Rai, “Il dono” di Leone a Paola Perego

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“Non dite che non vi era stato detto”, cantava Elio. Ci sono programmi che escono allo scoperto con una disarmante sincerità. Parliamo de “Il dono”, il programma che debutterà sabato prossimo, 19 dicembre, su Raiuno.

E’ da questa estate che ce lo dicono, nella più grande operazione di Tv sincerità mai apparsa sugli schermi: “quando il perché è forte il come si trova sempre”. Meglio di così! Il “perché” non è forte, è fortissimo e si chiama Lucio Presta, l’agente capace di fare il bello e il cattivo tempo su Raiuno grazie ad una scuderia eccellente, e il “come” si è trovato, come sempre e così, nonostante l’insuccesso di “Così lontani così vicini” e agli ascolti non certo brillanti di “Domenica In” ci ritroviamo di fronte a Paola “Frozen” Perego con quel faccino poco espressivo che oscilla tra due uniche possibilità: l’annoiato scic e il “ma che ci faccio qui?”. La Rai è una di quelle società (purtroppo non l’unica in Italia) dove, il fallimento genera premi, in una perseveranza che supera il concetto stesso di diabolico.

Ipotizziamo che “Il dono” sia una partita di calcio di quelle dove puoi scommettere attraverso un agenzia on line che ti invoglia a puntare con una quotazione: ecco, quella quotazione sarebbe di 20:1 per un successo secco e senza dubbi di sorta. Perché siamo così aspri e ci lanciamo in un giudizio in anteprima? Mah!, forse perché siamo scettici di fronte allo slittamento del programma al di fuori del periodo di garanzia. Ricordiamo attraverso Wikipedia che il “periodo di garanzia è quella fascia temporale entro cui le emittenti televisive garantiscono agli investitori pubblicitari una certa garanzia di risultati (in termini di audience media). Se l’emittente non raggiunge i risultati promessi rimborsa gli investitori pubblicitari oppure gli fornisce altri spazi pubblicitari gratuitamente”. Se il programma era stato presentato a giugno come debuttante in autunno, a novembre ed alla fine si è deciso per blindarlo in onda il 19 dicembre un motivo ci sarà e noi sospettiamo che sia sempre lo stesso.

E poi siamo scettici di fronte ai format stranieri che devono essere un successo da noi perché hanno avuto un buon risultato in patria soprattutto se sono format che consentono di fare quello che Maria de Filippi fa dal 2000. E non basta definirlo un format “emotional” per differenziarlo dalla categoria “people show” di C’è posta per te. Queste sono menate da ufficio marketing, buone per giustificare il lavoro di interi dipartimenti bravi a coniar termini ma che, troppo spesso, non hanno mai fatto televisione. E, soprattutto, sono regole che possono valere nei paesi anglosassoni, dove i conduttori sono scelti con dinamiche totalmente diverse da quelle italiane. Siamo curiosi di vedere il gradimento della Perego, come viene apprezzata, percepita, riconosciuta dal pubblico. Siamo abbastanza sicuri che non occupi il podio tra le beniamine della tv. Comunque Natale è alle porte e per Paola “Frozen” il regalo è arrivato in anticipo…pardon…il dono.

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