Metro C, il progetto finale diverso da quello nel contratto

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Metro C, il progetto finale diverso da quello nel contratto

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Lo stop dei lavori ai cantieri della metro C prosegue almeno fino a quando il Consorzio dei costruttori non otterrà i 200 milioni vantati nei confronti del Comune, ma la interminabile storia di questa opera non finisce qui. Infatti ieri in conferenza stampa ad aprire un nuovo capitolo di questa interminabile e costosissima storia è stato l’ex consigliere comunale e oggi segretario nazionale dei Radicali Italiani che  a nome del suo partito ha presentato una diffida  al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi e al ministro Graziano Deirio. Basta fondi per proseguire l’opere Metro C perché  il Consorzio avrebbe iniziato i lavori a via dei Fori Imperiali senza l’approvazione del progetto da parte del Ministero Infrastrutture e per di più senza il nulla osta archeologico da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali.  Ma come è possibile che la Soprintendenza non abbia dato il nulla osta definitivo e il Governo abbia comunque concesso il finanziamento? Lo spiega Riccardo Magi, nel documento firmato con l’avvocato Francesco Mingiardi e  il prof. Antonio Tamburrino. «Nel 2009-si legge nel documento -è stato sottoposto alla Soprintendenza un progetto definitivo perla tratta SanGiovanni-Colosseo, totalmente diverso da quello affidato con il contratto. La Soprintendenza si è limitata ad autorizzare esclusivamente il programma di studi e ricerche archeologiche preventivi».  Quindi «il nulla osta ai lavori era chiaramente subordinato alla favorevole conclusione degli studi e delle indagini prescritti nel parere». Nel 2010 il Cipe approva il progetto della tratta T3 facendo proprio il parere della Soprintendenza. «Evidentemente-si legge nella memoria – il parere non è stato letto con la dovuta attenzione, altrimenti non si sarebbe potuto approvare il progetto per la mancanza del necessario nulla osta». Ma c’è di più, infatti anche il cantiere di via dei Fori Imperiali sarebbe irregolare perché il progetto per la prosecuzione dei lavori  non è mai stato presentato al Ministero Infrastrutture. Quindi il Cipe non ha potuto approvare lo stanziamento dei fondi. Ma i Radicali puntano anche il dito sui ritardi di 5 anni e gli  extracosti compresi nei 4 miliardi spesi sino ad oggi. Questioni sulle quali sono in corso  numerose inchieste giudiziarie. Tutti motivi che secondo i sottoscrittori della diffida, sarebbero più che sufficienti per risolvere subito  il contratto, salvo poi agire in giudizio per  accertarne le inadempienze da parte del Consorzio. Questa soluzione comporterebbe la successiva messa a gara dei lavori per il completamento dell’opera. La diffida dei Radicali tende sicuramente a fare luce su una vicenda che fa della metro C la linea più costosa del mondo, ma non tiene conto che il blocco dei lavori, peraltro già attuato, e i successivi infiniti contenziosi, di fatto porrebbero la parola fine su un’opera peraltro incompleta e con i cantieri aperti. Il che appare piuttosto improbabile anche vista la crisi occupazionale che si aprirebbe. L’impressione è che la parola definitiva spetti al Governo per un’opera che oltre alle evidenti irregolarità presenta buchi di pianificazione nel timing dei lavori. Si pensi solo che l’idea dei recuperi archeologici alla stazione di san Giovanni richiesta dalla Soprintendenza ne ritarderebbe la realizzazione di qualche anno. E scavare sotto una città come Roma dove tutto è reperto, storia e archeologia comporta difficoltà non sempre prevedibili.

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