Rai, Monte Bianco, la Balivo e la parabola delle “Del Noce girls”

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Rai, Monte Bianco, la Balivo e la parabola delle “Del Noce girls”
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1 milione di persone . Questi sono i numeri di chi, ieri, ha avuto la costanza di vedere la “Sfida verticale” di Caterina Balivo. Praticamente gli abitanti della Val D’Aosta, quelli di Aversa, quelli di Como (ha vinto infatti Zambrotta, per la cronaca) e i fedelissimi di “Detto fatto”.

All’arrivo in vetta una raggiante Caterina Balivo si è emozionata tantissimo ma non è riuscita a trattenere una di quelle domande che rimbalzano dentro il vuoto che c’è dentro ognuno di noi: “cosa si vede da lassù?”. La risposta epica sarebbe stata “sto@@@” ma purtroppo non è stata data perdendo così l’ultima occasione di dare un senso ad un programma talmente inutile che dubitiamo possa avere importanti ricadute sui flussi turistici in Val d’Aosta.

PROMOZIONE A RAIUNO? –  A questo punto però, per la dura legge del flop, Caterina Balivo, che non realizza un risultato decente in prima serata nemmeno se spengono tutti gli altri canali dovrebbe quanto meno essere promossa a Raiuno. Anzi, sarebbe il caso di cominciare subito, magari affidandole la conduzione del capodanno affiancandola magari a Flavio Insinna, uno dei papabili tra i nomi in circolazione. Sarebbe il ritorno del figliuol prodigo e farebbe la felicità di Giankaleone: i rapporti con Teodoli sono tesi in questi giorni, sono passati i tempi in cui la Balivo era la regina di Raidue, al calduccio del pomeriggio. Sono volati quasi tre anni, “Detto Fatto” ha raggiunto il ragguardevole traguardo delle 500 puntate ed ha spiccato sulle macerie di una rete con un risultato che avrebbe fatto gridare allo scandalo solo poco tempo fa. Ma adesso Caterina è scontenta, crede di non essere stata tutelata.

LE DEL NOCE GIRLS – É interessante come le “Del Noce girls” abbiano comportamenti comuni: tutte scalpitano perché credono di avere crediti da esigere per non si sa bene quali meriti. Tutte ardono dal desiderio per la consacrazione della prima serata che non arriva mai, anche perché quando arriva porta con sé risultati deludenti. E, soprattutto, tutte credono sempre e comunque che il fallimento, quando le coglie, non dipenda da loro ma dal progetto non all’altezza o dalla squadra di autori che non ha saputo valorizzarle. Doti come l’umiltà o la consapevolezza sembrano non appartenere a queste erinni del video che hanno come unica vera fortuna quella di non avere un capostruttura, un dirigente o un direttore che le indichi a muso duro qual è la via d’uscita e che non si fa la televisione per diritto divino ma perché si è brave a comunicare qualcosa al pubblico. E se non c’è il pubblico, c’è poco da fare, vuol dire che non si è brave.

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