Ignazio Marino va alla guerra ma non salva la città dalle emergenze

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Ignazio Marino va alla guerra ma non salva la città dalle emergenze

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Sembra ormai che le sorti di questa sventurata città, ormai dipinta anche all’estero come ricettacolo ospitale di mafie varie, siano legate all’apertura di 5 o 6 varchi in più sul lido di Ostia dai quali dovranno passare, come per le forche caudine, decine di migliaia di romani durante assolate domeniche estive. E’ un punto d’onore del sindaco e del suo assessore Sabella che della legalità hanno fatto la bandiera di una amministrazione che in questi due anni ha perso consenso fra i cittadini. Affermare che le ripetute sentenze del Tar contro i provvedimenti del Comune (vedi link) possano dipendere dall’invadenza del tribunale amministrativo (come suggeriva l’assessore Improta quando fu bocciato il provvedimento sulle strisce blu) potrebbe apparire temerario anche perché qualcuno di converso potrebbe accusare l’amministrazione di una una buona dose di improvvisazione nella stesura dei provvedimenti.

Eppure, checchè ne dica Ignazio Marino, i suoi assessori e i vari commissari politici oggi presenti nella Capitale, non è solo sul litorale che si gioca il buon vivere di questa città anche perché alle mafie ci sta pensando egregiamente la Magistratura. La partita si gioca su altri tavoli come ad esempio il trasporto pubblico che con lo sciopero di stamane ha messo in ginocchio la città. Uno sciopero che è andato ben oltre il numero di iscritti delle sigle sindacali che lo avevano indetto. Per Improta questo dirompente segnale è solo causato dalle resistenze (non meglio specificate) all’azione innovatrice della sua giunta. Lo stesso ragionamento potrebbe valere per i 6500 comunales che hanno respinto l’accordo sottoscritto da alcune organizzazioni sindacali sul cosiddetto salario accessorio rinunciando di fatto, a 50/100 euro al mese. Ed è in funzione di queste ‘resistenze’ diffuse, di questa dilagante opposizione alla ‘rivoluzione’ di Marino (l’uomo dalle ruspe e dell’esercito con armi lunghe a Ostia) che si moltiplicano le dichiarazioni bellicose dei suoi amministratori che di fatto dipingono una città tutta da rivoltare come un pedalino.

Una guerra continua contro la/le mafie che crea un illusorio stato di emergenza, illusorio perché è solo nella testa di chi lo alimenta. Credere che questa linea poco sobria di continui proclami, annunci, interviste possa far recuperare consensi è tutto da vedere. Perché le folle di romani inferociti per il blocco della metro se la prendevano con Atac e il Comune che, nella loro illuminata azione di rinnovamento, non si rendono conto che Roma affoga nella malsana palude del traffico e nella patologica insufficienza del Trasporto pubblico locale. E mentre il disagio quotidiano ci attanaglia nell’obiettivo degrado di questa città, i suoi governanti mirano sempre più in alto: nuovo stadio, Olimpiadi, infinite piste ciclabili, pedonalizzazione integrale (o quasi) del centro storico, progetti a lunghissimo termine di rigenerazione urbana ecc. ecc.

Il tutto condito da apparenti processi partecipativi che riguardano solo qualche centinaio di aficionados dei comitati. Per di più con il Giubileo alle porte e con metà dei romani che per quell’epocale (come usa dire Marino) evento vorrebbero (se potessero) vivere altrove. Per Marino, anche in questo caso, è solo una questione di soldi, tanti soldi, che arriveranno, ma che dovranno pur essere gestiti sulla scorta di una progettualità, pratica, sobria (appunto) che questa amministrazione non ha sino ad oggi dimostrato. Ma cui potrebbe sopperire proprio il nuovo prefetto Gabrielli che non sbarca a Roma per caso dalla Protezione Civile. Se poi questo nostro giudizio apparisse infondato basta scorrere i sondaggi che penalizzano il sindaco anche se non ancora il Pd trascinato dall’effetto Renzi.

Questa enfatica (quasi isterica) linea dell’emergenza perenne imputata ossessivamente a chi ha governato anche prima di Alemanno (perché è sempre colpa di qualcun’altro) non porta lontano. Perché per ‘cambiare passo’ (frase anche questa che Ignazio mutua dal loquace Renzi) occorre stare con i piedi per terra e conoscere dove li metti. Quindi conoscere la città, estrarne le forze vitali presenti senza bisogno di prestigiose e costose consulenze esterne. Conoscerne gli anfratti periferici, le emarginazioni diffuse che non sono solo i rom, le abitudini di vita, gli umori anche viscerali. In poche parole: la qualità del nostro vivere urbano. Pare invece che questa giunta si sia omologata al ‘marziano’ Ignazio. E allora, per favore, scendete dall’astronave.

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