Roma Capitale, mistero buffo della città metropolitana

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Sulla mitica città metropolitana che dovrebbe segnare la svolta dei grandi centri urbani italici, come avviene in altre grandi realtà europee, si fece un gran parlare sino a quando con l’abolizione delle province, ancora tutta da attuare praticamente, venne definitivamente sancita.

LA CONVOCAZIONE – Ecco allora il sindaco Ignazio Marino convocare tutti i colleghi grandi e piccoli della provincia, istituzione attualmente commissariata, per definire i primi passi della nuova realtà istituzionale. Certo, perché il major di Roma sarà il primo presidente della città metropolitana che entro la fine dell’anno dovrà nominare il proprio consiglio. Solo che, come afferma il consigliere radicale Riccardo Magi «Non c’è informazione, non c’è regolamento, e l’accesso alla competizione elettorale è limitato anche a causa dei tempi stretti».

LA GESTIONE – Già messa così “l’area vasta” per la gestione del territorio, degli assi strategici di trasporti ed infrastrutture sino alle grandi autostrade informatiche, non comincia gran che bene. Anzi, qualche sindaco comincia a masticare amaro paventando la limitazione dei suoi attuali poteri (ad esempio sui rifiuti) e i partiti già pensano al complicato metodo per garantirsi i seggi in consiglio, anche se gli incarichi non prevedono compensi. Ma andiamo per ordine. A Roma i membri del primo Consiglio metropolitano saranno eletti il 5 ottobre prossimo e le liste di candidati devono essere depositate entro il 15 settembre.

Giustamente Magi fa notare che di elettivo c’è ben poco, un po’ come la riforma Renzi del Senato, perchè le legge Del Rio non prevede elezioni popolari per il Consiglio metropolitano. Quindi i sindaci e i consiglieri dei 121 comuni della provincia saranno loro a “votarsi” ed auto eleggersi nel primo Consiglio metropolitano della storia. La convocazione per questa sorta di elezione/cooptazione fra noantri, è avvenuta il 19 agosto aummo aummo e senza che nessuno se ne accorgesse. Tanto clandestina risulta la faccenda, ed è ancora Magi a ricordarlo, che l’ufficio elettorale istituito presso la (ex) Provincia di Roma non è nelle condizioni di fornire i recapiti Pec dei consiglieri-elettori.

CONFRONTO – Teoricamente, tanto per dare una spolveratina di credibilità democratica, a queste pseudo elezioni potrebbe essere presentata una lista che raccolga le sottoscrizioni del 5% del corpo elettorale, ipotesi del tutto fantasiosa data la ristrettezza dei tempi ed il generale disinteresse popolare per la faccenda. Infine, prosegue Magi «manca del tutto un qualsiasi dibattito pubblico sulla Città metropolitana, che metta a confronto ipotesi, visioni, programmi».

Ma non vi è chiarezza se in futuro sarà mai possibile eleggere il sindaco e il consiglio metropolitano in una regolare competizione democratica. Ancora più confusi e generici appaiono i poteri di questa nuova istituzione in rapporto agli altri comuni, alle provincie temporaneamente funzionanti, ma soprattutto alla Regione il cui ruolo dovrebbe venir drasticamente ridimensionato. Ma tant’è quello che conta è annunciarle le riforme, fare calendari dai 300 ai mille giorni e nelle more, fra una slide e l’altra, degustare gelati artigianali poi l’entendance suivrà. Che è come dire più volgarmente: campa cavallo.

 

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