A Roma troppi “rovistatori” di rifiuti, cavallette umane del degrado

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A Roma troppi “rovistatori” di rifiuti, cavallette umane del degrado
Rifiuti cassonetti monnezza Rom

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Si chiamavano un tempo stracciaioli, strascè a Milano, che giravano casa per casa, cortile per cortile raccogliendo tutto quello che le famiglie non utilizzavano più, dagli stracci agli oggetti da rivendere.

I ROVISTATORI DEI CASSONETTI – Veri e propri antesignani in proprio della raccolta differenziata, allora davvero povera perché tutti (un secolo fa) eravamo più poveri e poco avevamo da buttare. Ma da quest’epoca giurassica dello scarto si è passati ad una vera propria industria che a Roma non passa solo dalla raccolta differenziata, ma da una nuova, capillare e solerte categoria dell’emarginazione: i rovistatori di cassonetti. Forse destinati a sparire con la raccolta casa per casa, ma oggi particolarmente attivi e devastanti. Cinque Quotidiano, come altri d’altronde, pubblica spesso foto di cassonetti traboccanti e di immondizia abbandonata a ridosso di questi, ma la colpa di tale disastro spesso non è dell’Ama ma loro, dei rovistatori in cerca di metalli. Li si vede spesso aggirarsi muniti di un ferretto per meglio rovistare e di rudimentali mezzi di trasporto costituiti da carrellini della spesa dismessi o addirittura di passeggini. Ficcano la testa nell’immondizia senza alcuna precauzione igienica e danno un indecoroso spettacolo che non è solo di miseria, ma di assoluta diseducazione civica e menefreghismo. Compiuta l’opera non si preoccupano del devastante effetto dei sacchetti rimossi o squarciati abbandonati sul marciapiede. Una instancabile attività underground di korakanè, rumeni, bosniaci e montenegrini.

BUSINESS – Su una popolazione Rom complessiva di oltre 6.000 ufficialmente residente a Roma almeno il 10% si dedicherebbe a questa attività, uomini e donne, Si saccheggia per rivendere un’industria del riciclo che smuove milioni con centinaia di piccole imprese solo a Roma. Un business milionario soprattutto dopo il salto dei prezzi dei metalli nobili che peraltro, come nel caso del rame, vengono sottratti dolosamente, ma con perizia, recando danno a infrastrutture importano quali i trasporti su ferro. Ma se contro i furti di rame (anche questi perpetrati per lo più da zingari e rumeni) si è ingaggiata una lotta quotidiana con le forze dell’ordine, i rovistatori agiscono impunemente perché in fondo danneggiano ‘solo’ il decoro cittadino. Nè mai si è visto un vigile o un dipendente Ama bloccare questa attività. Personalmente mi è capitato di rivolgermi ad una giovane rom invitandola a rimettere nel cassonetto ciò che aveva buttato sul marciapiede sentendomi rispondere in perfetto italiano di farmi i c… miei. Atteggiamenti intimidatori tipici di chi conosce le leggi non scritte del marciapiede. E’ noto che dietro questa attività vi sia un vero e proprio racket che parte dalle fonderie, anche al nord, sino a questi professionisti della raccolta illecita che si suddividono e battono i territori nella più assoluta incivile immunità. I materiali confluiscono in centri di raccolta dove probabilmente vengono pesati, selezionati e pagati ma c’è anche il caso del mercatino abusivo di piazzale degli Eroi che dalle 5.30 del mattino fino alle 8 con l’arrivo delle volanti dei carabinieri, offre sopra teloni stesi la merce trafugata dai cassonetti, ancora sporca. La mitica e infinita rigenerazione urbana potrà anche partire dagli stabili in disuso, ma intanto perché non si comincia a ‘rigenerare’ il decoro contrastando fenomeni come questo?
(alcune foto prese da “Roma fa schifo”)

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