Punti Verde, il Comune di Roma paga per i concessionari morosi

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Punti Verde, il Comune di Roma paga per i concessionari morosi
Ignazio Marino e la sua giunta sulla mina dei Punti verde qualità

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Si accendono i riflettori della Procura sulla lievitazione dei costi per la metro C con grande soddisfazione del sindaco Ignazio Marino che fa sapere di averne accelerato l’intervento grazie sua occupazione degli uffici del Ministero dei trasporti di mercoledì scorso. D’altra parte è noto che il sindaco sia solito recarsi da Pignatone con una frequenza inusitata. Eppure sotto la poltrona del sindaco continua a ticchettare un’altra bomba ad orologeria che sono i Punti verde qualità sui quali sembra calato il silenzio da un pò di tempo. Il fatto è che nonostante l’ultimo ufficio di scopo diretto dal dott. Giovanni Serra alle dipendenze del direttore esecutivo Massimo Bartoli appena nominato presidente di Risorse per Roma, sono ormai numerosi i concessionari che non pagano più le rate del mutuo convenzionato con la Bcc e garantito da una discutibile fideiussione del Campidoglio al 95%.

IL COMUNE PAGA – Sin qui nulla di nuovo se non fosse che il Comune, anzi i contribuenti, hanno cominciato ad onorare gli impegni disattesi dai concessionari di loro tasca fra i 30 e 40 milioni di euro per onorare una fideiussione che non attiene a beni di pubblica utilità per come sono oggi i Pvq. Attrezzature impianti e immobili dove prevalgono le funzioni commerciali sulla cura del verde e la promozione sportiva di aree degradate come era nelle intenzioni di quella lontana delibera dell’agosto del 1995 che li istituiva. Un complesso di opere che hanno ottenuto finanziamenti dalla banca paragonabili a quelli della sempre incompiuta nuvola di Fuksas, visto che da 2001 ad oggi sono stati erogati prestiti garantiti dal Campidoglio per 530 milioni. Quanti concessionari abbiano sino ad oggi pagato i ratei del mutuo contratto rimane un segreto gelosamente custodito dalla Bcc, anche se in comune si stima che ballino circa 250 milioni che qualcuno dovrà pur pagare. Un prezzo esorbitante per opere che spesso disattendono i parametri e gli standard urbanistici, carenti in tutte quelle opere che avrebbero dovuto venir garantite dalla convenzione, opere spesso realizzate senza controllo, fuori dai tempi stabiliti e con lievitazioni dei costi talora quadruplicati. Altro che metro C. Un complesso di opere realizzate senza una valutazione dei progetti, addirittura mai collaudate, senza piani economico-finanziari credibili, nell’assoluto lassismo di pubblici controlli e di verifiche della banca che comunque si para le terga con quella fidejussione al 95%. Milioni e milioni finanziati per opere incompiute o concessioni revocate che riguardano i Pvq attivi. Di chi sono le responsabilità di questo che si prefigura come un disastro per il bilancio capitolino e le nostre tasche, di cui già paghiamo le conseguenze? La relazione di Giovanni Serra di cui questa testata ha scritto, le individuava negli uffici e nelle direzioni comunali preposte, nelle insufficienza dei controlli, nella costante violazione delle regole mai denunciate e, aggiungiamo noi, nella indifferenza della Bcc che continuava ad erogare milioni per ogni stato avanzamento lavori senza sollevare dubbi o perplessità.

LA SITUAZIONE OGGI – Oggi i Pvq in esercizio, anche se alcuni non completati, sono 12 e fra questi ce ne sono sicuramente di virtuosi, ma quello che accomuna questi concessionari è che ormai quasi nessuno paga i ratei di mutuo. Altri 8 sono in costruzione e altri 8 sono decaduti o è stata ritirata la concessione. Fuori la fila posto in piedi per altri 16 in fase di progettazione e 14 in fase di delocalizzazione. L’impresa di classificare le opere, metterle a norma e collaudarle risulta già difficilissima nell’incertezza delle responsabilità amministrative.Quello di Serra è ormai il terzo ufficio di scopo che finalmente ha fatto esplodere la bomba. Ma probabilmente la politica dovrà mettere mano al costoso pasticcio con un intervento più complesso. Per parte loro i concessionari attendono che i loro debiti vengano diluiti per almeno 33 anni, come avevano contrattato con la Bcc la direzione esecutiva ed il ragioniere generale Salvi che l’assessore al bilancio Silvia Scozzese sta sostituendo in queste ore. Ma la situazione economica non lascia molte speranze a queste strutture che dai loro fini sociali ed ambientali si sono realizzate come pure e semplici speculazioni edilizie spesso ai limiti della truffa per le fatture ciucche ed i costi gonfiati. Rivoli di denari pubblicamente garantiti che con l’andar del tempo si sono trasformati in torrenti che potrebbero travolgere il Campidoglio.

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