Corsa al Campidoglio, a Natale è già folla di candidati

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Corsa al Campidoglio, a Natale è già folla di candidati

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In una città assediata dallo smog e torturata dalle targhe alterne senza una credibile alternativa di mezzi pubblici e festività davvero sottotono,  destano sicuramente scarso interesse le candidature per le prossime comunali di giugno ufficializzate da Matteo Renzi salvo sorprese dei prossimi mesi. Ma considerando che qualcuno dovrà pur governare in futuro questa città dopo la parentesi del commissariamento del prefetto Tronca, può essere utile fare sinteticamente il punto della situazione.
IL PUNTO – Partiamo dal Roberto Giachetti, vice presidente della Camera, non molto noto al popolo delle periferie nonostante sia stato al fianco di Rutelli quando questo era sindaco e ricordato dalle cronache per i suoi digiuni ‘politici’ secondo la tradizione dei Radicali dai quali proviene. Proprio oggi Giuseppe affermava ad un quotidiano che se Matteo (non Orfini commissario del Pd romano, ma quello più importante che sta a palazzo Chigi) lui obbedirà. Presente! Sempre a sinistra l’ex sindaco Ignazio Marino gira per i circoli del Pd di quelle periferie che lui da sindaco frequentava raramente e raccoglie consensi da quella parte del partito che non ne voleva un dimissionamento così brutale. Quindi, si candida con una sua lista? O attende la giusta ricompensa per il suo sacrificio? Boh. Di certo c’è che anche una parte di Sel, oggi Sinistra Italiana, dopo averlo praticamente sfiduciato a luglio, l’avrebbe voluto candidare giusto per mettere in difficoltà i cugini maggiori del Pd. Ma a quanto pare da questo versante della sinistra le porte gliele chiude, come già aveva d’altronde annunciato mesi fa, Stefano Fassina. Infatti il fuoriuscito dal Pd annuncia l’inaugurazione della sede elettorale per la lista a lui titolata, domani a Torpignattara. «Domani facciamo un altro passo della nostra impresa per Roma – afferma Fassina – e la sede elettorale sarà aperta a tutti i cittadini per riallacciare con loro quel dialogo… per valorizzare le straordinarie potenzialità esistenti sul territorio e per definire assieme un progetto strategico per Roma: un “Patto di Cittadinanza” che valorizzi le esperienze del volontariato e dell’associazionismo ambientalista, culturale, sociale per una svolta morale e civile della città». Da sottolineare che all’iniziativa parteciperanno un sfilza di ex responsabili di circoli Democrat il che la dice lunga sulla chiusura su ogni discorso di coalizione a sinistra. Se poi Marino si presentasse con una sua lista, il Partito di Renzi (PdR) correrebbe davvero il rischio di non arrivare nemmeno al ballottaggio con i favoriti di M5stelle dati per favoriti dai sondaggi. E meno male che Renzi ha recentemente affermato che i sondaggi non rappresentano la realtà, fra i consueti slurp slurp di tutti i suoi fedelissimi.
A DESTRA – Se volgiamo lo sguardo a destra non è che le cose vadano molto meglio. L’unica cosa certa è che si candiderebbe, almeno alle primarie, anche Francesco Storace con il plauso dell’ex sindaco Gianni Alemanno che le primarie a destra le vuole. Come dire, la nuova destra che avanza. Solo che mettere insieme i Fratelli di Giorgia Meloni, la cui candidatura sfuma di giorno in giorno, i neo Salviniani nostrani e Forza Italia (che le primarie non le ha mai volute nonostante l’accorato appello della Carfagna di stamane) e tutta la diaspora della destra estrema, risulta piuttosto difficile. C’è allora da chiedersi che senso avrà la manifestazione di tutta la destra (Salvini incluso) a Roma prevista a febbraio.
IL CASO MARCHINI – L’imprenditore Alfio Marchini a questo accrocco di destra non parteciperà perché vuole tenersi le mani libere rispetto agli schieramenti di destra e sinistra e dice che andrà da solo con la sua candidatura civica. Forse nella speranza di arrivare al ballottaggio, magari facendo confluire sul suo nome i voti di sinistra. Si assiste così ad una balcanizzazione della politica romana (responsabile del disastro attuale) appesa al gancio della confusione, senza una strategia e senza un programma che ridia dignità ad una Capitale visibilmente prostrata. Un cocktail di residuati di varia provenienza politica che alla fine nemmeno riescono a definire accordi fra loro. Se poi gli ‘emergenti’ o i ‘podemos’ de noantri dovessero essere i grillini che già annoverano 223 candidature dalle quali verrebbe scelto il possibile sindaco con qualche centinaio di voti, c’è da mettersi le mani nei capelli. Soprattutto per Roma regina di tutte le complessità e le contraddizioni che invece di un governo solido ha proprio bisogno per una rinascita che richiederà non anni, ma lustri.

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