Pd romano dissociato? Barca lo mette in analisi

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Pd romano dissociato? Barca lo mette in analisi

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Da oggi è disponibile sul sito “#MappailPd” la relazione parziale del gruppo di lavoro, guidato da Fabrizio Barca che sta mappando le sedi e i circoli Democratici della Capitale e che verrà completata a fine maggio. Ma già questi primi risultati appaiono sconcertanti. Infatti dai primi 40 incontri in altrettanti circoli alla presenza (non oceanica) di 15 persone mediamente, emergono reazioni ostili quali “si svia sulla base un’indagine che dovrebbe riguardare i vertici” oppure  “ma cosa vogliono questi professorini?”  Molti iscritti mantengono dubbi sull’utilizzo che si riuscirà davvero a fare dei risultati dell’indagine che ha sommariamente distinto il “partito buono” da quello “cattivo”.

RELAZIONE PRELIMINARE – Nel documento preliminare la distinzione fra i due viene definita in base a cinque caratteri, ma come era prevedibile questi caratteri si mescolano in gradi e forme diverse, dando vita a molte tipologie delle quali all’estremo si colloca un partito non solo cattivo, ma pericoloso e dannoso. Di certo, al momento (ma non è una sorpresa) ne emerge una sorta di ‘partito dormiente’ chiuso “nell’autorefenzialità di una comunità a sé stante, poco aperta all’innovazione organizzativa, al ricambio, al resto del territorio”. Situazioni particolari sono state fotografate in occasione della prima telefonata di contatto con risposte del tipo “provace a venì qui che poi vedemo” oppure “ho da fare fino a primavera”, ma c’è anche chi risponde “finalmente ci avete chiamato!”. Le vere sorprese arrivano però con gli incontri dove emergono realtà da “200 tessere in due ore” in quei circoli “talmente schiacciati sull’amministrazione (Municipio o Comune che sia), da esser orfani di un pensiero proprio.”

LA FILIERA DEGLI ELETTI – E’ anche da questi circoli che viene alla luce la “filiera degli eletti” o, diremmo noi, dei vari capobastone, che giocano sulla sfida fra le correnti. Scorrendo il documento che, una volta completato, dovrà far chiarezza sulla realtà politica, culturale e organizzativa del partito romano, vien da chiedersi se nei suoi vizi e nelle sue (poche) virtù questo partito sia solo espressione di una realtà tutta “de’ noantri” o corrisponda ad un mutamento quasi antropologico che contraddistingue la politica tutta ed il Pd a livello nazionale. Approdo storico di quel partito ‘liquido’ di elites di governo, gruppi dirigenti e amministratori che viene esaltato come postmoderno. Se così fosse l’ottimo lavoro di Barca dovrebbe estendersi al tutto il Paese, senza dimenticare che fu proprio  l’ex sottosegretario all’economia ad avviare un suo tour esplorativo in tutta Italia prima che Matteo Renzi vincesse le primarie. Dopo quel tour Barca teorizzò una nuova ‘forma’ partito radicata nei territori e nelle loro realtà. Oggi Roma potrebbe rappresentare “un campione esemplificativo” scovato (purtroppo) solo dopo l’indagine sul “Mondo di Mezzo.”

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