di 1400 non E.R.P. di proprietà comunale. L’introito per il comune fu di circa 200 milioni di euro. «Inoltre fra il 2001 e il 2008 furono compiute operazioni di sgombero per situazioni di illegalità al limite della criminalità, incancrenite da anni: prima fra tutte quella di Lungotevere Tor di Nona occupata da decenni da gruppi abusivi e violenti». Poi sempre secondo Morassut, dopo di allora il buio. «Un buio durato 5 anni fino al recente passato quando la Giunta Marino con il vicesindaco Causi riprese ad occuparsi del problema». A parte il fatto che ben prima di Causi se ne occupò l’ex vicesindaco di Sel Nieri e successivamente l’assessore Alessandra Cattoi,  non è nemmeno vero che dopo Morassaut e Veltroni, sulla vicenda calò il buio fitto con Alemanno. Infatti nel marzo del 2011 mentre la Procura apriva un (ennesimo) fascicolo sugli immobili degli istituti di case popolari affittati a prezzi di favore a chi non ne aveva diritto (e bisogno), Gianni Alemanno istituì una commissione d’inchiesta per verificare il rispetto delle procedure di alienazione del patrimonio immobiliare capitolino. Si apriva così un nuovo atto dell’«Affittopoli» farsa senza fine. La (ennesima) commissione d’inchiesta di Alemanno, che vedeva fra i componenti oltre a dirigenti apicali un esponente della Corte dei Conti, doveva intanto controllare la congruità dei prezzi degli immobili allora messi in vendita, ma l’allora assessore al Patrimonio Alfredo Antoniozzi aveva fatto il punto (ennesimo) sulla situazione dei beni disponibili del Comune. In  particolare su quelli cartolarizzati a partire dal 2005. In pratica, nel 2004 il Comune decise di affidare alla Campidoglio Finance Srl la realizzazione delle procedure e nel 2005 vendette alla società i 775 immobili per 121milioni di euro, di cui 613 case, 22 beni non residenziali e 140 pertinenze. La vendita del patrimonio cartolarizzato, che ha interessato 629 beni, terminò il 31 novembre 2010 con un incasso di 119.485.308 milioni di euro ai quali si aggiunsero i 30.559.324 di immobili venduti ma non cartolarizzati. «L’incasso totale – spiegò allora Antoniozzi – è stato di 150.044.632. Anche se non sono in grado di fare questo tipo di valutazione, mi viene il dubbio che non sia un prezzo congruo, anche se non ho velleità di avere ragione». La commissione lavorò anche per verificare quanto gli affitti dei beni disponibili del Comune di Roma  corrispondessero al valore degli immobili stessi. Il patrimonio immobiliare in locazione di Roma constava allora di 1.346 immobili, tra residenziale, non residenziale e pertinenziale. Di questi 527 erano alloggi, 200 pertinenze e 619 locali ad uso non abitativo. Dal 2001 erano stati 1.140 di cui 775 effettivamente ceduti ad un valore di 150 milioni. Questi furono i numeri presentati da Antoniozzi. Per quanto riguarda il patrimonio disponibile locato queste furono le cifre presentate: 527 case, 200 pertinenze, 619 beni non abitativi. I canoni base di locazione per gli alloggi erano del 1996, con adeguamenti Istat annuali. Questo significa che l’amministrazione Marino già disponeva dei dati sufficienti ad aggiornare e rendere pubblica la propria ‘enquire’ e che anche dopo l’amministrazione Veltroni il comune continuò a vendere immobili. Non solo, ma regolarmente con cadenza più o meno periodica, la parentopoli dei fitti finì per riempire le pagine dei giornali senza interventi decisivi che non fossero solo annunci.

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