Marchini leader dei moderati d’Italia, ma Renzi potrebbe volerlo a Roma

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Marchini leader dei moderati d’Italia, ma Renzi potrebbe volerlo a Roma
Alfio Marchini ritorna e punta il dito contro Ignazio Marino

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Alfio Marchini si candida per il centro destra moderato a livello nazionale. Lo afferma oggi sull’Espresso con un lungo articolo che per l’autorevolezza della testata non lascia dubbi sulla serietà delle sue intenzioni e soprattutto sul milieu economico finanziario che probabilmente le sostiene.

Quindi abbandona gli scaciati lidi romani per mete più ambiziose. Si tratterà di capire se la sua discesa in campo verrà condivisa dalle bande sparse di Forza Italia e soprattutto se sarà alternativa alle derive lepenniste di Matteo Salvini. Si vedrà.

IL “PROBLEMA” ROMA – Tuttavia, bon grè mal grè,  la sua decisione apre un problema a Roma, novella prateria per le future scorribande elettorali del Movimento 5Stelle. Magari non ancora credibile come capacità di governo e personalità all’altezza della sfida. Anche se a Parma, Livorno Civitavecchia e Pomezia (tanto per citare alcune realtà amministrate dai grillini) le cose non vanno poi tanto male, anzi. Se dovessimo guardare agli attuali sondaggi, più o meno pilotati, ma che il Campidoglio e il commissario del Pd Orfini consultano con preoccupazione, l’eventuale partita del ballottaggio si giocherebbe oggi fra un Pd orfinizzato e i seguaci di Beppe Grillo. In un baratro di astensioni che potrebbe anche superare il 50%.

LO SCENARIO DI MARCHINI – In questo contesto le chances di Alfio a Roma forse non erano così ampie, ma il match se lo poteva pure giocare puntando sulla sua immagine e su quel 9% di consensi conquistati alla ultime amministrative. Non a caso qualche porticina aperta gliela avevano lasciata gli stessi Democratici. Un candidato civico poteva far comodo anche a sinistra. Tanto che qualche voce Piddina dal sen sfuggita suggerisce anche l’ipotesi che Alfio abbia alzato il tiro per attirare l’attenzione di Renzi il quale non gradirebbe un competitor comunque rampante, innovativo e di bella presenza che potrebbe arrecargli qualche fastidio. Tanto vale proporre all’imprenditore la candidatura per la poltrona di sindaco nella Capitale, pur di levarsi di torno Ignazio con il quale non corre buon sangue. A ben vedere qualcuno nel Pd ci aveva già provato anche alle primarie del 2013, ma Goffredo Bettini, ex king maker di carriere, lo aveva segato proponendo e sostenendo la candidatura di del Marziano. Nel frattempo la scelta del Pd romano (sempre orfinizzato)  è quella classica di dar tempo al tempo fidando nella progressiva sterilizzazione degli effetti di mafia capitale risollevando dalla paralisi una città oggi sotto il mirino dell’anticorruzione di Cantone e del  prefetto Gabrielli. Se tutto va bene tre anni sono un tempo sufficiente a rimettere insieme i cocci. Ma torniamo a Marchini.

THE SHOW MUST GO ON – Decapitata la lista con il suo nome, a reggere la bandiera resterebbe l’altro giovane consigliere Alessandro Onorato che tuttavia non ha il carisma del suo mentore.  Resta quel 9% dei consensi che ben difficilmente andrebbe a destra. Lucro marginale per un Orfini che ha la sua forza nella debolezza (per usare un eufemismo) dell’opposizione di destra. Erede delle conseguenze dei cinque anni di governo di Alemanno, inizialmente ha sognato di salire sul carro di Salvini e oggi spera in Giorgia Meloni, scontentando quei moderati come Tajani che sino a poco tempo fa corteggiavano proprio Marchini. Insomma the show must go on, solo che i romani non paiono divertirsi gran che.

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