Scuola: prima campanella tra barricate, precari e incertezza

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Scuola: prima campanella tra barricate, precari e incertezza

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Per il presidente Renzi «sarà un anno di grandi sfide», l’impressione di oggi però alla riapertura delle prime scuole è quella di una “grande” incertezza. A cominciare dall’edilizia, un nodo che si ripropone ogni anno specie nel Lazio. Secondo i dati dell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica, «a Roma 4 scuole su 5 non hanno il certificato di agibilità, a 3 su 4 manca il collaudo statico e una su 5 non ha un piano di emergenza in caso di incendio». Si attende l’avvio dei cantieri in 86 scuole (materne, elementari e medie) della capitale con gravi problemi strutturali o presenza di amianto, per cui la Regione nel novembre 2014 aveva annunciato lo stanziamento di 37,5 milioni di euro. Ancora più complessa la situazione degli istituti superiori, specie in provincia, dove in molti centri come Palestrina, Guidonia e Velletri continuano a rimanere delle gravi carenze strutturali.

NODO INSEGNANTI – Sul fronte insegnanti nel Lazio al momento risultano scoperte 357 cattedre per posti comuni, di cui 297 in provincia di Roma, e 121 per il sostegno. Numeri che potrebbero aumentare quando oggi si saprà quanti dei 1.516 docenti che dovrebbero arrivare da altre regioni avranno invece preferito una supplenza più vicina a casa per quest’anno. A Roma sono 6.000 tra educatori e insegnanti i docenti di ruolo. Proprio nelle scorse settimane sono state assunte a tempo indeterminato 332 insegnanti di scuola dell’infanzia: quindi delle 396 assunzioni previste dal piano complessivo di Roma Capitale per il 2015, circa l’85% è stato destinato al mondo della scuola. 2.000 sono invece le educatrici e le insegnanti precarie da più di 36 mesi che potranno per quest’anno essere reincaricate in virtù del superamento della grave crisi. «Stiamo lavorando – afferma l’assessore Marco Rossi-Doria –  con metodo, di concerto con Educatori ed Insegnanti, Governo, altri Comuni italiani, Parti sociali, per garantire un sereno inizio dell’anno per i ragazzi e le famiglie della Capitale e gettare le basi per un vero rilancio di questo delicato settore. I grandi numeri del nostro sistema dei servizi per l’infanzia e una solida tradizione da difendere e da rafforzare ci consigliano di aprire una stagione volta alla stabilizzazione e innovazione del sistema scolastico capitolino. Su questo intendo lavorare con grande determinazione».

LA RIFORMA – Ieri il il direttore regionale scolastico Gildo De Angelis ha dato così il benvenuto ai 741.633 studenti laziali: «Carissimi ragazze e ragazzi, vi attende un futuro di competizioni ben diverse da quelle dei videogames e dei giochi televisivi a quiz. Cercate però di imparare ad essere “guerrieri” secondo il pensiero del famoso capo Sioux Toro Seduto, che vi dedico: “Il guerriero non è chi combatte, il guerriero è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità”».

Sarà il primo anno della Buona scuola, l’anno di transizione, come ha spiegato più volte la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Ci saranno più professori per nuove materie e progetti scelti dalle scuole, ma anche più responsabilità per i presidi e ore di lezione da alternare con ore di stage professionali. Una riforma che fa discutere e che attende il suo primo banco di prova.

LE PROTESTE – Intanto sul fronte stidentesco sono partite le proteste. Ieri sono state installate barricate di cartone in alcuni istituti della provincia. Oggi l’azione si ripeterà a Roma in attesa della grande mobilitazione nazionale prevista per il 9 di ottobre. «Ci impegneremo sin dal primo giorno di scuola a promuovere pratiche, ordini del giorno negli organi collegiali e mobilitazioni scuola per scuola, per disinnescare la deriva autoritaria e aziendalista che rischia di prendere piede negli istituti». A dichiararlo è Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti, che rilancia la contrapposizione fra una ”Altra scuola” dal basso e la ”Buona scuola”, riforma governativa calata “con la forza dall’alto”.

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