Sciopero dei supermercati, niente spesa il 7 novembre: ecco dove

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Sciopero dei supermercati, niente spesa il 7 novembre: ecco dove

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Sabato pomeriggio spesa a rischio nei supermercati di Roma e Lazio, come nel resto d’Italia. Il motivo? I lavoratori dei supermercati e della grande distribuzione incroceranno le braccia e scenderanno in piazza contro il mancato rinnovo dei contratti nazionali. La manifestazione, annunciata nei giorni scorsi (da parte dei dipendenti delle società aderenti a Federdistribuzione, Confesercenti e Distribuzione Cooperativa), si intitola “Fuori tutti” e prevede, in caso di insuccesso della protesta, una seconda manifestazione il 19 dicembre, a pochi giorni dalle festività natalizie. I maggiori centri commerciali della capitale (così come quelli di Milano, Napoli e altre grandi città) vedranno capannelli e manifestazioni e la spesa sarà a rischio in tutta la città .

I sindacati organizzatori Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno ribadito in una nota le motivazioni della protesta.

Aumento del divisore orario per tutti portandolo a 168.
Alcune cooperative stanno dichiarando ai lavoratori che tale istituto sarebbe applicato soltanto ai neo assunti; ricordiamo che a questi ultimi viene già applicato tale divisore e che invece la richiesta fatta, come emerge in alcuni comunicati ufficiali delle imprese cooperative diffusi nei punti vendita, riguarderebbe la totalità dei lavoratori oggi in forza. A fronte di tali differenti posizioni esplicitate dalle cooperative consigliamo loro di tentare una sintesi.

Maggiorazioni per le ore supplementari, straordinarie, notturne, domenicali e festive.
Inutile dire che una riduzione di queste maggiorazioni peserebbe sul salario di tutti i dipendenti. Specifichiamo che per quanto riguarda il lavoro domenicale e festivo, considerato che alcuni contratti integrativi non hanno alcuna maggiorazione aggiuntiva, sia al sud che al nord, la riduzione graverebbe ulteriormente su chi ha già avuto la vita peggiorata dalle liberalizzazioni volute dal governo Monti.

Retribuzione assenze per malattia.
L’ultimo rinnovo del contratto nazionale ha già affrontato nel merito la richiesta avanzata dalle cooperative di trovare soluzioni che limitino eventuali tassi anomali di assenze per malattia, demandando a livello aziendale il confronto. Nessuna cooperativa (nessuna!) ha mai aperto confronti mirati e approfonditi con le organizzazioni sindacali per affrontare il problema. Alcune cooperative si sono limitate a chiedere deroghe al contratto nazionale con l’unico obiettivo di non retribuire le assenze brevi per malattia. Se le cooperative fossero convinte che esistano fenomeni di assenteismo, ossia che ci siano persone che fingono di essere malate, le organizzazioni sindacali, non potendolo escludere, rinnovano la disponibilità ad affrontare il tema implementando quanto già condiviso.

Eliminazione dei livelli cosiddetti terzo super e quarto super.
Abbiamo dato disponibilità a rivedere il sistema di classificazione che richiede sicuramente di essere aggiornato ma non con l’obiettivo di eliminare questi due parametri e di ridurre i costi. Abbiamo specificato che il mancato riconoscimento dei livelli con parametri intermedi non porterebbe automaticamente ad abbassare l’inquadramento, in quanto alcune qualifiche potrebbero essere portate al livello superiore (ad esempio i coordinatori di reparto potrebbero essere considerati un terzo livello).

Mantenimento delle 40 ore con divisore 168 e maturazione progressiva dei permessi per i neoassunti.
Tale norma era stata condivisa nell’ultimo rinnovo col fine di creare buona e stabile occupazione. Prima di confermare tale normativa abbiamo chiesto fin dalla presentazione della piattaforma di verificare che l’obiettivo fosse stato perseguito ma dopo quasi due anni dall’inizio del negoziato nessun dato ci è stato presentato.

Deroghe automatiche al contratto nazionale per la rete vendita del sud qualora ci siano criticità di bilancio.
Abbiamo categoricamente respinto la possibilità di contrattualizzare a livello nazionale condizioni differenti tra nord e sud ripristinando un sistema vecchio, obsoleto e ingiusto quali le “gabbie salariali”. Siamo consapevoli delle difficoltà del sud Italia: le innumerevoli vertenze occupazionali e riorganizzazioni aziendali e i sacrifici in termini di salario e diritti che le lavoratrici e i lavoratori hanno dovuto affrontare sono noti. È assurdo che, senza un confronto ampio sul futuro del sud Italia, ad oggi privo di qualsiasi politica economica da parte del governo, si possa liquidare il destino di metà del paese in una fredda e cinica norma contrattuale che cada sulla testa, o meglio nelle tasche, di tante lavoratrici e lavoratori.

Conferma delle inferiori condizioni contrattuali per le cooperative minori e ampliamento dell’applicazione del capitolo a loro dedicato.
Consapevoli delle difficoltà attraversate da queste cooperative negli ultimi anni, riteniamo che sia riduttivo decretare che una cooperativa in quanto piccola sia inevitabilmente debole economicamente: ci sono cooperative minori che anche in questi anni di crisi, grazie al lavoro di tutti quelli che vi operano, hanno raggiunto risultati positivi. Abbiamo chiesto pertanto che l’eventuale conferma di condizioni specifiche, quale la minor maturazione dei permessi retribuiti, sia demandata al livello aziendale, verificate le effettive condizioni critiche delle imprese.

Salario.
Prendiamo atto di quanto riportato su alcuni comunicati che non ci sarebbero pregiudiziali ad erogare gli 85€ di aumento contrattuale: bene! Resta da risolvere quanto sopra elencato.

“Queste sono le posizioni chiare e trasparenti che le organizzazioni sindacali stanno presentando alle lavoratrici ed ai lavoratori delle Coop di tutta Italia. Si può non condividere ma è inammissibile che si accusino le organizzazioni sindacali di dichiarare il falso.
Resta da esplicitare una posizione più ampia su quella che le cooperative chiamano “salvaguardia della competitività delle imprese attraverso pari condizioni contrattuali con le altre imprese del settore”.
Innanzitutto l’impianto contrattuale maggiormente flessibile vigente nel settore è contenuto proprio nel contratto della distribuzione cooperativa nel capitolo cooperative minori. Se dunque fosse vero che pochi punti percentuali di differenza sul costo del lavoro garantiscono la competitività delle imprese, dovremmo avere le piccole imprese più produttive e competitive, evidentemente così non è. Il divario contrattuale tra la distribuzione privata e quella cooperativa esiste da anni, anzi da sempre. Nonostante questo divario Coop è riuscita ad essere il marchio leader in Italia nella grande distribuzione, radicato da Nord a Sud in quasi tutte le province della penisola.
Le organizzazioni sindacali hanno da sempre enfatizzato la capacità della cooperazione di fare impresa garantendo più salario e più diritti. Ancora oggi, nonostante la crisi, difendiamo tale “distintività” e con essa il contratto nazionale. La capacità di una impresa di essere competitiva non si basa sul risparmio sul costo del lavoro. La cooperazione non è più in grado di sostenere i costi perché questo paese ormai da anni è stretto nella morsa dell’austerità. Non è attraverso il rinnovo del contratto che si risolleveranno i bilanci in sofferenza delle imprese, degli ipermercati, delle piccole cooperative e gli investimenti al sud, neanche se accogliessimo tutte le richieste! Crediamo così di aver fatto definitivamente chiarezza sui motivi che hanno determinato la scelta di proclamare gli scioperi indetti per i giorni 7 novembre e 19 dicembre 2015. Invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori di coop ad aderire alla mobilitazione, per difendere salario e diritti, i propri e quelli dei futuri dipendenti della Coop!”

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