Paura ad Acilia, incendio in un appartamento

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Fiamme in un appartamento di Acilia intorno alle 12 in via Vito d’Ancona. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco. Da una prima ricostruzione pare che le fiamme si siano spente dopo aver consumato tutto l’ossigeno presente nell’abitazione che era vuota e chiusa. Tra le ipotesi, un cortocircuito di un condizionatore lasciato acceso nella casa. Nessuno ferito.

ALTRO INCENDIO IN GIORNATA – Un autobus di linea è andato completamente distrutto dalla fiamme a Setteville di Guidonia. E’ accaduto sulla via Tiburtina all’angolo con via Giosuè Carducci. Il mezzo stava tornando al deposito. Nessun passeggero era presente sul mezzo. Il conducente è rimasto illeso. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. Tragedia sfiorata poi ieri pomeriggio in zona Laurentina, a Roma. Un autobus ha preso fuoco ed è esploso in via Nazareno Strampelli, a pochi chilometri da Pomezia. È il secondo episodio in pochi giorni, dopo il mezzo andato in fiamme all’interno della galleria Giovanni XXIII, nel quartiere Trionfale. E getta pesanti ombre sulla situazione dei mezzi pubblici della capitale.

L’AUTOBUS IN FIAMME – L’episodio si è verificato intorno alle 14.20. I passeggeri, accortisi di ciò che stava accadendo, sono fortunatamente riusciti a scendere in tempo dal mezzo in fiamme. Nessuno è rimasto ferito e non ci sono stati intossicati dal fumo. Solo tanta comprensibile paura. Il boato dell’esplosione è stato avvertito in tutta la zona e un nostro lettore, Tony Calabrò, ci ha girato il video e le foto dell’accaduto.

LE CAUSE DELL’INCENDIO – Sul posto sono arrivate tre volanti della polizia e due mezzi dei vigili del fuoco che, in breve tempo, hanno domato le fiamme. A causare l’incendio sarebbe stato, secondo quanto comunicato dall’Atac agli agenti, un corto circuito al motore. Le bombole del gas dell’aria condizionata e il serbatoio di carburante pieno avrebbero poi provocato l’esplosione del mezzo.

LA SITUAZIONE DEI MEZZI PUBBLICI – Un guasto, l’ennesimo, ai mezzi di trasporto pubblico che pone ancora una volta l’accento sulla situazione critica in cui versa il parco mezzi del comune di Roma. Vetture spesso datate e soggette a guasti come il blocco dei compressori dell’aria condizionata, che trasforma l’autobus in un vero e proprio forno su ruote, o le perdite di olio che, se finiscono sull’alternatore, possono provocare pericolosi incendi.

LO SCIOPERO BIANCO – Situazioni, peraltro, più volte denunciate dai sindacati e che, a detta dei conducenti dell’Atac, sono state alla base del cosiddetto “sciopero bianco” indetto dal personale viaggiante per protestare contro l’amministrazione comunale che si preoccuperebbe solamente di “aumentare le ore di lavoro” anziché concentrarsi sulle numerose problematiche legate ai bus. Secondo l’Unione sindacale di base (Usb) dell’Atac, “a causa del difettoso funzionamento del blocca porte, il sistema di sicurezza che blocca immediatamente il mezzo in caso di apertura involontaria delle porte, una giovanissima studentessa poco più di un anno fa è caduta da un mezzo dell’Atac riportando la parziale amputazione di un piede”. C’è di più: secondo il sindacato, “il conducente che causasse un incidente sarà sempre chiamato a rifondere il danno a persone o cose se, come disposto dal codice civile ‘non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno’, essendo la responsabilità della proprietaria Atac solo eventuale e solidale”. Da qui lo “sciopero bianco” dei conducenti, realizzato senza astenersi dal lavoro ma rifiutando di far partire mezzi che presentavano malfunzionamenti. Ignoriamo il numero esatto di bus rimasti fermi nei depositi ma la loro assenza si è sentita, eccome.

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA – C’è da dire che questa protesta ha preso il via proprio in concomitanza con la decisione dell’azienda dei trasporti di aumentare le ore di lavoro da 700 a 950 e di introdurre il badge obbligatorio a inizio e fine turno. “Trovo inaccettabile – aveva tuonato il sindaco Marino – che a Milano i macchinisti guidino 1100 ore l’anno, a Napoli 950 e a Roma solo poco più di 700 ore l’anno. Questo va cambiato, nell’interesse della città”. La tempistica dello sciopero ha dunque insospettito in molti. Di certo, al momento, c’è solo il fatto che ad andarci di mezzo, sono, ancora una volta, i cittadini.

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