“Pd Roma, correnti e capibastone comandano ancora”

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“Pd Roma, correnti e capibastone comandano ancora”

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Grande è il disordine sotto i cieli della politica romana, ma nonostante il commissariamento del “giovane turco” (definizione tutta interna alle correnti del Pd) Matteo Orfini nulla è ancora cambiato nel Pd romano travolto dalla bufera di mafia capitale. A dirlo è Marco Miccoli, oggi deputato, ma che è stato segretario cittadino di quel partito per due anni e mezzo sino alle politiche del 2013 rinnovando i fasti, che molti ricorderanno, delle feste de l’Unità a Caracalla. Tipografo, sindacalista oggi viene considerato un oppositore di Orfini. «Non ha smantellato le correnti e tanto meno emarginato i capibastone» ci spiega aggiungendo «come si giustifica altrimenti il pullulare di convegni, incontri iniziative dove appaiono sempre gli stessi nomi?». Senza nascondere il suo disappunto per quella indagine di Fabrizio Barca che ha diffuso la nomea di un Pd romano “cattivo e pericoloso”. In fondo quel Pd “cattivo” Miccoli l’ha governato sino a pochi anni fa. Non solo: Miccoli è stato fra quei pochi dirigenti che ha difeso Marino a ridosso del suo dimissionamento con tanto di firme dei consiglieri dal notaio. Vien da chiedergli se è ancora convinto di quella scelta.

R: “Certo, anzi io prevedevo esattamente quello che poi è successo e cioè la rinuncia del partito a governare la città. Risultato, oggi abbiamo una serie di commissari, al Giubileo, al Comune, al Partito ai quali è stata delegata la responsabilità che dovrebbe essere della politica. Per cui assisto a grandi kermesse di esponenti del passato, ma nessuna scelta. Una sorta di incredibile immobilismo. Manca la politica e non possiamo delegare tutto alle scelte dei tecnici perché spesso c’è bisogno di mediazioni e compromessi  nell’interesse generale”.

D: Ci scusi, ma veramente la politica ed una intera classe dirigente romana l’ha messa in crisi l’indagine di Pignatone.

R: “Certamente. Anzi le dirò che per come quella inchiesta è stata proposta dai media e resa spettacolo ha contribuito a mettere alla gogna la politica romana. Per di più c’è stato il nostro contributo a gettare il bambino con l’acqua sporca. Ma se la ricorda l’indagine di Fabrizio Barca, quella che giudica i nostri circoli pericolosi? Una affermazione allucinante, perché chi li ha frequentati può dire che non funzionano oppure denunciare che c’era il capobastone di turno che ne condiziona le scelte definirlo “pericoloso” in coincidenza della inchiesta su mafia capitale è ingiusto nei confronti di tutti i militanti onesti che sono la stragrande maggioranza.

D: Eppure il partito è stato commissariato da Orfini?

R: “Dopo quello che è successo, tutto sommato, era un atto dovuto, ma il commissariamento dovrebbe servire per riorganizzare il partito, per mettere in campo una nuova classe dirigente. Invece non ho ancora capito cosa si stia facendo. Che cosa sta facendo realmente il commissario? Cosa c’entra  con Mafia capitale chiudere i circoli e non coinvolgere nella discussione il corpo del partito? Anzi, se proprio dobbiamo farci una autocritica questa riguarda proprio una discussione asfittica condizionata dalle correnti interne al partito. Ma la gestione commissariale non ha attenuato le polemiche e non mi risulta che sia stato cacciato nessun capo bastone”.

D: Tuttavia si avvicinano le primarie in vista delle prossime elezioni e non pare di vedere un grande fermento, anzi nonostante i banchetti di fine settimana, il partito romano (e non solo) appare indebolito.

R: “Noi siamo in grave ritardo, ad esempio sulle alleanze, sulle regole delle primarie, sui contenuti, per non parlare dei candidati. Tutto questo ancora non c’è e quindi penso che rinviare tutto a gennaio significhi già essere fuori tempo massimo. Il quadro delle alleanze dovrebbe già essere chiaro. Su Marino abbiamo rotto con Sel nonostante questa alleanza a sinistra funzioni in Regione, come ha ribadito Zingaretti. Le stesse alleanze funzionano  nei municipi, ma questo nodo non è ancora stato sciolto e ancora non sappiamo se le primarie saranno di coalizione o meno”.

D: L’impressione è che a sinistra del Pd non ci sia poi questa grande volontà di rientrare nella coalizione.

R: “Sembrerebbe di si. Posizioni un pò stravaganti di Sinistra Italiana, ma penso che l’amico Fassina dovrebbe ascoltare gli umori dei municipi storici governati della sinistra, dalla Garbatella al Tiburtino. Ebbene, lì sarà complicato spiegare che non si farà l’alleanza con il Pd per riconsegnare Roma all’ignoto solo perché Democratici e SI non vanno d’accordo. Senza una discussione sul programma e delle candidature da sostenere sia assolutamente. E il discorso non vale solo per Roma ma per tutte le grandi città che andranno a votare. Insomma, andare ad ascoltare le kermesse degli altri come quella di Rutelli, sarà pure importante ma lontano dai problemi che abbiamo”.

D: A Roma i sondaggi danno comunque il Pd perdente e in larga misura.

R: “Certo, ma se non si mette in campo una candidatura, un programma e una coalizione tocca spiegare cosa si andrà a dire agli elettori?   Soprattutto ci vuole un candidato. Quasi sempre i candidati si sono legittimati con le primarie vedi il caso Marino e non mi pare che gli altri partiti stiano mettendo in campo ipotesi credibili soprattutto nel centro destra. Compresi i 5Stelle che non danno l’impressione di voler vincere a Roma dove la complessità dei problemi potrebbe penalizzarli alle politiche. Basta guardare cosa succede a Livorno, Civitavecchia, Pomezia, ma soprattutto alla loro rinuncia di proporre candidati di peso come poteva essere Di Battista”.

D: Insomma lei è convinto che una sinistra unita a Roma ha ancora delle chance?

R: Ne sono convinto anche perché molti consensi si spostano nel corso della campagna elettorale, ma le dirò di più. Il partito deve  ricucire un rapporto con Marino.

D:Al momento non pare che l’ex sindaco sia molto disponibile.

R: “Ignazio si dovrebbe mettersi a disposizione del suo partito e dimostrando di stare dentro la discussione del Pd. Solo se lui farà questa scelta si pota definire definire il suo ruolo per dare una mano”.

D: Come candidato?

R: “Io penso solo che la sua esperienza di governo, pur fra incertezze discontinuità, non si possa buttare a mare e anzi vada rivendicata dal Pd. Poi come utilizzare l’ex sindaco lo stabiliremo tutti insieme”.

D: Però che con un partito come lo descrive lei, c’è il rischio che il candidato a sindaco venga calato dall’alto. Dallo stesso Matteo Renzi.

R: “Il rischio c’è, ma dobbiamo fare di tutto per evitarlo, intanto con la discussione. E’ il partito romano che deve scegliere senza dimenticare che anche Rutelli nel 2008 fu imposto dall’alto con il risultato che sappiamo, proprio mentre Zingaretti vinceva alla Provincia. Rimane quindi valido il modo in cui Marino è stato scelto indipendentemente da come è andata a finire. E allora,via alle primarie di coalizione, senza pasticci con è successo alle regionali in Liguria e con una coalizione limpida. La parola passa ad Orfini che dovrà decidere se lasciarsi imporre o meno un candidato imposto dall’alto”.

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