Comunali: Se a Roma il Pd piange a Milano non brilla per allegria

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Comunali: Se a Roma il Pd piange a Milano non brilla per allegria

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Se Roma piange Milano non ride o probabilmente piange un po’ meno. Questo il raffronto di due realtà politiche in vista delle prossime comunali perché se nella capitale grande è la confusione sotto i cieli della sinistra, non è che a Milano le cose vadano meglio. Anche da noi il candidato del Pd dovrebbe venir indicato dalle primarie alle quali recentemente il commissario del Pd romano Matteo Orfini ha invitato addirittura il fuoriuscito Stefano Fassina a candidarsi. Cosa che il fondatore di Sinistra Italiana non pare abbia particolarmente gradito visto che da tempo nega il sostegno ad una coalizione con il Pd e muore dalla voglia di candidare se stesso. Ma c’è anche Ignazio Marino, considerato dai militanti di Sel una vittima dopo che i seguaci di Vendola gli avevano quasi tolto la fiducia a luglio, che avrebbe intenzione di candidarsi “per non far ritornare le mafie”. Argomento gradito anche a quella parte dei militanti del Pd che manifestarono sotto il palazzo Senatorio perché non si dimettesse. Divisioni e pulsioni che tutto sommato farebbe solo perdere il Pd già ai minimi storici secondo i sondaggi. A meno che Renzi finalmente tiri fuori un nome di sicuro prestigio dal suo cilindro. Che negli umori dei ranghi sempre più ridotti della base Democratica non pare proprio essere quello dell’ex radicale, margheritino, già rutelliano, Giachetti. Tanto che nonostante le ripetute smentite e la sua dichiarata intenzione di fare il capo della Polizia, continua a ricicciare fra i cultori della materia il nome del prefetto Franco Gabrielli. Se ci spostiamo dalle ancora tiepide rive tiberine e ci inoltriamo nella brumose pianure del nord, per il Pd le cose dovrebbero andare meglio, soprattutto dopo l’incontro dei giorni scorsi fra Renzi e Pisapia che hanno concordato le primarie milanesi. Come a Roma anche a Milano la destra è allo sbando e non ha ancora scelto il suo candidato, mentre il conduttore Mediaset Del Debbio, sino a qualche tempo fa favorito, non se la sente certo di competere con Sala il quale cammina sulle acque del successo Expo. Eppure anche qui le cose non sono così semplici perché Pisapia, che ha rinunciato a ricandidarsi, vuol lasciare l’orma di sè per i posteri anni sostenendo la sua vice Francesca Balzani, la quale sbarcò da Genova nel 2013 per sostituire al bilancio Tabacci, ormai proteso verso mete parlamentari. Insomma, Francesca non è proprio un prodotto del vecchio Pd milanese, oggi quasi tutto sdraiato sulla linea di Renzi, ma è ben vista dai resti dello schieramento arancione che sostenne Pisapia. Così non è per il terzo (forse) competitor, l’ex assessore al sociale Pierfrancesco Majorino che di quel vecchio partito è espressione sia pure originale. Situazione complessa per cui nè Sala nè la Balzani hanno ancora sciolto la riserva mentre fervono in queste ore le trattative dalle quali già si capirà chi sarà il candidato vincente del Pd alle comunali. Certo Sala parte favorito da un blocco politico che va dal partito renziano, ai moderati, sino a Comunione e Liberazione alle organizzazioni cattoliche dipendenti dalla Curia. Non spaventa nemmeno la candidata grillina frutto di una consultazione da cortile con qualche centinaio di militanti. Anzi, si dice che Sala potrebbe vincere addirittura al primo turno. In ballo c’è il futuro di una città che oltre all’area Expo prevede di svilupparsi anche verso le caserme di Baggio e l’area sud. Ballano investimenti miliardari per poli o centri di sviluppo sul modello dell’area di porta Garibaldi. E contrariamente a Roma, dove tutto è bloccato, a Milano si gioca la vera partita dello sviluppo non solo cittadino forse per i prossimi decenni. Comprensibile l’interesse per Sala del presidente del consiglio che a Milano la partita non la può proprio perdere. E a Roma? Lasciamo le previsioni agli appassionati.

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