Piazza Indipendenza, occupato l’ex palazzo Federconsorzi

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Piazza Indipendenza, occupato l’ex palazzo Federconsorzi

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Paradossale ma s’avvera, in una città che ha bisogno come il pane di riqualificare gli immobili c’è chi si arroga il diritto di occuparli abusivamente. Nel silenzio generale. Succede a Roma, a piazza Indipendenza, in pieno centro e alle porte del Giubileo, che il palazzo storico (ex Federconsorzi), realizzato negli anni 50, grande quanto un isolato e affittato dalla Sea, sia diventato “zona franca”. Lo segnala la società stessa ricordando che lo stabile si trova in un punto strategico della capitale, tra le fermate delle Metro A e B, accanto al Consiglio superiore della magistratura e vicino alla Stazione Termini, ad Ambasciate e Ministeri. Ma il piano di riqualificazione è fermo, perché coloro che attualmente lo occupano «dopo aver messo in fuga la vigilanza armata, controllano l’immobile con assoluta tranquillità.

E hanno pure installato le parabole per vedere meglio la TV. Vane, finora, sono state le denunce e le segnalazioni alle autorità.» La società proprietaria dell’immobile paga nel frattempo 45mila euro a bimestre di luce e acqua. «È una situazione paradossale – prosegue il comunicato – in questo caso il diritto sembra funzionare al contrario. Il fare impresa non è tutelato. Nessuno ci ascolta. Poi ci lamentiamo della crisi, quando un edificio così importante, che potrebbe generare tantissimo lavoro, soprattutto nei settori dell’indotto, viene sequestrato abusivamente nell’indifferenza generale.» Da 2 anni il palazzo è occupato da un gruppo di 400, di abusivi di origine africana, profughi dall’Eritrea e dall’Etiopia. «Nella totale incuria del Governo italiano nei confronti dei profughi, si sono arrangiati da soli, aiutati da organizzazioni di sostegno italiani.» Famiglie intere con madri e bambini come illustrava un articolo del giugno scorso di Repubblica sottolineando che gli occupanti mantengono l’ordine e la pulizia all’interno dello stabile di via Curtatone.

Insomma, una comunità ordinata e disciplinata che non può di certo eccitare il razzismo diffuso, ma esistono anche le legittime istanze di una proprietà che rivuole l’agibilità dell’immobile. C’è da augurarsi che prima del possibile sgombero forzato il Governo trovi una soluzione alternativa altrimenti fenomeni analoghi, dove già assistiamo a numerose occupazioni di sfrattati e senza casa, potrebbero estendersi nel tessuto urbano soprattutto in quelle numerose aree abbandonate di degrado che questa testata ha più volte segnalato.

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