Fucito, il fedelissimo che mette nei guai Ignazio Marino

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Fucito, il fedelissimo che mette nei guai Ignazio Marino

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Mentre Ignazio Marino pagava il prezzo metaforico delle multe non pagate in una città dove almeno il 40% dei romani non le paga proprio, il sindaco convocava d’urgenza una riunione dei capogruppo della maggioranza la quale altro non poteva fare che riconfermargli la piena fiducia. Ma tradito forse dalle sue origini genovesi, per le quali prima di tirar fuori le “palanche” bisogna pensarci non 10 ma 100 volte, Ignazio si guardava attorno per trovare qualche capro espiatorio cui far pagare la responsabilità di un accidente per il quale è andato a smuovere il gruppo investigativo dei carabinieri e, non lo escludiamo in futuro, l’intelligence anti-hackeraggio di Forte Braschi.

IL NOME DEL CAPO DI GABINETTO – Così ieri, gira che ti rigira, fra le vittime sacrificali spuntava il nome del suo capo di gabinetto Luigi Fucito. Lui in verità non ha proprio alcuna intenzione di dimettersi se non altro perché è stato nominato nell’estate scorsa sulla base di un rapporto di piena fiducia che Luigi ha costruito con il sindaco al Senato quando questo era un autorevole componente parte della Commissione Sanità (errori sanitari). Commissione della quale facevano parte anche autorevoli esponenti di quella destra romana, oggi in cerca d’autore, che ieri ha estratto i coltelli da sotto il tavolo per ammazzare il marziano, dopo un lungo periodo di balbettii e vacuum politico. Quella destra con la quale il Fucito pare abbia pur mantenuto i contatti da un anno e mezzo a questa parte se è vero che fu intercettato in colloqui riservati con i suddetti esponenti nei più noti ristoranti di via Borgognona e dei Parioli. Certo, il capo di gabinetto cui peraltro fu interdetto il doppio stipendio “last minute”, non morirà di fame perché dal Senato risulta in aspettativa. E poi come dimenticare gli attestati di fiducia del sindaco nei suoi confronti? “Lui sono io”, pare fosse solito ripetere il Marino per sottolineare la perfetta sintonia con il suo braccio destro.

QUALCHE GUAIO L’HA COMBINATO – Eppure il quarantaduenne capo di gabinetto che vanta due lauree, qualche guaio l’ha combinato: si incasinò sulla valutazione dei curriculum del colonnello Liporace che doveva trasferirsi da Napoli a Roma per comandare i pizzardoni. Poi, pare sia stata sua l’idea di finanziare la chiusura (si fa per dire) alle auto dei Fori Imperiali con i soldi di Roma metropolitane spostandone il costo sui fondi della metro C, come se lo stop alle quattro ruote fosse un cantiere della terza linea sotterranea. Scelta finita sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti che sta facendo le bucce a tutta la costosissima operazione della metro. Ma se vogliamo risalire a un anno fa si potrebbe anche citare la vicenda di tale Maria Frati che fino a due mesi prima faceva la “segretaria parlamentare” al Senato (ma guarda un pò) e dal 26 settembre 2013, con ordinanza firmata dal sindaco Ignazio Marino, divenne dirigente del Comune di Roma con una “promozione-lampo” subito segnalata dal Messaggero. Chi non lavora non sbaglia, si può dire in tutta tranquillità, anche se l’elenco degli svarioni potrebbe sollevare dubbi sulla competenza del capo di gabinetto. E allora cosa aspetta il sindaco a sbarcare un suo uomo di sua assoluta fiducia? Forse per non dare soddisfazione alla stampa assatanata nei suoi confronti? Forse per non dare soddisfazione alle fazioni del Pd che con questo sindaco non toccano palla? Sbaglieremo sicuramente, ma Ignazio non ci pensa proprio perchè la maggioranza è con lui. Perinde ac cadaver.

P.S.
Il quotidiano del Pd Europa di indiscussa fede renziana oggi pubblica questo interessante commento di cui riportiamo il finale.
«Spinto in tal senso anche dalle persone a lui più vicine, il primo cittadino potrebbe approfittare dello stallo in cui si trova il Pd per rimanere al suo posto. I dem, infatti, mirano più in basso: la loro richiesta al sindaco sarebbe quella di indurre alle dimissioni semplicemente il suo capo di gabinetto Luigi Fucito, che alla fine dei conti potrebbe essere l’unico costretto a lasciare il suo incarico.» Amen.

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