Quel pasticciaccio brutto di Presta-rsi al gioco

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Quel pasticciaccio brutto di Presta-rsi al gioco

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Saranno solo coincidenze ma la storia si ripete: a Domenica In se c’è in giro Presta il regista interno campa poche puntate, ci puoi regolare l’orologio. Stagione 2013, Mara Venier torna trionfante alla “sua” Domenica In ma i risultati non sono quelli sperati: 14,35% con 2 milioni 223 spettatori, troppo pochi soprattutto in considerazione del traino di Giletti con la sua Arena. Dopo due puntate non si agisce sui contenuti, quindi sugli autori, sulla formula e nemmeno, ovviamente, sulla conduttrice. Si preferisce sostituire Giuseppe Bucolo, regista interno. La questione è annosa e delicata. E’ come dire che la Ferrari perde perché un operaio ha montato male un cartellone pubblicitario sulla collina di fronte. Non me ne vorranno i registi del piccolo schermo ma al cinema il regista ha delle responsabilità oggettive in caso di flop perché lo ha immaginato male, lo ha montato peggio, non ha saputo tenere la troupe e non ha saputo alimentare la sacra scintilla negli attori. In tv sono dei prigionieri del sistema. La scenografia? Quasi sempre appare dal nulla già approvata.

Gli apparati di visione vengono fuori come i funghi dopo un acquazzone e quando hanno comunque carta bianca nel decidere il progetto luci e quant’altro siamo sinceri, non è uno stacco sbagliato a decretare l’insuccesso di un programma. Lo spettatore lo nota ma lo inserisce semmai in un contesto più ampio di sciattume e di noia. E’ uno degli elementi, ma non il principale. Insomma se c’è un fuggi fuggi generale non è perché a casa esclamano “Ohibò, la grammatica televisiva non è corretta, dopo un primo piano ci vuole un totale per passare ad un altro primo piano”.

Non è così, puoi avvertire una vaga sensazione di disturbo ma se sei concentrato su quello che dicono perché è interessante nemmeno ci fai caso. Se cominci una stagione con un ameno dibattito (nel senso che ne puoi fare “ameno”) sulla passione e poi continui con una storia di violenza (nobile intento ma di sicuro non l’oscar dell’originalità), l’11 % di share lo fai perché quella formula non ha funzionato non per colpa del regista che magari ha provato per 10 ore di filato due giorni prima della messa in onda perché la scenografia non era pronta per lungaggini burocratiche.

E invece anche questa volta pare che la testa a cadere sia quella del regista interno, anzi, della regista Alessandra Rinaldi. Almeno così tuona la pagina dell’associazione Rai bene Comune-Indignerai, uno dei primi e più attivi gruppi social. La notizia sta rimbalzando sui vari siti e invita ad una riflessione su questa Rai prigioniera di dinamiche folli, sempre più imbrigliata da lacci e lacciuoli burocratici ma velocissima nell’eseguire cambi di questo genere.

Purtroppo però non giungono voci di riunioni accese e strigliate dirigenziali ad un gruppo di autori blasonato che comprende i due conduttori (eh si, perché in questa Rai non si nega mai il ruolo di autore al conduttore così scatta anche il doppio contratto e la doppia commissione) perché la prima puntata è stata qualificata così dal Presta-nte Lucio : “Senza traino e con replica, ottimo risultato, bravi tutti”.

Nel magico mondo di Tweet va sempre tutto bene. E adesso cosa succederà? L’ultima volta si materializzò un Roberto Croce, regista esterno, con la velocità di un protone sparato alla velocità della luce nell’acceleratore del Cern di Ginevra. Aspettiamo la puntata di Domenica e i suoi titoli di testa.

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