Atac, se fosse rimasto assessore Esposito avrebbe cacciato tutti i dirigenti

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Atac, se fosse rimasto assessore Esposito avrebbe cacciato tutti i dirigenti

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Se qualcuno si attendeva che il senatore Stefano Esposito, dopo la breve esperienza all’assessorato capitolino ai trasporti, rientrasse nei ranghi della sua attività parlamentare, si sbaglia di grosso. Perché evidentemente a lui la ‘questione romana’ della quale è stato escluso con il commissariamento del prefetto Tronca,  è entrata nel sangue.

Forse perché aveva intravisto soluzioni magari drastiche ma efficaci per il trasporto pubblico. Per questo ai microfoni di Radio Cusano Campus dopo aver parlato della sua condanna per diffamazione di alcuni No Tav preannunciando il suo ricorso in appello, ha confermato  di essere a disposizione del Commissario per quanto riguarda la questione trasporti nella Capitale.

PAROLE FORTI – «Io non sono alla ricerca di niente» ha detto subito per sgombrare il campo da ogni equivoco sulle sue personali ambizioni. Ma parlando dello sciopero dipendenti TPL ricorda di aver trovato delle soluzioni che sono rimaste lettera morta per ragioni che non gli sono chiare. «Faccio politica, sono un senatore della Repubblica, mi occupo di trasporti – ha aggiunto. Se serve una mano sono disponibile a darla. Ancora oggi molti cittadini continuano a scrivermi per quanto riguarda la questione trasporti». Ma in Atac «bisognava fare una rivoluzione, cambiare in maniera drastica tutti i dirigenti e i responsabili delle linee». Poi ha aggiunto drasticamente «fossi nel Prefetto Tronca, metterei le mani sui dirigenti di Atac, più che farli ruotare ne licenzierei la gran parte. Avessi avuto un mese più li avrei cacciati tutti….»Posizione nota la sua che evidentemente non risparmia la dirigenza che si è succeduta anche con l’amministrazione Marino.

FRECCIATINE AL M5S– Un’ultima fulminante battuta, Esposito, l’ha riservata al caso Livorno sommersa dai rifiuti. «É inutile che i 5stelle continuino a dire che vogliono essere messi alla prova se poi quando vengono votati non risolvono nessun problema. Devono evitare di far pagare ai cittadini il prezzo della loro incompetenza». E cita l’esempio di Parma, dove hanno conquistato il Comune dicendo che non ci sarebbe mai stato l’inceneritore, ma lì «per fortuna il termovalorizzatore funziona. A Livorno si sono fatti eleggere e ora si trovano con l’immondizia in mezzo alla strada». Critica opportuna, ma che potrebbe in futuro valere anche per Roma e per il Lazio dove, negata (anzi esaltata come grande scelta ambientalista) l’implementazione di impianti di incenerimento, i rifiuti della capitale vengono esportati al Nord o addirittura all’estero per venir bruciati con costi rilevanti. Forse anche questo caso meriterebbe una delle fulminanti battute del combattivo assessore.

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