Per la Sinistra Italiana di Smeriglio alleanze tutte da decidere

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Per la Sinistra Italiana di Smeriglio alleanze tutte da decidere

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Il vice presidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio viene considerato uno dei dirigenti politici più vicini a Nicola Zingaretti con il quale ha costruito quella coalizione di centro sinistra che oggi Governa il Lazio. Docente sino al 2011 presso la facoltà di Scienze della Formazione di Roma Tre, ha lavorato per diverse imprese ed enti nel settore della formazione, comunicazione d’impresa e gestione delle risorse umane. Scrittore e giornalista ha pubblicato numerosi saggi e due romanzi, “Garbatella combat zone” e “Suk ovest – banditi a Roma” e il suo ultimo lavoro dal titolo “A fattor comune – Visioni e buone pratiche per fare Sinistra”. Dal 2001 al 2006 è stato Presidente dell’XI Municipio di Roma, dal 2006 al 2008 deputato di Sinistra e Libertà e successivamente Assessore al Lavoro alla Provincia di Roma governata da Zingaretti. In seguito alla nomina a vicepresidente della Regione ha rinunciato al seggio parlamentare. Oggi è uno degli esponenti di Sinistra Italiana che sabato al teatro Quirino ha battezzato il nuovo gruppo dei 35 parlamentari cui aderiscono esponenti quali Fassina e D’Attorre usciti dal Pd. E su questa novità politica abbiamo aperto l’intervista.

Allora, la “Cosa Rossa” di cui si parlava da tempo è finalmente nata. Un partito vero e proprio alla sinistra del Pd.

Intanto va detto che per fare un partito ci vuole tempo, ma è evidente che l’iniziativa di sabato ha risposto alla domanda di ricomporre una sinistra solida e di governo alternativa al Partito della Nazione cui aspira Renzi. A gennaio ci sarà una iniziativa di cultura politica con la presenza di filosofi, scienziati, artisti perché il tema della cultura politica per noi è decisivo…

Ci pare che in questa direzione vada il suo ultimo libro…

Guardi, per noi la cultura è importante se non si vuol ridurre la politica a marketing o ai 140 caratteri di Twitter. Avviato questo percorso a gennaio ci vorranno almeno 7/8 mesi per costruire il partito nei territori…

Chiaro, ma di mezzo c’è una campagna elettorale.

Per quella scadenza spero che si arrivi ad avere un simbolo e un linguaggio comune, ma valuteremo città per città la possibilità o meno di accordi di coalizione. Fatto salvo che non c’è più il meccanismo di prima, quello di “Italia bene comune” con un Pd che allora era a trazione bersaniana. Ma per me non c’è neanche un automatismo al contrario che esclude le alleanze con il Pd. Certo è che le nostre posizioni sono sideralmente lontane da quelle di Renzi: Italicum, Jobs Act, politiche sul lavoro, Mezzogiorno ecc. Comunque il Pd non è il nostro nemico. Inoltre alle amministrative non si misura un nuovo partito, ma le alleanze possibili per governare le città.

Tuttavia Fassina dice che Sinistra Italiana non è il “low cost” del Pd.

Battuta azzeccata perché segna la nostra autonomia, ma questa non si misura in metri di vicinanza o distanza dal Pd, ma verificando se i programmi, città per città, possano combaciare.

Eppure Fassina apre ai 5Stelle.

Ho già detto che prima ancora dei programmi noi misuriamo i valori. È possibile che si sia d’accordo con loro su acqua, ecologia acquisto solidale, ma c’è una distanza che si consuma sui grandi temi della democrazia, della partecipazione, sulla solidarietà contro il razzismo. La battuta vale quindi rispetto all’eventuale ballottaggio fra i 5Stelle e un candidato dichiaratamente di destra. Ma mi sembra tutto molto prematuro.

I nodi elettorali di Milano e Roma non sono però così prematuri.

A Milano al momento ci sono le primarie con due candidati, Fiano e Majorino, e noi sosteniamo quest’ultimo. Ma se da palazzo Chigi viene calato Sala noi non seguiremo il Pd perché si sgancerebbe con forte discontinuità dalla straordinaria esperienza di Pisapia. Su Roma ci stiamo appena muovendo fra le macerie di una gestione miope del Pd sulla vicenda Marino che ha impedito una discussione franca davanti al popolo in Consiglio. Senza considerare che il Pd è stato il fautore della espulsione di Sel dalla Giunta con l’immissione di tre turborenziani…

Lei parla di “espulsione” mentre si dice che siate stati voi a uscire dalla maggioranza.

Argomentazione fasulla perché noi veniamo buttati fuori dalla Giunta. Il nostro vicesindaco Luigi Nieri viene fatto oggetto di una campagna stampa denigratoria e rimette il suo mandato perché è una persona per bene e Marino accetta le sue dimissioni in 11 minuti. Quando quelle di Improta hanno ballato sul tavolo del Pd per mesi. Questa è stata “l’espulsione” voluta dal partito di maggioranza anche per Marino. Con la motivazione discutibile degli scontrini. Ben altro di quanto sta emergendo sul governatore della Campania De Luca.

Tuttavia le vostre critiche al sindaco erano precedenti al rimpasto di luglio.

Certamente sì. Non abbiamo mai nascosto le critiche. Pensiamo che Marino abbia fatto cose molto buone sui Fori, i diritti civili, la gestione dei rifiuti ecc., ma ha praticato un riformismo senza popolo, senza costruire un blocco sociale e una alleanza con la città. Poi ha anche sbagliato, in perfetto stile renziano, con i sindacati, i dipendenti o i tagli al sociale. Ma siamo stati sempre leali sul programma perché pensavamo di ancorare a sinistra l’esperienza Marino.

Qui a Roma però il Pd, vostro alleato naturale, è in piena crisi.

Per noi sarà molto difficile riaprire una discussione se non si verifica una discontinuità nel gruppo dirigente di quel partito…

Si riferisce in particolare al commissario Orfini?

Non c’è bisogno di fare nomi, ma il problema esiste sia a livello locale che nazionale. Le cose potrebbero cambiare se in quel partito cominciasse a circolare aria nuova con una fase congressuale, un ritorno alla democrazia e un recupero di valori.

Fassina ha parlato di un programma sociale ed economico di tipo keynesiano per Sinistra Italiana, mi pare comunque che un programma di questo tipo la Regione lo stia già realizzando.

Non c’è dubbio, e noi siamo molto soddisfatti di quanto si va facendo nonostante le difficoltà di bilancio e il clima pesante che si è creato per la politica con i processi in corso. Se ne sono accorti anche i vertici nazionali del Pd e non a caso tirano per la giacchetta Zingaretti per sopperire a un deficit di direzione politica locale. Lo stesso Renzi ha apprezzato l’esperienza del Lazio nella conferenza Stato/Regioni, cosa che non è mai accaduta prima. Ma faccio notare che in questa Regione non c’è il Partito della Nazione, ma una alleanza solida di centro sinistra. Il che dovrebbe indurre a capire che quando c’è un centro sinistra capace si può governare bene da sinistra.

Lei ha anche delle deleghe importanti oltre alla vice presidenza, qual è quel segno di sinistra di cui parla nella sua attività di amministratore.

Il segno si nota in tutta la mia attività ma ce ne sono alcune in cui si manifesta palesemente. Ad esempio il progetto “torno subito” per il quale destiniamo 600 euro mese alla formazione del cittadino. Una forma specifica di reddito minimo per un anno, vincolato a studenti, laureati o laureandi che per sei mesi possono formarsi in centri di eccellenza italiani ed esteri per poi tornare e trasmettere qui le competenze acquisite. Sono già partiti 1500 giovani, per il 2016 faremo partire 3000 ragazzi della nostra regione che oltre al contributo mensile vedranno coperte le spese per viaggi, stage e corsi.

Ancora altre iniziative?

Il bando a sostegno della ricerca per cultura, bioscienze e riconversione ecologica. Senza fare un bando burocratico, ma partecipato, abbiamo chiamato  tutti i ricercatori del Lazio e soggetti pubblici e privati. Oggi abbiamo 300 ricercatori qualificati che operano su progetti avanzati negli enti di ricerca, sostenuti dalla Regione.

Lei ha anche la delega alla formazione in senso lato.

Sulla formazione abbiamo una grande responsabilità perché da qui al 2020 dobbiamo programmare quasi un miliardo di spesa. Adesso uscirà un bando sui mestieri, un altro sul co-working, per il quale artigiani, architetti, ingegneri ecc. possono mettersi insieme e veder finanziata dalla Regione l’avvio dell’impresa comune. E poi è stato elaborato un piano di processi formativi per le aziende che investono sulla innovazione. Ricordo anche l’accordo con Costa Crociere che consentirà l’assunzione del 70% delle persone in formazione presso la compagnia.

Per finire torniamo al rapporto cultura e politica e parliamo del suo libro.

Come la penso l’ho detto all’inizio, viviamo in una fase dove tutto è comunicazione che vive nel presente, con il rischio di alimentare il populismo con relativi capri espiatori, ma soprattutto di favorire quel primitivismo politico che spaventa perché tutto viene semplificato e banalizzato. E in questo il nostro Paese ha un triste primato. Con una rincorsa forsennata del nuovo, che pure tutti vogliamo, ma che rischia di risultare un incantesimo se non un imbroglio. Noi nel Lazio una “visione” che contrasti la politica sbrigativa ce l’abbiamo, per questo ho scritto il libro, perché la politica non è un oggetto di consumo ma un’occasione per molti che hanno bisogno di equità emancipazione e crescita.

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