Elezioni Roma, Pippo Civati candida il radicale Riccardo Magi

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Elezioni Roma, Pippo Civati candida il radicale Riccardo Magi

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Pippo non lo sa. Chissà se ancora qualcuno ricorda quella canzone sincopata degli anni 40 del secolo scorso. Perché il Pippo dell’evo postmoderno, Pippo Civati, pare non sappia ancora cosa farà da grande. Intanto nelle migliori tradizioni della ‘sinistra sinistra’ che non fa in tempo a costituirsi e già esplode in mille pezzi, qualche sabato fa al Quirino non c’è andato. Peggio, non ha mandato nemmeno un telegrammino di incoraggiamento ai Fassina, D’attorre, Fava ecc. che si apprestavano a varare il nuovo Gruppo parlamentare di Sinistra Italiana con la benedizione di Vendola e la finta indifferenza del Pd, minoranza compresa.

Ma se Pippo non ha ancora ben chiara la sua strategia, deluso dai compagni della “sinistra sinistra” che non hanno sostenuto i suoi referendum, quello che sa per certo è che si deve distinguere da tutti e a tutti i costi anche da quella diaspora di sinistra che pure dovrebbe essere il suo Humus naturale. Così, lui lumbard doc, ha deciso di occuparsi del dopo-Marino, e come riporta il “Fatto Quotidiano on line”, ha individuato l’uomo giusto per la poltrona più importante del Campidoglio. “Nientepopodimenoche” Riccardo Magi, 39 anni, consigliere comunale uscente eletto nella lista civica di Ignazio Marino e appena nominato segretario dei Radicali italiani.

Decantata la mercanzia, Pippo ci fa saper che Magi ha un profilo di sinistra (sic) ed è reduce da un ammirevole lavoro in consiglio comunale. Intanto il primo passo da compiere sarebbe convincere Ignazio Marino a non ricandidarsi, che sarà piuttosto dura dopo che Ignazio al Pd di San Basilio ha dissotterrato l’ascia di guerra. Ma la proposta di Pippo metterebbe soprattutto i bastoni fra le ruote alla candidatura di Stefano Fassina che, sin dal Quirino, aveva dichiarato chiusa l’esperienza di Marino nonostante i flebili lamenti dei seguaci dell’ex capogruppo Peciola. Tutti ex consiglieri comunali in cerca d’autore, ma soprattutto di un ritorno in Aula Giulio Cesare che gli attuali sondaggi garantirebbero forse soltanto a un paio. Se le cose stanno così il commissario del Pd romano, Orfini, tirerebbe un sospiro di sollievo perché il suo partito ridotto ai minimi storici (almeno dai sondaggi), non dovrebbe vedersela anche con i transfughi alla sua sinistra e con Sel, spappolati in più rivoli.

Tutto sommato un siparietto di poco conto di fronte alla possibile avanzata delle orde grilline anche se prive nel simbolo del nome del loro storico leader e fondatore. Ci sia consentita un’ultima osservazione. La destra resta attanagliata dalle incertezze di Giorgia Meloni che con i processi in corso non ha alcuna intenzione di ritrovarsi fra i piedi i residuati bellici dell’era Alemanniana e il rifiuto di Marchini, troppo a sinistra per lei e Salvini. I grillini contano sui quattro gatti che voteranno on line per la scelta del candidato/a sindaco/a e i democratici si affidano agli effetti salvifici delle primarie. Ma c’è chi ormai è convinto che alla primavera prossima non si andrà a votare. Il giubileo, il terrorismo ecc. ecc.

E in effetti chi ha avuto l’onore di incontrare il commissario Tronca, non ha ricavato l’impressione che di qui a 6 mesi sia pronto a levare le tende. Staremo a vedere. In fondo che i romani fremano per andare al voto è tutto da dimostrare. A loro, che sono la maggioranza silenziosa, basterebbe che qualcosa in questa città funzionasse. Giusto quel tanto che basta per campare decentemente.

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