Roma, Pd al 26%: salvare il soldato Marino sempre più “Mission Impossible”

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Roma, Pd al 26%: salvare il soldato Marino sempre più “Mission Impossible”

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I sondaggi, si sa, lasciano il tempo che trovano perché talora ci azzeccano ma spesso no. Oggi le agenzie danno i risultati della consueta rilevazione Ixe in esclusiva per Agorà (Raitre) dai quali a livello nazionale risulta che, rispetto alla rilevazione precedente, il Pd perde quasi due punti nelle intenzioni di voto, il Movimento 5 Stelle e la Lega ne guadagnano quasi uno.

LE PERCENTUALI – In una settimana il Pd passa dal 35,6% al 33,8%, il M5S cresce fino al 21,7% (+0,9%) mentre la Lega Nord si attesta al 15,9% (+0,8%). Forza Italia, per la prima volta nella sua storia, scende sotto il 10 per cento (9,9%). L’affluenza alle urne scenderebbe ancora al 60,5%. Ma, per restare a casa nostra, se si votasse oggi per il sindaco di Roma, il candidato del Pd (qualunque fosse, Ignazio Marino o un altro) raccoglierebbe il 26% dei voti, ben lontano dai fasti di quel 40% delle europee, mentre lo sfidante del Movimento 5 Stelle otterrebbe il 16%, meglio del candidato del centrodestra al 13%. Alta la percentuale di chi non andrebbe a votare, o sarebbe indeciso, che ormai raggiunge il 31%.

IL FARDELLO MARINO – Un dato comunque eloquente che non dovrebbe rassicurare il sindaco Ignazio Marino che al Campidoglio intende restarci sino al 2023. Tanto meno il premier Matteo Renzi che a Roma vede, almeno per ora, liquefarsi il peso del suo partito. Nell’inner circle dei suoi fedeli già avanza la convinzione che in termini di consenso “Mafia Capitale” abbia finito per pesare (più di quanto creduto) anche sugli esiti certo non brillanti degli ultimi ballottaggi. E, visto che Renzi non muove foglia senza guardare ai risultati di consenso personale, il tenace quanto incolpevole Ignazio, potrebbe rappresentare un pesante fardello nel recupero del consenso.

IL MUTAMENTO GENETICO DEL PD – Che Buzzi abbia dato un bello scossone alla classe politica romana e in modo particolare al Pd era scontato, come saranno scontati i risultati che stasera Barca presenterà sullo stato del Pd romano. Nè basterà distinguere i “buoni dai cattivi” a risollevarne le sorti perché il partito romano è anche il frutto del mutamento “genetico” nella natura di questo partito che lo stesso Barca rilevò qualche anno fa. Anzi, a ben vedere il professor Barca misurerà e certificherà quanto noto almeno da 10 anni a questa parte. Parliamo dello scadimento della attività politica e della partecipazione nei circoli, della loro affiliazione a questo o a quel capo bastone, dello scarso numero di iscritti, della insignificanza del dibattito congressuale congelato nella appartenenza a questa o a quella fazione e surclassato dalle corsa alle varie primarie aperte dalle regole incerte e facilmente inquinabili.

IL NODO DELLA QUESTIONE ROMANA – Il 26% di consensi spaventa se confrontato al sogno delle europee e prende corpo il pericolo che, in caso di elezioni più o meno anticipate, si vada a un ballottaggio coi grillini dagli esiti imprevedibili. Ma spaventa anche l’eventualità dello scioglimento del Consiglio per mafia che avrebbe un effetto devastante per l’immagine della Capitale d’Italia anche all’estero. Se il premier decidesse di sciogliere il nodo della “questione romana” per andare a elezioni con le altre grandi città la prossima primavera potrebbe avvalersi dell’opzione della sfiducia della maggioranza al sindaco o delle dimissioni in blocco dei consiglieri del Pd.

MISSION IMPOSSIBLE – Opzione che non pare coincidere con la tattica del commissario Matteo Orfini (che ben conosce le beghe del Pd romano), il quale preferirebbe guadagnar tempo magari puntellando il sindaco, almeno sino a quando non sia riuscito a riorganizzare le bande sparse dei democratici romani. Tutti giochi sopra la testa di quel convitato di pietra che è la pubblica opinione per un verso sfiduciata e assente, per l’altro delusa dall’algido chirurgo. Da quel Marziano che doveva rivoltare il mondo ma che viene accusato di “voler fare tutto da solo”, per di più privo di quella umana simpatia, di quel carisma, che un vero leader dovrebbe saper coniugare nelle situazioni più difficili. Per cui, tanto per restare ai titoli dei film, salvare il soldato Ignazio potrebbe rivelarsi una missione impossibile.

 

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