Arriva il gigante Netflix, sfida ai palinsesti della tv classica

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Arriva il gigante Netflix, sfida ai palinsesti della tv classica
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Non ve lo volevo dire….ma in Italia è arrivata Netflix. Non è un concetto facile, per noi a letto dopo Carosello e i compiti prima della tv dei ragazzi, sennò niente. Ma tant’è. La tv via internet c’era già, o non ci abbiamo capito niente? Allora, un attimo. Con Netflix, opportunamente festeggiata con vippaio l’altro ieri a Milano, si apre un altro capitolo per la tv italiana. Ma prima di fare della filosofia, vediamo di capire che è ‘sto Netflix.

Niente paura, non è un alieno che si impossesserà di noi, di fatto è un catalogo. Ovvero, è una videoteca: tu ti abboni, e se sei connesso a Internet puoi guardare quello che scegli,ovunque – su Smart  tv, computer, smartphone e addirittura consolle di gioco- e comunque, cioè quando vuoi. Però devi essere connesso a Internet, perché non è come lo streaming dei servizi che già esistono; non è che scarichi quello che ti interessa e poi te lo vedi quando vuoi. È quando vuoi vedere, che te lo scarichi. Parlo di serie tv e di film, però devi iscriverti, perché così potranno “profilare” l’offerta proprio su di te e sui tuoi gusti. Sarà.

Come d’uopo in questi casi, il primo mese è gratis, che l’appetito vien mangiando e dal secondo mese in poi si paga. A prezzi popolari: da 7,99 euro al mese (niente HD, su un solo dispositivo) con l’offerta standard da 9,99 euro in FullHD e con due dispositivi utilizzabili a 11,99 euro (UltraHD, quattro dispositivi). Carta di credito o PayPal, diciamo pure che ad abbonarci possiamo farcela tutti. E a ripensarci pure, perché non è troppo complicato recedere. Tanto si paga dopo, e comunque non sono una geek nativa digitale, se volete i ragionamenti su diritti in Rete e perché e per come leggetevi Wired, ché lì sono del mestiere.

Quello che mi interessa è che si esce dalla logica che ci costringe e ci fa godere, ovvero dalla croce e delizia: il palinsesto. Ormai anche quando chiamo mia zia Francesca alle 21.15, mi dice sbrigati a dirmi quel che hai da dire che “ho il palinsesto”. Invece così non siamo obbligati a vedere quello che ci propongono, ma scegliamo noi quello che ci interessa di più. Cioè passiamo da spettatori, ovvero fruitori passivi di qualcosa deciso da altri, a  qualcosa di diverso. Ora la parola giusta non mi viene… forse quella che più si addice è clienti: lavoro, guadagno, pago, pretendo. Va bene, non pretendo, scelgo.

Nel ventaglio di serie tv amatissime oltreoceano e che hanno conquistato anche noi pastasciuttari – le carcerate di “Orange is the new black”, per dirne una, mentre la “nostra” “Suburra” uscirà per problemi di diritti soltanto nel 2016- niente House of cards, che resta di Sky. A proposito, che cosa penseranno chez Murdoch della nuova arrivata? L’a.d. di Sky Italia, Andrea Zappia, si dice “non preoccupato”, che tanto i contenuti che hanno loro sono più freschi e interessanti e sono già abituati alla concorrenza di Netflix negli altri paesi. Se è tranquillo lui, figuriamoci noi.

Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni, sostiene tout court che Netflix sia una sfida all’industria culturale italiana nel senso della competitività. Campo Dall’Orto, dal canto suo, pensa di mettere anche la Rai online con contenuti gratuiti, cui aggiungere proposte di alto livello a pagamento; in questo modo potrebbe catturare quegli inserzionisti pubblicitari presenti esclusivamente online, che secondo le sue stime frutterebbero anche 60 milioni di euro. Non è cosa facile, tra approvazione in Parlamento e l’individuazione di un fornitore di piattaforma tecnologica … Ma tutto questo per me è prematuro. Quindi benvenuta a Netflix e ora scusatemi, io ora devo guardarmi Carlo Conti!

 

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