Case famiglia: a Roma fondi insufficienti per aiutare minori e disabili

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Case famiglia: a Roma fondi insufficienti per aiutare minori e disabili

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Il Comune di Roma stanzia 144,15 euro al giorno per ciascun ospite di una casa famiglia per disabili contro i 248,59 euro necessari calcolati dal dossier di Casa al Plurale: è questo il dramma che vivono 1500 minori e 380 persone con disabilità (e i gestori delle strutture) che risiedono nelle case famiglia per disabili di Roma.

DOSSIER DELLE CASE FAMIGLIA – A queste e altre domande ha risposto il dossier “Quanto costa una casa famiglia?” presentato oggi in Campidoglio e realizzato da Casa al Plurale con il contributo di Federsolidarietà, Lega Coop Lazio, AGCI Lazio, Forum Terzo Settore Lazio, CNCA Lazio (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), Movimento Social Pride, Coordinamento Romano Affido, Apis (Associazione Italiana Progettisti Sociali), Città Visibile Onlus, CNCM LAZIO (Coordinamento Nazionale Comunità per Minori), con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Roma e la collaborazione di quello della Regione Lazio. Obiettivo: offrire una precisa fotografia dei costi che si sostengono affinché sia dignitosa la vita di tanti cittadini, in questo caso, i più indifesi fra tutti (ad esempio Il costo ministeriale di un’ora di lavoro di un assistente sociale è 21,17 euro, mentre con le rette attuali del Comune di Roma sarebbe possibile stanziare solo 3,22 euro per un’ora di lavoro, il che equivale a un netto per lavoratore pari a 1,54).

Alla presentazione del documento erano presenti nell’aula del Carroccio Mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas Diocesana di Roma, Luigi Vittorio Berliri Presidente di Casa al Plurale, Erica Battaglia Presidente della Commissione Politiche sociali del Comune di Roma, Rita Visini Assessore alle Politiche Sociali della Regione Lazio e Francesca Danese Assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma.

LO STUDIO IN DETTAGLIO – Lo studio racchiude tutte le fonti di spesa di 13 tipologie diverse di comunità di accoglienza: dal vitto alle ore di presenza necessarie degli operatori, passando per la bolletta della luce, la benzina del pulmino, l’affitto, il condominio dell’abitazione, mettendo così in evidenza il fatto che le rette, erogate dal Comune per gli ospiti delle case famiglia, sono meno della metà di quello che servirebbe. “Altro che business delle case famiglia, come alcuni provano ad insinuare! – spiegano dall’associazione –  Le case famiglia, pur consapevoli che non è possibile arrivare ad un adeguamento immediato delle attuali rette a quelle che emergono dal dossier, chiedono, in vista dell’imminente approvazione del bilancio, risposte concrete ed urgenti”. E per richiamare la responsabilità delle istituzioni, hanno consegnato le chiavi delle proprie comunità nelle mani di Erica Battaglia, Rita Visini e Francesca Danese.

IL SOSTEGNO DI FEROCI – A sostenere l’iniziativa delle case famiglia c’era il direttore della Caritas diocesana di Roma, Monsignor Enrico Feroci, che intervistato da una agenzia di stampa ha dichiarato: “La crisi economica ha gravemente provato le famiglie romane: è cresciuto il disagio, sono aumentate le situazioni di povertà estrema, la “precarietà” oltre all’economia è entrata sempre più anche nella sfera affettiva e relazionale delle persone. Di fronte a politiche sociali sbagliate e clientelari sono stati il Terzo Settore e l’Associazionismo a rappresentare un argine e un piccolo lume di speranza. La ricerca presentata oggi da Casa al Plurale ci interroga però sulle difficoltà di un settore lasciato solo che, mentre porta solidarietà alle vittime della crisi, rischia di soccombere alla crisi stessa”.

PARLANO LE CASE – Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale ricorda che “è già trascorso un anno dal lancio delle chiavi delle case famiglia di Roma nella Fontana di Trevi, quando 870 associazioni e cooperative chiesero con forza l’adeguamento dei finanziamenti: dopo quella manifestazione, il Comune di Roma, per darci un po’ di ossigeno, promise uno stanziamento di 800 mila euro Oggi vogliamo affidare, insieme a quelle chiavi, recuperate dalla Fontana, un documento preciso ed esaustivo proprio a chi ha il potere di decidere quanto stanziare e in che modo, nella speranza che le case famiglia siano finalmente tra le priorità inderogabili della nostra città”.

PRESENTI GLI ASSESSORI – Dal canto suo Francesca Danese non ha voluto mancare di fornire il punto di vista del Comune di Roma: “Esiste certo l’opportunità di rivedere i costi – dice l’assessore alle politiche sociali di Roma Capitale – ma anche quella di costruire un sistema nuovo di accoglienza personalizzata nelle Case-famiglia, per ciascuna tipologia di utenti, e ancorata agli obiettivi di ridurre il disagio”. Per l’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio Rita Visini “la sostenibilità del sistema di accoglienza è una questione delicata sulla quale stiamo lavorando: abbiamo appena semplificato i requisiti organizzativi richiesti dalla Regione alle strutture residenziali e semiresidenziali e con le nuove regole diminuiranno gli oneri a carico delle case famiglia e delle comunità alloggio”.

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