Dall’alfabetizzazione alla cultura della Sicurezza Stradale

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Le parole chiave per entrare nel linguaggio della sicurezza stradale sono: alcol, asfalti, barriere, killer, basta cartelloni, bici, infrastrutture, pedoni, utenti deboli/bambini, violenza stradale, mobilità non motorizzata, lutto, distanza di sicurezza… e molti altri che nei tempi recenti sono entrati nel nostro quotidiano. A distanza di dieci anni dalla pubblicazione del primo Dizionario della sicurezza stradale del 2005, anno in cui si svolsero gli Stati generali della Sicurezza Stradale ne è appena stato pubblicato il secondo volume, che vede la propria uscita proprio nel secondo decennio d’Azione per la Sicurezza Stradale, 2011-2020.

logo_25000vite_3Il nuovo Dizionario con quaranta schede ordinate alfabeticamente, una sorta di banca programmatica dove quanti hanno responsabilità pubbliche e private nel settore, possono prelevare ma anche depositare contenuti per proporre o produrre azioni di contrasto all’incidentalità stradale è voluto dalla Fondazione Luigi Guccione, uno dei numerosi Enti Morali promossi dalla società civile per le Vittime della Strada, che da anni si batte per arrivare a ridurre la mortalità sulle strade.

Il mondo dell’associazionismo in materia di Sicurezza Stradale è variegato e gran parte di esso nasce nel momento in cui dei soggetti vengono pesantemente colpiti negli affetti a seguito della perdita di un loro caro o di un grave danno da esso subito, un danno il cui costo sociale, dal punto di vista dei riflessi personali sugli affetti, è incalcolabile. Le Associazioni svolgono un ruolo molto importante, non soltanto di sostegno alle persone colpite dall’incidentalità e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica al tema ma in diversi casi anche di contributi tecnici di elevato valore a favore della Sicurezza Stradale. Esse si fanno carico di portare avanti iniziative, ricerche e mobilitazioni, creando una visione d’insieme e proponendo strategie operative con un impegno molto utile ed un dialogo fruttoso anche a supporto dell’Amministratore Pubblico. Tra quelle ricordiamo l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada”, “Motociclisti Incolumi”, “Federcamminacittà”, “Alla conquista della Vita”, “Associazione Famiglie di Angeli” e tante, tantissime altre ancora. La società civile dunque, anche con iniziative come questa del Dizionario della Sicurezza Stradale, ha assunto l’impegno di allertare l’attenzione e promuovere una cultura della consapevolezza sul tema.

Molti sono gli spunti e le notizie interessanti che vengono sviluppate all’interno del Dizionario, oltre che la proposta di legge per l’Assistenza alle vittime della strada, quella per la manutenzione programmata delle strade e l’istituzione della Giornata del ricordo nella terza domenica di novembre, come stabilito dall’ONU nel 2005, per aderire alla Giornata Mondiale in memoria delle vittime della strada.

Una delle riflessioni riportate nel libro parte dalla constatazione che in qualche modo ci sono ben 9 Ministeri che hanno una qualche responsabilità anche di spesa per la Sicurezza Stradale ed avendo ciascuno autonomia rispetto all’altro non sempre riescono a fare cultura di squadra e a coordinare le relative azioni di governo. Negli ultimi cinque anni nonostante le diverse entrate connesse all’uso della strada quali le nuove risorse finanziare derivanti dalle multe, l’IPT imposta provinciale di trascrizione, il bollo auto e il 10,50% delle Rc Auto, le dimensioni degli investimenti in Sicurezza Stradale sono stati limitati. La politica a livello nazionale in materia ha avuto forti ricadute anche sui governi regionali che si sono trovati sprovvisti di adeguati finanziamenti per una sufficiente gestione del problema. Un’altra interessante riflessione è relativa alla riduzione della mortalità che si sta comunque verificando negli ultimi anni, questo dato seppur confortante non deve fare abbassare la guardia in materia di lotta per la Sicurezza Stradale in quanto tale andamento può essere in parte determinato dal calo dei consumi di carburanti che, secondo dati dell’Unione Petrolifera dal 2008, anno d’inizio della crisi economica, fino al 2013 hanno subito una flessione del 5/6 % con punte del 10%. La produzione di benzina per autotrazione è scesa da 16.040.00 tonnellate del 2002 a 7.883.000 di tonnellate nel 2014, con una riduzione complessiva del periodo del 50,8%. Raffrontando a questi numeri il dati connessi alla mortalità sulle strade, si evidenzia che nello stesso periodo 2002/ 2014 c’è stata una diminuzione del 52,7% con 6.980 morti nel 2002 e 3.330 nel 2014. All’interno del grande capitolo sull’insicurezza stradale, nel libro, oltre all’anticipazione dei dati sull’incidentalità relativi al 2014 si trovano i dati degli ultimi 13 anni degli utenti deboli e sulle strade statali più pericolose, tra cui emergono l’Adriatica che è l’arteria in cui sono stati rilevati più incidenti, seguita dalla Jonica e dalla Romea. Un paragrafo è dedicato ai livelli d’istruzione degli italiani che non conoscono bene il Codice della strada con i suoi 240 articoli, e i 320 articoli di Appendici che di fatto costituisce il Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada. Centinaia di pagine da leggere, da conoscere con dettagli anche all’interno delle norme del codice Civile e Penale soprattutto sul tema dell’Omicidio stradale. Basterebbe saper comprendere il significato lessicale del testo e non i contenuti tecnici per assumere un comportamento di guida corretto sulle strade e sulla base di questa riflessione aprirne un’altra, quella relativa alle difficoltà che milioni di immigrati o i 2 milioni e mezzo di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet, incontrano quotidianamente alla guida di un veicolo. Questa fascia di popolazione, dai dati del 2013, riguarda il 26% degli under 30. In Europa soltanto la Grecia supera numericamente l’Italia con il 28,9% e questi numeri riferiscono una situazione di grave arretratezza culturale e di non sufficiente istruzione/ formazione, cioè di solida base di partenza su cui operare per acquisire il minimo dell’alfabetizzazione stradale.

In ogni caso l’auspicio è che vi siano sempre di più Direttori e responsabili politici che assicurino una “governance” alla Sicurezza Stradale con una visione organica e condivisa degli obiettivi al fine di ottenere le più elevate sinergie e i migliori risultati di sistema ponendo a fattor comune esperienze e Know how in materia. In tempi di spending review e di sharing economy è, infatti, auspicabile uno sviluppo basato su principi di economia condivisa con strumenti diversi come ad esempio il riuso non solo delle applicazioni software, ma in generale delle buone pratiche. Lo scambio di buone pratiche può incidere su diversi elementi essenziali: può velocizzare i processi di cambiamento, passando immediatamente dalla definizione del problema all’individuazione e all’attuazione della soluzione (magari con un adattamento parziale), evitando le fasi più critiche, complesse e lunghe della progettazione, dell’implementazione e della sperimentazione; può ridurre i costi del cambiamento, non solo perché vengono saltate le fasi più onerose, ma anche perché si valorizzano gli investimenti già realizzati da altre amministrazioni; può facilitare il miglioramento della qualità del processo e/o del servizio-prodotto, grazie all’ampliamento dell’uso (e quindi dei feedback che si possono ricevere) e alla generalizzazione su più ambiti, oltre che all’avvio di collaborazioni di co progettazione tra tutti coloro che utilizzano una stessa soluzione. Dietro le buone pratiche ci sono le competenze di coloro che hanno progettato e realizzato le soluzioni e diffondere le buone pratiche è anche valorizzare il patrimonio del le esperienze già presenti.

logo_CEREMS_def_2E’ in quest’ottica che il Centro Regionale di Monitoraggio della Sicurezza Stradale del Lazio CEREMSS sta operando, al fine di rendere condivisi, a tutto il territorio di competenza, strumenti, Know how ed esperienze per una miglior programmazione di interventi ed azioni nonché per una attenta misurazione dei risultati prodotti dai diversi interventi effettuati da tutti gli Enti attuatori in materia di Sicurezza Stradale. Il principale proposito del CEREMSS è di svolge un ruolo chiave nello scenario attuale, dove la maggiore esigenza è quella di mettere in ordine le conoscenze e condividere dati e valutazioni al fine di trovare indirizzi operativi comuni per la Sicurezza Stradale del territorio regionale. La congiunzione tra i contenuti tecnici, l’insieme delle sperimentazioni e la letteratura sulla sicurezza stradale costituisce il valore aggiunto del patrimonio che il CEREMSS sta costruendo in questo complesso periodo di avvio.

Il 15 e il 16 settembre del 2015 avranno luogo a Roma gli Stati Generali della Sicurezza Stradale in cui saranno trattati diversi temi ed il cui Focus sarà quello dei 5 “Pilastri” del Decennio d’Azione per la sicurezza stradale approvato a Washington nel 2011. Nella Guida detti pilastri vengono chiaramente illustrati, con l’esortazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, sono stati piantati sul non fertile terreno della sicurezza stradale: Azioni di Governo, Strade e Traffico, Veicoli Utenti della Strada e Assistenza alle Vittime. In Italia l’infertilità del terreno è stata tale che nessun Governo dal 2011 ad oggi ha mai approvato il Piano di ONU, OMS Organizzazione Mondiale della Sanità e Organizzazioni non Governative. All’interno del Dizionario oltre ai dati si trova anche la proposta di una Scuola di Alta formazione per la sicurezza stradale che si possa avvalere di contributi ed esperienze di altri Paesi europei per contribuire alla realizzazione di una cultura di governo. Nell’epoca in cui è crollato il mito delle grandi opere e in cui si è tornati alle procedure ordinarie, mettendo fine alle procedure d’emergenza e alle varianti in corso d’opera, il problema delle scelte infrastrutturali in Italia è maturo per un ripensamento radicale rispetto alle politiche che si sono affermate negli ultimi quindici anni. L’inversione di tendenza che viene richiesta è per consentire di ripensare in maniera sostanziale le priorità di investimento per favorire la mobilità nella città estesa in condizioni di sicurezza e per migliorare la qualità della pianificazione e progettazione di infrastrutture di trasporto che favoriscano l’intermodalità e il minore inquinamento possibile. Obiettivi nuovi che richiedono la conoscenza e l’utilizzo di un nuovo linguaggio non solo da parte degli addetti ai lavori ma anche da parte dei cittadini comuni.

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