Tasi, dal 2015 si cambia. Tassa unica e detrazioni per i figli

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Tasi, dal 2015 si cambia. Tassa unica e detrazioni per i figli

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Ecco allora che il governo di Matteo Renzi sta pensando a un passo indietro: reintrodurre la detrazione, tassare la casa con un’unica imposta e bloccare la “fantasia” dei Comuni in tema di aliquote.
L’attuale meccanismo delle detrazioni è infatti piuttosto cervellotico: la Uil servizio politiche territoriali ha calcolato che le detrazioni, attualmente riservate alle autonome decisioni dei Comuni, arrivano a formare fino a 100 mila combinazioni. Di qui, rivela Repubblica, la decisione del governo di intervenire anche perché dal 2015 “scade” di fatto la maggiorazione dello 0,8 per cento sulla Tasi che i Municipi possono utilizzare per introdurre le detrazioni e da prossimo anno l’aliquota potrà salire dal tetto dell’1 per mille al 6 per mille.

IL NUOVO MECCANISMO – Per il prossimo anno, spiega il Messaggero, è prevista dunque una marcia indietro: forse non direttamente alla detrazione fissa, ma quantomeno ad una scelta per i sindaci tra solo due o tre possibili opzioni, legate al valore catastale dell’immobile o alla situazione reddituale familiare.
L’idea allo studio è quella di riformare l’intero comparto della tassazione della casa che nel solo 2014, secondo dati del Dipartimento delle Finanze, frutterà un gettito di 39 miliardi. Secondo le prime valutazioni l’operazione di “rientro” delle detrazioni centralizzate non dovrebbe comportare aumenti di spesa.

VADEMECUM –

È uno dei meccanismi più farraginosi nella storia della Repubblica. La nuova Tasi sta mandando in tilt uffici amministrativi, Caf e patronati di Roma e provincia.

SCADENZA – Si deve pagare l’acconto (il 50% del totale dovuto su base annua) entro il prossimo 16 ottobre.

LEGGI ANCHE: Caos Tasi, una famiglia su due pagherà di più

DEFINIZIONE PRIMA CASA – È sempre qualificato dalla legge come prima casa:
- l’immobile nel quale nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente;
- l’ex casa coniugale assegnata dal giudice ad un coniuge in seguito a separazione giudiziaria;
- l’immobile di proprietà di personale dipendente delle forze armate anche se non utilizzato in seguito a trasferimento per motivi di servizio, purché non dato in locazione.
I Comuni a loro volta possono considerare come assimilato alla prima casa:
– l’immobile non locato posseduto da anziani trasferiti in casa di cura;
- l’immobile non locato posseduto da italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire;
- l’immobile concesso in comodato come prima casa ai parenti in linea retta entro il primo grado (genitori o figli), entro un limite massimo della rendita catastale pari a 500 euro, oppure quando  il comodatario ha un reddito Isee fino a 15.000 euro annui.
Come previsto per l’Imu, in caso di coniugi con più immobili nello stesso Comune, spetta a loro decidere quale immobile considerare come abitazione principale, comunicando questa scelta con la dichiarazione Imu, a prescindere dal requisito della residenza anagrafica.

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