Sicurezza, Ignazio Marino scavalca il prefetto e scrive ad Alfano

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Sicurezza, Ignazio Marino scavalca il prefetto e scrive ad Alfano

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Ormai il sindaco Ignazio Marino, tutore della legalità, interlocutore di magistrati e Procure vuole lasciare un segno ai posteri anche per l’ordine e la sicurezza nella sua città. Non è noto se si ispiri ai modelli americani di Law&Order o a quello del mai dimenticato sindaco di New York che impose ai suoi 40.000 poliziotti la tolleranza zero verso il crimine piccolo o grande che fosse. Di certo sappiamo che ha inviato una lettera al ministro dell’interno Alfano per “un progetto di sicurezza – recita il comunicato – che rafforzi il presidio del territorio e il contrasto alla criminalità, per rispondere alle esigenze dei cittadini, ma anche con l’obiettivo di favorire il rilancio dell’immagine e dell’economia della Capitale”.

L’IMPEGNO CONGIUNTO – Schivo da ogni modestia, il sindaco sottolinea che sin da suo insediamento ha “inteso perseguire, con la massima determinazione, il rispetto delle regole e della legalità in ogni azione amministrativa”. Massima determinazione riemersa dopo 18 mesi del suo mandato quando è esplosa l’inchiesta di Mafia Capitale. Certo, Ignazio ammette di aver avuto il sostegno del governo in carica, ma reduce dalle riunioni dei comitati per l’ordine e la sicurezza segnala ad Alfano “la necessità di un impegno congiunto delle istituzioni per la definizione di un progetto organico che tenga conto della complessità e delle molteplici esigenze connesse alla generale tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, rappresentando la piena disponibilità di questa Amministrazione”.

LA QUESTIONE DEL PETTY CRIME – Fuori dalle fumosità di rito cos’è questo progetto comune? “Un intervento a più livelli di governo che regolamenti la delicata gestione della sicurezza e che individui con urgenza forze che si aggiungano a quelle già dedicate all’ordinaria attività di presidio della Capitale”. Il che non rappresenta una grande novità visto che lo stesso Alemanno sollecitò ripetutamente l’impiego di più uomini e mezzi. Ma per chiarire ad Alfano il suo pensiero, spiega, a titolo d’esempio, la questione del petty crime che gli è stata “ampiamente rappresentata dall’ambasciatore del Giappone come criticità principale rispetto all’espansione del turismo nipponico nella nostra Capitale” e “reiterata dalle agenzie governative di Stati Uniti, Canada e Regno Unito”. Ammettendo la nostra ignoranza siamo andati a compulsare l’Oxford dictionary e abbiamo scoperto che “petty crime” è “a type of crime that is not considered serious when compared with some other crimes”, che in soldoni vuol dire microcriminalità.

A MARINO IL PREFETTO NON BASTA – Non è ben chiaro ai profani il senso di questa missiva che precede, dopo le sollecitazioni della ministra Madia, le risultanze dell’indagine sul comportamento dei vigili la notte di capodanno. Siccome le punizioni ricadranno su poche decine di responsabili Ignazio, come suo solito, rilancia e chiede un progetto comune con il ministero dell’interno per combattere crimine e malaffare dimenticando che Alfano il suo piano per la sicurezza di Roma l’aveva annunciato in pompa magna nel maggio dello scorso anno. Un piano che fra l’altro prevedeva sms contro gli spacciatori nelle scuole, nessun corteo rischioso in centro e lotta ai suq degli abusivi nel centro storico. Più poteri al prefetto incaricato nel coordinamento delle tre macroaree per la sicurezza nella Capitale, maggior impiego di uomini ecc. ecc. Evidentemente, a Marino, il prefetto, istituzionale rappresentante del governo e del ministero, non basta più perché oggi intende interloquire, anzi, addirittura elaborare progetti, direttamente con il Ministro stesso. E ci mancherebbe, lui è il sindaco della capitale.

 

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