Atac: Marino-Improta la coppia che scoppia

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Atac: Marino-Improta la coppia che scoppia

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Nella risposta seccata, a dir poco, che l’ex assessore ai Trasporti Guido Improta ha dato al suo ex sindaco Ignazio Marino, mancava solo la conclusione che avrebbe potuto essere, se la politica non imponesse il suo involuto linguaggio, “io sono quello bravo e tu vali poco, anzi, sei pure un ingrato e inaffidabile.” Ma lui, Improta, il motivo vero delle sue dimissioni non l’ha ancora spiegato. Lui così prodigo di spifferi ai giornaloni romani. Una cauta fuga dall’inferno di Atac? Una presa di distanza da un sindaco che potrebbe avere i mesi contati? Oppure una vision incompatibile con quella del primo cittadino sui destini di Atac?

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI – Andiamo per ordine e raccogliamo i fatti di cui abbiamo seguito le cronache semplificando a costo di venir tacciati di superficialità e approssimazione. Quando Improta si insediò portava con se una solida esperienza come sottosegretario ai trasporti con il Governo Monti. Pochi mesi dopo il suo insediamento alla destra di Marino come il Figlio con il Padre, nomina il dott. Broggi da Milano, con solide esperienze nel mondo della finanza quale amministratore delegato del baraccone Atac. Il quale Broggi (anche lui dimissionato senza tanti complimenti da Marino) si mette di buona lena a sistemare il bilancio, ristrutturare il debito, insomma, fare un po’ di pulizia contabile mentre l’azienda, mai ristrutturata di fatto nel settore produttivo, continuava a perdere a rotta di collo. Siccome Improta era alla destra del Padre (che poi si rivelerà ingrato), pensò che le politiche finanziarie del Comune dovessero essere più sciolte, più smart ed entrò in polemica con l’allora assessore al Bilancio Daniela Morgante, magistrato della Corte dei Conti, facendola, di fatto, fuori.

IL VALZER DELLE POLTRONE – Si spalancò così il portone del Campidoglio alla lobby dell’Anci (associazione dei Comuni)  con Silvia Scozzese, fortemente sostenuta dal ministro Del Rio, anche lui ex Anci come l’on.Mlilli, segretario regionale del Pd che,insieme all’ex assessore al bilancio di Veltroni, on.Causi, tanto lavorarono per far scucire al Governo quei 400 milioni del Salva Roma. Tenace sostenitore del fatto che Atac potesse e dovesse rimanere in mano al Comune, Improta allora sosteneva (non a torto)  che tanto con quei debiti  in pancia Atac (oltre un miliardo) nessuno se la sarebbe ‘accattata’. Poi si mette al lavoro con l’Ad  al quarto piano industriale dell’azienda in 7 anni. Qualche valzer di dirigenti, un po’ di amministrativi per strada a controllare i biglietti, un buon dialogo con la trimurti (Cgil, Cisl e Uil) non più egemoni in azienda per la proliferazione di altri aggressivi sindacati. Insomma, di cose ne fa compatibilmente con il disastro che ha ereditato dalle precedenti amministrazioni. Poi si arriva all’inizio di quest’anno quando salta fuori l’ipotesi di far entrare nel carrozzone capitolino le Ferrovie con un balletto di dichiarazioni pro, contro, ma, si, vedremo. Non ultime quelle dell’Ad di Ferrovie dello Stato Zaccaria, che ostenta una certa disponibilità.  Un discorso che viene rimandato al 2019 quando  le municipalizzate di Tpl in deficit dovranno aprirsi a nuovi soci industriali come prevede la spending review. Insomma, il tempo c’è e si può rinviare tanto più che Improta sa benissimo che l’ingresso di Ferrovie in Atac potrebbe risultare l’ennesimo carrozzone pubblico.

IL CHIODO DEI DEBITI – Quindi  l’esperto assessore batte il chiodo dei debiti che la Regione deve ad Atac e già lascia trasparire la necessità di un intervento finanziario del Governo, ma nella sua creatività tutta politica, si inventa che la taroccata  Atac possa entrare nella gara per il project financing della Roma Lido, cui da tempo sta lavorando la Regione. Si arriva a mafia  capitale, un mano santa per il sindaco che si può avvolgere nella bandiera della legalità e della sua discussa onestà con una campagna di immagine ossessiva che lascia un po’ in ombra il nostro Improta. Sino a quando il 16 giugno Matteo Renzi  mette alle corde Ignazio mettendo in dubbio  la sua capacità di governo. Un inequivocabile segnale di sfiducia ribadito anche l’altro ieri.  Guarda caso il 22 giugno Improta rassegna le dimissioni congelate dal Sindaco, che lo ha scaricato definitivamente solo ieri. Intanto il preveggente Improta si sfila e guarda al futuro, magari ad una Authority. Fine della storia, ma  vedrete che martedì sera alla festa dell’Unità alla presenza del grande rottamatore, saranno lì tutti ad abbracciarsi e scambiarsi attestati di reciproca quanto ipocrita  stima. Si apre la successione al nostro assessore che non riteniamo veda un affollarsi di candidati credibili. A meno che qualche volenteroso sia disposto a prendersi la patata bollente Atac magari solo per qualche tempo. Le dimissioni di Improta non sono solo lo scazzo con un sindaco decisionista, ma il chiaro segnale dei tempi stretti che restano ancora al Marziano.

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