Processo Mafia Capitale: Buzzi e Carminati restano in carcere. Parla Odevaine

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Processo Mafia Capitale: Buzzi e Carminati restano in carcere. Parla Odevaine
Roma, piazzale Clodio nel degrado

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All’avvio del processo di Mafia Capitale a Roma la folla davanti alla Sala Occorsio del Tribunale di Piazzale Clodio, sin dalle otto del mattino, è quella delle grandi occasioni: cittadini, avvocati, cronisti e telecamere hanno aspettato sin da prima mattina per entrare in aula. Decine di persone che seguiranno le oltre cento udienze previste nella aula bunker di Rebibbia. Davanti al tribunale anche lo striscione della Federazione Nazionale della Stampa con la scritta «No bavaglio». Il sindacato dei giornalisti protesta in sostegno dei 93 cronisti denunciati da un gruppo di avvocati difensori di imputati nel maxiprocesso dopo aver diffuso le intercettazioni telefoniche.

Alle ore nove dunque, gran parte degli imputati è entrata in aula per l’udienza inaugurale, tranne i principali protagonisti: Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. Il re delle cooperative e il boss romano sono rimasti nelle loro celle e da lì seguiranno il processo, Buzzi da Tolmezzo in Lombardia, Carminati da Parma (dove è detenuto a regime del 41bis). Anche l’ex Nar Roberto Brugia sarà in collegamento video dal carcere di Terni. A giudicare con rito immediato i 46 imputati è la decima sezione penale del Tribunale presieduta da Rosanna Ianniello. Presenti i pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini che hanno condotto le indagini.

In videoconferenza da Rebibbia l’ex capogruppo del PdL in Consiglio regionale, Luca Gramazio. Assenti anche l’ex presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti e l’ex capo dipartimento delle Politiche sociali di Roma Capitale, Angelo Scozzafava. In aula invece l’ex consigliere regionale Pd, Pierpaolo Pedetti, l’ex consigliere comunale PdL, Giordano Tredicine e l’ex di di Ama, Giovanni Fiscon. Ancora prima dell’inizio del processo hanno parlato i difensori di Buzzi e Carminati. Il primo, Alessandro Diddi, ha chiesto al Tar l’annullamento del divieto di essere in aula, affinché il suo assistito possa partecipare al processo, e ha fatto sapere che Buzzi chiederà nuovamente il patteggiamento.

Quanto a Carminati, il suo avvocato Giosuè Naso ha spiegato: “Farò parlare Massimo Carminati, stavolta è intenzionato a difendersi in modo diverso dal solito. Vuole chiarire molte cose e credetemi che lo farà sicuramente. Di tutta questa storia – ha spiegato – a Carminati ha dato fastidio soprattutto il fatto che il suo nome sia stato accostato alle parole ‘mafia’ e ‘droga’. Con la mafia non c’entra proprio nulla e la droga gli fa veramente schifo. E non parliamo delle armi che non sono mai state trovate”.

Ma il primo che ieri ha parlato dentro e fuori l’aula del processo è stato Luca Odevaine, ex capo di gabinetto al comune di Roma, ex capo della Polizia Provincia e da ultimo membro del Tavolo nazionale sull’immigrazione del ministero dell’Interno, accusato di corruzione aggravata, perchè avrebbe favorito Buzzi e Carminati nell’appalto del Cara di Mineo. Odevaine ha detto “Ho commesso l’errore di entrare a fare parte di un sistema, che di fatto era corruttivo” e si è dichiarato “dalla parte delle istituzioni”. “Ho deciso di collaborare con le istituzioni – continua Odevaine – perchè ritengo di avere commesso degli errori, poi ci sono punti di vista diversi sulle questioni”.

Questo processo può essere importante per cambiare le cose e in una pausa del processo ha dichiarato “Non è un sistema mafioso, a Roma in particolare. Come succede spesso nella Capitale le cose si trascinano. A Roma la mafia tradizionale investe nelle attività legali, ricicla soldi. La mafia tradizionale prevede un’affiliazione e una base di intimidazione e violenza che non mi sembra sia emersa su questa attività, poi ci sono situazioni criminali a Roma. Non mi sembra ci sia un’organizzazione criminale che riesca a gestire la città – ha aggiunto Odevaine – Ci sono più fenomeni ristretti come i Casamonica o Ostia ma non vedo una regia unica”.

“Il danno più grave che ha fatto Salvatore Buzzi – ha detto Odevaine – è dire che con l’immigrazione si guadagna più che con la droga, perchè non è più così. Qualche anno fa sì, ma da due o tre anni i margini di guadagno sono quasi nulli, infatti le gare vanno deserte. Con 35 euro a rifugiato le ditte fanno fatica a rientrarci e soprattutto lo Stato non paga, questo è il problema”. “Non si ragiona sulla qualità dell’accoglienza – ha spiegato – Mi auguro che questo processo apra una finestra sul fatto che lo Stato è insolvente su questa cosa e possono aprirsi spazi per infilarsi. Il sistema accoglienza come funziona adesso? Come prima, cioè non funziona. Un’altra delle cose più gravi create da questo processo – ha concluso Odevaine – è avere screditato il mondo delle coop ma così non è”.

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