Le occasioni perse di Marino: non cambiò i vertici quando poteva

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Le occasioni perse di Marino: non cambiò i vertici quando poteva
comune di roma ignazio marino

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Il prefetto Gabrielli ha trasmesso al Viminale il rapporto in cui, grazie anche al parere del procuratore Pignatone, propone di non sciogliere il Comune, ma di allontanare almeno 20 funzionari e di sciogliere due municipi, quello di Ostia già commissariato dall’assessore alla legalità Sabella e il VI, presieduto dal Pd Scipioni. Salta anche la testa del segretario generale del Campidoglio Liborio Iudicello, figura centrale della macchina amministrativa del Campidoglio, nominato da Gianni Alemanno e confermato da Ignazio Marino, il quale Iudicello ha già reso noto che farà ricorso e resisterà in tutte le forme giudiziarie previste. I dirigenti colpiti sono relativi ai settori dei servizi sociali e del verde, in bilico anche un paio di funzionari della polizia municipale, ma non è escluso che tutti resistano in giudizio.

OCCASIONI PERSE – Questo il prezzo da pagare per tenere in piedi il sindaco che all’inizio del suo mandato non ritenne opportuno nè procedere alla rotazione degli incarichi apicali, nè provvedere al ricambio immediato di alcune figure chiave come d’uso quando cambia il manico di una amministrazione. Anche se Marino non legge i giornali che usa solo per pulire i vetri, ci sia consentita una citazione da Cinque Quotidiano dell’11 settembre del 2013, quindi in tempi non sospetti. “Campidoglio, troppi uomini di Alemanno ancora con Ignazio Marino. E il Pd scalpita” titolavamo allora. Ignazio Marino, scrivevamo «conferma alla ragioneria Generale Maurizio Salvi (gradito da qualcuno anche a sinistra)» sostituito di recente. Inoltre «pochi giorni dopo la sua elezione (il sindaco) conferma precipitosamente alla segreteria generale Liborio Iudicello che dopo le amministrative era pronto a fare le valigie, ma del quale si parlava tanto bene anche fra esponenti dalemiani del Pd. Affida il riassetto della Vigilanza Urbana all’ex vice capo di gabinetto Giammario Nardi (attualmente dirigente del Dipartimento per la promozione sportiva) che Alemanno, poco prima delle elezioni, tentò di premiare con un prestigioso incarico in metro C al modico emolumento annuo di mezzo milione.

LA DIFFIDENZA – Ma i repechage non finiscono qui perché nel «gabinetto di Fucito ci ritroviamo Marco Battistella già consulente di Alemanno» attualmente direttore per l’attuazione del programma e coordinatore strategico delle iniziative del Gabinetto. Infine, scrivevamo ancora «Ignazio ripesca al Cerimoniale il decaduto Francesco Piazza (ancora in carica) già fedelissimo del precedente sindaco». Salvo poi aggiungere nell’articolo citato «in ambienti della maggioranza si sospetta che dietro a queste riconferme d’antan ci sia la manina del capo di gabinetto Luigi Fucito, già funzionario al Senato», oggi molto defilato dopo alcune gaffes intercorse al sindaco. Ma, proseguivamo «qualcun’altro più maliziosamente insinua che Ignazio pur di non circondarsi di uomini vicini al Pd capitolino, tirerebbe in ballo anche il diavolo. E se invece degli assetti apicali della sua amministrazione al sindaco non gliene fregasse niente delegando le scelte ad altri?» Amen. Conclusa la citazione e con il senno di poi risulta giustificabile la diffidenza nei confronti del Pd successivamente travolto in parte dalle vicende di mafia capitale.

I RISCHI – Resta il fatto che Marino, allora impegnato spasmodicamente a chiudere la via dei Fori, anziché intervenire sulle strutture apicali dell’ amministrazione preferì gonfiare lo staff di sua diretta, temporanea e costosa nomina, restringendo il cerchio magico dei suoi fedelissimi. Ora, in vista di avvicendamenti e sostituzioni ai vertici, si tenta faticosamente di correre ai ripari con la figura del “city manager”, ma la partita più difficile sarà quella di sostituire i dirigenti molti dei quali non potranno venir licenziati, con il rischio di duplicazione di stipendi. Per fortuna, ci assicura con l’ennesima intervista l’assessore Sabella, che viste le indubbie qualità di Marino, basterà un anno a risistemare le cose. Poco male, tanto (almeno nelle intenzioni) Ignazio ha tempo sino al 2023.

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