Allarme terrorismo a Fiumicino, rilasciato pakistano con passaporto falso

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Allarme terrorismo a Fiumicino, rilasciato pakistano con passaporto falso

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E’ stato rilasciato l’uomo sorpreso ieri a Fiumicino mentre si stava imbarcando con un documento di identita’ pakistano falso su un volo EasyJet diretto a Londra. Lo straniero è stato denunciato per possesso di documento valido per l’espatrio falso. A quanto si apprende da fonti di polizia, dai controlli non e’ emersa alcuna implicazione dello straniero in attività terroristiche. L’uomo, che ha dichiarato di essere pakistano, aveva in passato chiesto asilo politico in Italia. “A Fiumicino non ci sono allerte”. Così il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, a margine di un’audizione in Commissione alla Camera, sull’allarme di ieri a bordo di un volo low cost all’aeroporto di Fiumicino. “Sono cose che possono accadere”, ha detto il Prefetto, precisando che non c’è al momento nessuna allerta nello scalo aeroportuale romano. “L’allerta – ha detto – c’è in tutti i posti dove c’è un grande flusso di persone”.

LA MINACCIA – La minaccia dell’Isis viaggia sui social media: la piattaforma Twitter sta diventando uno strumento sempre più usato dalla jihad 2.0. Secondo una analisi di ilSocialPolitico.it, il “social magazine” che indaga sulle attività di politica, istituzioni, influencer e fenomeni sociali sul web, la piattaforma dei 140 caratteri è stata infatti utilizzata dai terroristi per aumentare il “buzz” intorno alle loro azioni e per fare nuovi proseliti. Nei giorni in cui #CharlieHebdo e #JeSuisCharlie erano gli argomenti più discussi, i jihadisti 2.0 si sono agganciati a questi hashtag rilanciando i loro messaggi di terrore. Il 9 gennaio mentre la rete scriveva circa 3 milioni di tweet su #JeSuisCharlie, i terroristi islamici coglievano l’opportunità di rilanciare il topic #jesuisKouachi capace di calamitare ben 25.000 menzioni. La strategia di creare un link tra un argomento di massa e la propaganda jhiadista è stata sperimentata dai terroristi islamici durante gli ultimi mondiali di calcio. Sfruttando uno dei topic più diffuso nella storia di Twitter, #Brazil2014, i terroristi hanno aumentato l’ampiezza di hashtagh come #AMessageFromISIStoUS in grado di inviare più di 80.000 tweet di odio contro gli Usa. È sempre più chiaro – secondo il social magazine – il come una campagna sui social media sia oggi indispensabile per tutti, movimenti radicali compresi. Un marketing fortemente focalizzato e la possibilità di costruite attraverso i social media un comunità compatta è un’opportunità di lotta che l’Isis non si sta facendo sfuggire.

IL FENOMENO – Va inoltre sottolineato come il fenomeno twitter sia molto più espanso nella cultura medio-orientale di quanto possiamo immaginare. Nelle ultime settimane ilSocialPolitico.it ha rilevato come in media circa 4 argomenti su 10 della topic trend mondiale siano hashtagh in lingua araba. Sui social media ed in particolare su Twitter era già stata segnalata la minaccia di un eventuale attacco da parte di un “lupo solitario”. Sul quotidiano israeliano Haaretz qualche mese fa è uscito un articolo in cui si parlava di un account Twitter @Dawlamoon che minacciava l’invio di un “lone wolf” in Europa per fare strage di cittadini. Anche se mentre scriviamo l’account @Dawlamoon è inattivo esistono altri profili collegati a questo account che inneggiano al califfato islamico. Uno di questi, @177_sf, si proclama come account sostenitore del leader Abu Bakr al-Baghdadi ed ha continuato la sua opera di propaganda fino ad ottobre riuscendo a raggiungere 2830 follower e postando 3427 messaggi. Altri profili, come quello denominato @khalid43gm, sono tutt’ora attivi e hanno pubblicato una serie di video di propaganda su youtube oggi rimossi dallo stesso social. La propaganda social dell’Isis è molto forte anche su You Tube, dove nei mesi passati sono state pubblicate le macabre decapitazione dei reporter di guerra James Foley e Steven Sotloff. Qualche giorno fa la rete ha dovuto fare i conti con l’orrore di un nuovo video pubblicato da al-Hayat Media, la struttura mediatica dell’Isis rivolta al pubblico occidentale. Il filmato in questione, montato e postprodotto in maniera professionale, mostra un bambino sui 10 anni che uccide a sangue freddo con una pistola due uomini accusati di lavorare per i servizi segreti russi. Queste terribili immagini sono rimbalzate da un canale all’altro di Youtube raggiungendo in poco tempo più di 400.000 mila visualizzazioni.

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