Stupro a Prati, la difesa: “15enne consenziente”. Ecco perché avrebbe “inventato” quella storia

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Sarebbe stata consenziente, la 15enne stuprata nel quartiere Prati di Roma lo scorso 30 giugno. Un’affermazione che ha del clamoroso e che, chiaramente, sta sollevando parecchie polemiche. A farla, questa mattina di martedì 21 luglio, l’avvocato difensore Gaetano Parise. Il legale assiste Giuseppe Franco, il militare della Marina arrestato perché sospettato di essere l’autore della violenza carnale.

LE PRESUNTE INCONGRUENZE – Ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, Parise ha dichiarato che sulla quindicenne non c’è stata violenza, elencando dei dettagli che, a suo dire, lo dimostrerebbero. “La ragazza – ha affermato – ha cambiato versione nel corso dell’incidente probatorio. Ha riferito di ulteriori violenze subite di cui non faceva cenno nella prima denuncia. Ci sono delle questioni che risultano poco attendibili con la versione della violenza. Il fatto che il presunto stupratore abbia deciso di riaccompagnare la ragazzina dalle amiche. Il fatto che il presunto stupratore abbia suggerito alla ragazzina una scusa da riferire alle amiche. Il fatto che il presunto stupratore l’abbia aiutata a rivestirsi e a pulirsi. La ragazza ha provato anche a dire che Franco l’avrebbe minacciata di morte, cosa che prima non aveva detto, e che ha tentato di strangolarla, cosa che prima non aveva riferito, anche se nel certificato medico emesso dopo qualche ora non c’è traccia di alcuna violenza”.

LA TELEFONATA – Per il legale, vittima e stupratore avrebbero camminato insieme, mano nella mano. “Lo conferma anche la ragazza – ha proseguito Parise –, non può negarlo, anche le amiche hanno visto che lei e Franco tornavano insieme al luogo dell’appuntamento. A dire della ragazza, lo ha fatto per evitare reazioni violente. E c’è qualcosa che ancora non quadra anche sulla vicenda legata al numero del cellulare. Il mio assistente dice che la ragazza gli ha fornito un numero di telefono per incontrarsi il giorno dopo. Lei dice che gli ha dato il numero della madre e non il suo. Nell’immediatezza della denuncia ha detto di averlo fatto perché non ricordava il proprio numero. Poi ha cambiato versione e ha riferito di aver dato il numero della madre per cercare protezione. Noi ora faremo ricorso al tribunale del riesame. Se non accadrà qualcosa di rilevante appare comunque difficile per la difesa poter modificare a breve la situazione attuale. Ci sono delle ulteriori indagini in corso sia dal punto di vista medico sanitario che per quanto riguarda le utenze cellulari. Lui sicuramente si è avvicinato con la scusa di essere un militare e poi ha chiesto alla ragazza di seguirlo”. Secondo la difesa, lei sapeva dove stava andando.

“LA SCUSA” – Per l’avvocato la ragazza si è quindi inventata tutto. “La ragazza – ha dichiarato – ha dato questa versione dei fatti quando è tornata dalle amiche e ha visto la mamma dell’amica di cui l’era ospite che aveva fatto un casino, aveva chiamato i carabinieri, era giustamente preoccupata per il suo ritardo. Il mio assistito lì per lì non aveva capito la loro reazione. Praticamente noi riteniamo che la ragazza si sia inventata una scusa per non essere sgridata. Hanno consumato un rapporto, lui l’ha aiutata a vestirsi e a pulirsi, sono tornati mano nella mano dalle amiche; solo quando la ragazza vede la madre di una delle sue amiche molto preoccupata racconta di essere stata violentata. L’unico motivo plausibile secondo la difesa era quello di inventarsi una scusa”.

GLI ESAMI CLINICI – L’avvocato si è quindi soffermato sugli esami clinici: “Non viene evidenziato alcun tipo di violenza. Per scrupolo hanno fatto fare una serie di ulteriori indagini con tampone e cose ma nel certificato medico si parla di assenza di lesioni traumatiche che riguardano gli organi genitali e anali. In ospedale hanno riscontrato solamente un arrossamento all’occhio: lei dice di essere stata colpita con violenza e di essere stata scaraventata a terra, ma dopo due ore questi segni si sarebbero dovuti vedere. Noi crediamo che l’occhio fosse rosso perché la ragazza, poi, ha pianto tanto”.

“L’ETÀ NON È UN PROBLEMA” – Secondo l’avvocato di Franco, non sarebbe un problema l’età della ragazza, quindicenne- “La ragazza stessa – ha commentato – ammette che il mio assistito ha sì e no visto il documento. Questo è un aspetto squisitamente giuridico, per legge quando la minore ha più di quattordici anni ed è consenziente, non è un reato. Non gli possono contestare una violenza sessuale, gli potranno contestare altre cose, che per noi hanno poca importanza, come il fatto che non fosse un poliziotto. Se la ragazza che ha compiuto 14 anni è consenziente non c’è alcuna violenza. Il mio assistito nell’immediatezza del fatto era convinto di poter dimostrare che c’era stato un rapporto consensuale. Ora col passare dei giorni inizia ad essere preoccupato. Io sono sicuro che purtroppo questa grandissima esposizione mediatica abbia inciso nella valutazione. Mi rifiuto di credere che i magistrati si facciano condizionare dai media, ma rispetto al clamore che c’è stato è chiaro che un giudice ci va con i piedi di piombo. Dopo aver dipinto il mio assistito come un mostro, immagino la presa di posizione dei media se poi il mio assistito fosse stato mandato a casa. E’ indubbio che quando c’è una forte pressione mediatica possono accadere cose del genere”.

 

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