Comune di Roma, Marino e i sondaggi: non siamo stati cattivi profeti

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Comune di Roma, Marino e i sondaggi: non siamo stati cattivi profeti

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Eravamo all’inizio di quest’anno quando, con il video che riportiamo qui sopra, commentavamo l’esito della graduatoria che periodicamente viene pubblicata sul gradimento dei sindaci italiani. Una sorta di avvertimento che, senza presunzione, davamo a Ignazio Marino a pochi mesi dal suo insediamento al Campidoglio. Non che pensassimo che il primo cittadino tenesse conto di un’opinione che forse allora peccava di benevolenza ma, considerate le 40 persone che fra ufficio stampa del sindaco, uffici stampa del Consiglio capitolino, opinion makers e curatori della sua immagine (tutta gente ben pagata e che potrebbe costituire la redazione di un giornalone), immaginavamo che qualcuno glielo segnalasse. Beata presunzione! E pensare che nei suoi adorati States i politicians fanno monitorare anche il Chattanooga Times.

IL SONDAGGIO DI GRADIMENTO – Sia come sia, poco tempo fa l’ex (ma risorgente) capogruppo del Pd Francesco D’Ausilio commissiona (preavvertendo i suoi colleghi, pronti immediatamente a negare fra pacche sulle spalle e maliziosi sogghigni) un sondaggio dal quale risulta che solo un romano su quattro stima “la svolta epocale” (parole sue) che il sindaco avrebbe imposto alla Città Eterna. Questo prima dei fatti di Tor Sapienza, prima della ritardata inaugurazione della metro C, a quanto pare utilizzata per ora da quattro gatti, prima delle sue multe in sosta vietata pagate obtorto collo, prima di tanti accadimenti che potrebbero aver portato il sindaco al gradimento di mezzo romano su quattro, anziché uno.

RIMPASTO SÌ, RIMPASTO NO – Cacciato il D’Ausilio si apre la bagarre sul mitico rimpasto voluto da circa un anno dal Pd che, di per sé, potrebbe non risolvere molto, ma alimenta la ludica passione dei giornaloni per il toto assessori.

EPPURE BASTA POCO – Nel frattempo Ignazio se da ‘na mossa, va a Tor Sapienza, all’Infernetto e ripianta l’albero all’Alberone cui vuole intitolare la stazione metro di Furio Camillo. Qui ottiene un discreto successo di pubblico e di critica a dimostrazione che ai cittadini basta poco: ripiantare un albero storico abbattuto dalla tempesta. Chissà se il sindaco trarrà profitto da questa lezioncina abbandonando meravigliosi modelli mutuati dal Nord Europa o, addirittura, dagli Usa, limitandosi a fare quello che il popolo chiede: sturare i tombini, riassestare strade e marciapiedi, illuminare le periferie, ripulire le strade, svuotare i cassonetti, far funzionare davvero la raccolta differenziata, curare il verde, smetterla di tagliare i bus in periferia e magari mettersi d’accordo con i vigili per ripensare al controllo del traffico.

COSA MANCA – Soldi non ne ha eppure si è acchiappato dal Governo 150 milioni per gli extracosti della Capitale, si è fatto concedere come Alemanno il Salva Roma, ha cuccato 40 milioni i più oltre ai 240 stanziati dalla Regione per Atac, gode di una tassazione fra le più alte d’Italia e forse gli allenteranno pure il cappio del patto di stabilità. E allora cosa gli manca? Forse semplicemente il fatto che né lui né i suoi fedelissimi conoscono questa città che si governa anche con la mediazione, l’ascolto, la simpatia degli uomini in carne ed ossa che la governano. Hai visto mai che al prossimo video gli si possa dire: forza Ignazio, vai. È nell’interesse di tutti, ma comandare non vuol dire governare.

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