Comune di Roma, la polemica su Improta fa tremare il Campidoglio

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Comune di Roma, la polemica su Improta fa tremare il Campidoglio

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L’assessore alla mobilità Guido Improta si sta cercando un avvocato nonostante fino a ieri abbia negato di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia e la prende con ironia tutta partenopea, consapevole che le sue eventuali dimissioni creerebbero un corto circuito politico ancor più grave delle dimissioni del capo di gabinetto di Zingaretti Maurizio Venafro. Così, fra il serio e il faceto afferma il giorno dopo la bufera sull’informazione di garanzia “nessuno me l’ha ancora notificata”, resta in attesa di una risposta della Procura. Vai avanti e non ti muovere prima che sia chiaro di che cosa ti si accusa, l’avrebbero esortato lo stesso sindaco della legalità Marino, amici, parlamentari e colleghi di giunta (non ultimo l’assessore alla legalità Alfonso Sabella). “Per telefono o via sms, un traffico di messaggi di solidarietà che neppure la Tiburtina nelle ore di punta” sottolinea Improta.

LA REAZIONE ALLE NOTIZIE – Insomma, un robusto fuoco di sbarramento cui lui replica: «Se i reati contestati sono risibili, legati cioè al mio ruolo di assessore e dunque di indirizzo politico, posso anche restare al mio posto, ma se mi si dovesse ‘avvisare’ per concussione o corruzione, beh allora è chiaro che dovrò pensare esclusivamente alla mia difesa e concludere l’esperienza in Campidoglio». Lo scrive sulla Repubblica Giovanna Vitale la quale ci spiega poi l’importanza di Improta nei delicati equilibri di giunta e ancor più nei rapporti con il governo ‘amico’ che avrebbe affidato all’assessore ben altri compiti che il solo (si fa per dire) governo della mobilità cittadina.

L’INGRESSO IN GIUNTA – Vale la pena ricordare che il ruolo ‘pesante’ di Improta fu confermato dalla estromissione dalla Giunta dell’assessore al bilancio e giudice della Corte dei Conti Daniela Morgante, in pubblica polemica con lui e dimissionata da Ignazio Marino per quei tagli ‘lineari’ che oggi sono comunque previsti nel bilancio di previsione 2015. Lo scontro, come ricorda ancora Repubblica citando Serra (allora direttore alla mobilità e successivamente passato ai Punti verdi qualità), ebbe inizio proprio nel settembre 2013 quando si trattò di erogare, tanto per farla breve, quei 90 milioni al consorzio della Metro C che minacciava di bloccare i lavori. Una vicenda che (insieme ai costi esorbitanti delle reiterate varianti) finì per passare alla Corte dei Conti e dopo anche al vaglio della Procura della Repubblica. Che da lì possa scaturire il ‘misterioso’ avviso di garanzia squadernato dalla stampa oppure dai rapporti di Improta con il boiardo dei Lavori Pubblici Incalza oggi agli arresti sono pure illazioni giornalistiche. Illazioni che insieme ai tanti altri guai fanno tremare le fondamenta del Palazzo Senatorio.

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