Parole pesanti di Sabella, Sel annuncia interrogazione parlamentare

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Parole pesanti di Sabella, Sel annuncia interrogazione parlamentare

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Dopo la sentenza sulla tortura della Corte Europea per i Diritti Umani Alfonso Sabella, il magistrato e assessore alla legalità del Comune tirato in ballo con un primo articolo del Tempo dell’altro ieri sui fatti di Genova, stamane si difende con una lunga intervista su Repubblica dove in conclusione dichiara di non aver proprio alcuna intenzione di dimettersi. Ipotesi davvero peregrina, quella delle dimissioni, soprattutto dopo la conferma del sostegno del Governo a Di Gennaro allora capo della Polizia e oggi presidente di Finmeccanica. In verità la questione era stata sollevata da alcuni giornali subito dopo la nomina di Sabella in Campidoglio. Quella nomina venne allora criticata  dall’associazione Giuristi Democratici di Roma che con un comunicato rievocava  il ruolo avuto dal magistrato durante il G8 di Genova per i fatti di Bolzaneto. Allora Sabella era il coordinatore dell’organizzazione e del controllo su tutte le attività dell’amministrazione penitenziaria. Solo che in quei giorni terribili a Bolzaneto le persone fermate e arrestate durante i giorni degli scontri furono in gran parte condotte nella caserma che era stata approntata come centro per l’identificazione dei fermati, venendo poi trasferite in diverse carceri italiane. Da Bolzaneto passarono 240 persone, anche se secondo le testimonianze di alcuni agenti, gli arresti e le semplici identificazioni furono quasi 500. Poco dopo gli arrestati riferirono di episodi di tortura perché molti furono costretti a stare ore in piedi, con le mani alzate, senza avere la possibilità di recarsi al bagno, cambiare posizione o ricevere cure mediche. L’allora ministro della Giustizia  Roberto Castelli, che aveva visitato la caserma nelle stesse ore, dichiarò di non essersi accorto di nulla e confermò nell’incarico il magistrato antimafia Sabella che durante il vertice ricopriva il ruolo di ispettore del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ed era responsabile delle carceri provvisorie di Bolzaneto e San Giuliano.

Il magistrato, già una settimana dopo il G8, ammise la possibilità che ci fossero state violenze da parte delle forze dell’ordine contro i manifestanti arrestati. Ma il 5 marzo 2010 i giudici d’appello di Genova ribaltarono la decisione di primo grado ed emisero 44 condanne per i fatti di Bolzaneto condannando gli imputati a risarcire le vittime. La posizione di Sabella venne archiviata ma il tribunale annotò che «il comportamento del dott. Sabella non fu adeguato alle necessità del momento. Egli fu infatti negligente nell’adempiere al proprio obbligo di controllo.» E’ vero anche che fu proprio l’avvocato di Sabella a chiedere il processo anche se il suo assistito si premurò a dichiarare in una intervista che il comportamento delle forze dell’ordine era stato «esemplare». Infatti non sarebbero stati gli agenti penitenziari a picchiare i manifestanti durante il vertice genovese perché «i fermati sono arrivati alla caserma di Bolzaneto già ricoperti di ecchimosi.»

Nell’intervista di oggi il magistrato rivela che «a Genova sono successe cose molto strane» aggiungendo una affermazione shock: «Io ho avuto il torto di rivelare ai Pm il piano, secondo me folle, degli arresti preventivi. E i servizi me l’hanno fatta pagare cancellando i tabulati del mio cellulare» che dimostravano che lui non era presente durante i presunti pestaggi. Dopo aver definito «infamante» l’ordinanza di archiviazione nei suoi confronti rivela che «una ventina di giorni prima dell’inizio del G8 mi chiamano e mi illustrano il piano degli arresti preventivi. Gli obbiettivi erano due: respingere alla frontiera quanti più malintenzionati possibile, sulla scorta delle segnalazioni dell’intelligence; cominciare ad arrestare, già da lunedì 15 luglio, tutti i manifestanti che avessero con sé cappucci neri, mazze da baseball e ogni tipo di arma, propria e impropria. E trattenerli in stato di fermo, prima, e in attesa della convalida del gip, dopo, sino alla fine del summit. Vietando per di più i colloqui con i difensori, che dovevano essere differiti.» Ma il piano «fu modificato in corso d’opera forse proprio per soffiare sul fuoco e far esplodere gli scontri. Fino a venerdì pomeriggio, alla morte di Carlo Giuliani, non era stato fatto nemmeno un arresto: il primo, il fotografo Alfonso De Munno, arrivò a Bolzaneto pochi minuti prima dell’omicidio. Mi sono fatto l’idea che dietro ci fosse una regia politica.»

Regia di chi? «Di preciso non lo so – aggiunge il magistrato-  È possibile che qualcuno a Genova volesse il morto, ma doveva essere un poliziotto, non un manifestante, per criminalizzare la piazza e metterla a tacere una volta per sempre.» Che si tratti di gravissime affermazioni lo rileva in una nota Giancarlo Torricelli, coordinatore Sel Lazio parlando di «comportamenti omertosi, che lasciano intendere una strategia del terrore da Stato di polizia. Sabella ha il dovere di parlare con chiarezza e in modo pubblico di quello che ha solo accennato: nomi, responsabilità e comandi.» E per questo chiede l’immediata riapertura delle indagini e annuncia una interrogazione parlamentare «affinché sia fatta piena luce su quella pagina scura della nostra storia, quando, così si disse, lo Stato di diritto cessò di esistere.»

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